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AFTERHOURS Discografia in italiano

 

Il gruppo nasce a Milano nel 1985 intorno agli ambienti del centro sociale “Leonkavallo”. La prima formazione vede Manuel Agnelli (chitarra e voce), Paolo Cantù (chitarra), Lorenzo Olgiati (basso) e Alessandro Pelizzari (batteria). La loro musica è un hard rock abbastanza classico cantato in inglese ed imbastardito con elementi new wave. Il nome della band è preso da un brano dei Velvet Underground. Escono due album senza infamia e e senza lode intitolati During Christine’s Sleep (1990) e Pop Kills Your Soul (1993).

Nel 1995 una formazione completamente rinnovata (oltre a Agnelli, Xabier Iriondo alla chitarra, Giorgio Prette alla batteria, Davide Rossi al violino e Alessandro Zerilli al basso) stupisce il mondo del rock italiano con un’azzeccata cover di Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano, inserita poi in un tributo al cantautore calabrese. E’ l’inizio della folgorazione per la nostra lingua che porterà all’uscita di Germi (1995 - ***), un album in cui si alternano la furia del punk rock e l’amore per la melodia, un po’ alla maniera dei Nirvana. Sul versante “cattivo” del disco si posizionano pezzi beffardi come la title track, Siete proprio dei pulcini e Ho tutto in testa e non riesco a dirlo; fanno invece bella mostra di sé le melodie di Ossigeno, Pop, Strategie e Posso avere il tuo deserto? Un discorso a parte lo merita la power ballad capolavoro Dentro Marylin, già uscita in inglese come Three Times Inside Marylin, che farà felice anche Mina (che la inciderà in italiano, ma con il titolo modificato in Tre Volte Dentro Me).

 

Il gruppo si riduce a tre elementi (Agnelli, Iriondo, Prette) più vari musicisti che si alternano al basso, alle tastiere ed al violino. Con questa formazione esce Hai paura del buio? (1997 - ***1/2), uno dei dischi fondamentali per spiegare il rock italiano degli anni ’90. Voglio una pelle splendida e Male di miele fanno anche capolino nelle classifiche (ma quello era l’anno di grazia in cui Forma e sostanza dei C.S.I. arrivò addirittura al primo posto). 

 
Altre canzoni di rilievo sono le splendide Pelle e Rapace, Lasciami leccare l’adrenalina, Punto G e la cattivissima Sui giovani d’oggi ci scatarro su.

Non è per sempre (1999 - ***) è un vero e proprio shock per chi era rimasto ammaliato dai due predecessori. Fin dall’incipit elettronico di Milano circonvallazione esterna si capisce che qualcosa non torna: mai gli Afterhours sono stati così smaccatamente commerciali come in questo disco. Non è per sempre e Bianca hanno tutto per fare successo e forse ne fanno meno di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Finalmente Agnelli mette a punto i propri testi e canzoni fulminanti come Non si esce vivi dagli anni ’80, La verità che ricordavo o Tutto fa un po’ male lo testimoniano in pieno. Il violinista Dario Ciffo ed il bassista Dario Viti entrano stabilmente nel gruppo.

Acquisito lo status di superstar, gli Afterhours sono pronti per il loro primo album dal vivo. Anticipato dal singolo La sinfonia dei topi, esce Siam tre piccoli porcellini (2001 - ***1/2) che allinea un disco iper elettrico ad un altro senza spina. Nella parte più rock si segnalano con piacere Germi, Male di miele, Non si esce vivi dagli anni ’80, Sui giovani d’oggi ci scatarro su, Cose semplici e banali ed Ossigeno. Nel live acustico sono particolarmente riuscite Strategie, Posso avere il tuo deserto?, Bianca, 1.9.9.6. e la curiosa cover di State Trooper di Bruce Springsteen, a testimonianza di una passione mai sopita per il rock americano (quello vero).

Xabier Iriondo era l’anima sperimentale e rumoristica del complesso, per questo la sua fuoriuscita dal gruppo per contrasti sulla linea musicale con Agnelli e Prette, lasciava presagire un’ulteriore commercializzazione della musica dei Milanesi. Invece Quello che non c’è (2002 - ****1/2) è lavoro sì melodico e pieno di ballate, ma troppo introverso per essere davvero commerciale. Non c’è niente da fare, Quello che non c’è è uno degli apici dell’indie rock italiano e la maturità come autore raggiunta da Manuel Agnelli viene testimoniata da brani realmente superiori alla media come la title track, Bye Bye Bombay, Sulle labbra, Varanasi Baby e Bungee Jumping. Chapeau.

L’incontro con personaggi del calibro di Greg Dulli (anche produttore), Hugo Race e John Parish (tutti ospiti nel disco) rivela l’ambizione degli Afterhours di divenire la risposta italiana ai Norvegesi Madrugada. Ballate per piccole iene (2005 - ****) viene stampato anche in versione cantata in inglese (peggiore a mio giudizio) ed è pregno di un classicismo alternative rock che è l’ideale proseguimento di Non è per sempre. L’apice del disco viene raggiunto con Ballata per la mia piccola iena e con l’epica Il sangue di Giuda, ma tutta la scaletta funziona e mette in mostra canzoni di ottimo livello. Altri titoli da segnalare? La sottile linea bianca, Ci sono molti modi ed il singolo La vedova bianca.

Le sessioni ricreative (2008 - **) è un inutile ep uscito solo allegato al giornale XL di Repubblica che racconta le sessions di preparazione del successivo lavoro I Milanesi ammazzano il sabato.

I Milanesi ammazzano il sabato (2008 - **) è, a mio giudizio, un vero e proprio fiasco. I brani sono spesso involuti e non bastano a salvare il disco il singolo ballabilmente garage (puro Detroit style) Riprendere Berlino o la bella cavalcata hard rock di Pochi istanti nella lavatrice. Gli unici altri due brani degni di nota in una scaletta desolante sono Musa di nessuno ed E’ solo febbre.

Per anni gli Afterhours non danno notizie di sé, se non con il bel singolo elettroacustico Il paese è reale, che presentano al Festival di San Remo e con la cover di un classico degli anni ’70 come Gioia e rivoluzione degli Area (colonna sonora del film Lavorare con lentezza). Nel 2012 esce un nuovo ep sulla rivista XL di Repubblica. Si intitola Meet Some Freaks On Route 66 (****) e racconta un breve tour americano del gruppo, impegnato a registrare alcune tracce live in studio durante la strada. Xabier Iriondo è tornato in formazione e quindi il tasso elettrico degli arrangiamenti si innalza in modo importante. E’ solo febbre, La sottile linea bianca e Ballata per la mia piccola iena risplendono in versioni ancora superiori agli originali. Viene anche omaggiato il classico del rock The Dolphins di Fred Neil (ma anche nel repertorio di Tim Buckley).

  Padania (2012 - ***) è album musicalmente molto coraggioso e difficile, dominato dalla chitarra di Xabier Iriondo e dal violino iper elettrico di Rodrigo D’Erasmo. Già l’iniziale, dissonante Metamorfosi segnala l’encomiabile voglia di sperimentare di questo gruppo ormai in pista da quasi trenta anni. 
Belle soprattutto le ballate (Costruire per distruggere, Padania e Nostro anche se ci fa male), l’incisivo riff hard rock di Spreca una vita e l’accoppiata Io so chi sono e La tempesta è in arrivo che potremmo definire già dei classici dello stile Afterhours. Questo è un disco politico. Doloroso ed impietoso, ma mai qualunquista. Che prende le mosse da Il paese è reale per raccontarci tra le righe la fine del satrapo Berlusconi e della sua corte dei miracoli (Costruire per distruggere) e le falsità del “Nord ideale” leghista (Padania, La terra promessa si scioglie di colpo). Ascoltare per credere.

Ci sono stati pochi album importanti per il destino del rock italiano come Hai paura del buio? Ecco perché gli Afterhours ne fanno uscire una particolare riedizione in doppio cd. Hai paura del buoi Reload Version (2014 - ***) allinea la rimasterizzazione dell'album ufficiale ed una nuova versione con le canzoni degli Afterhours interpretate da un'impressionante sequenza di ospiti (sia italiani, sia stranieri). In alcuni casi l'abbinamento è azzardato o inutile, ma talvolta ci sono delle cover davvero gustose. Si segnalano in particolare Elymania (Luminal), Senza finestra (Joan As Police Woman), Simbiosi (Der Maurer & Le luci della centrale elettrica), Terrorswing (John Parish), Lasciami leccare l'adrenalina (Eugenio Finardi, anche se con l'irriverente testo originale cambiato per pudore) e Punto G (Bachi da pietra). In definitiva si tratta di un'operazione superflua, ma comunque divertente. Assolutamente irrilevante il mezzo inedito Televisione (era una b-side del singolo Male di miele), che pure nella nuova versione 2014 viene riedito con l'aiuto di Cristina Donà e addirittura Robert Wyatt.

Anticipato dalle usuali polemiche ed aspettative (create ad arte da quel furbacchione di Manuel Agnelli) esce finalmente il doppio album Folfiri o Folfox (2016 - ***). Nonostante quanto si mormorava in giro prima della pubblicazione ufficiale, si tratta di un disco poco sperimentale, nel senso che si colloca perfettamente nel solco degli album maggiormente abrasivi della carriera del gruppo milanese (Germi, I Milanesi ammazzano il sabato, Padania).
 

Lo storico batterista Giorgio Prette ed il chitarrista Giorgio Ciccarelli sono stati più che degnamente sostituiti rispettivamente dal formidabile Fabio Rondanini (Calibro 35) e da Stefano Pilia. I momenti migliori del doppio si hanno quando gli Afterhours riescono ad imbroccare l'inno rock da stadio (Grande, Il mio popolo si fa, Non voglio ritrovare il tuo nome, Qualche tipo di grandezza, Fa male solo la prima volta, Né pani né pesci), mentre i brani rumoristici (San Miguel su tutti) appaiono forzati, manieristici e fatti più per compiacere l'ego di Xabier Iriondo. Da segnalare anche l'ottima Se io fossi il giudice, dove Agnelli curiosamente si dimentica di finire la frase con "...di X Factor". In definitiva Folfiri o Folfox appare un piccolo passo indietro rispetto a Padania e lascia forse intravedere un pericoloso stallo creativo.

 Lorenzo Allori