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Ancient Sound For Ancient Spirits

 

Ancient Sound For Ancient Spirits: cinquant’anni di Chieftains

 

 

Camminando nella tranquilla quiete delle strade di Dublino, lasciando vagare i pensieri, guardandosi in giro e tentando di capirne l’architettura che sembra una strana accozzaglia di stili e epoche, lasciatevi il centro alle spalle e dirigetevi verso Thomas Street; ad un certo punto sulla sinistra vi troverete a costeggiare una piccola chiesa, su cui i segni del tempo hanno infierito non poco, ma con un indubbio fascino che vi attirerà inesorabilmente a studiarne la facciata e proprio lì, appena girato l’angolo troverete un’indicazione facente parte del Rock’n’Stroll Trail - iniziativa promossa dall’ufficio del turismo locale che segnala agli ignari passanti i luoghi che hanno visto  eventi entrati a pieno titolo nella storia della musica locale e non solo – che recita: “St. Catherina curch was the venue where the Chieftains played their first live gig”.

E giusto per recuperare le direttrici temporali ricordiamo che correva l’anno 1962, quando Puddy Maloney decise di formare una band e prendere in prestito il nome dal libro Death Of A Chieftain dell’autore irlandese John Montague.

Da allora sono passati cinquant’anni, che hanno visto la line up della band cambiare e inglobare molti musicisti, soprattutto nei primi anni, trovando un assetto più stabile sul finire degli anni settanta con l’ingresso nel gruppo di Matt Molloy, che fa ancora parte della line up odierna dei Chieftains con Maloney, Kevin Conneff e Seán Keane. Tra i passati membri che hanno prestato il loro talento al gruppo ricordiamo gli altri due membri fondatori, Martin Fay, ritiratosi a vita privata una decina di anni fa, e Michale Tubridy.

Ai Chieftains va il merito di aver riportato in auge e fatto conoscere al grande pubblico la tradizione folklorica irlandese con i suoi strumenti tipici come il bodhran, il tin whistle, e le sue composizione tipiche come i reel. Negli anni hanno accumulato premi arrivando a collezionare sei Grammy Award, un Emmi, e svariati riconoscimenti in patria, diventando veri e proprio ambasciatori dell’Irish Music nel mondo. Hanno collaborato con musicisti di fama internazionale provenienti dai più disparati generi musicali, tra cui il nostrano Luciano Pavarotti, i Rolling Stones, il compatriota Van Morrison, Mark Knopfler, le splendide Loreena McKennitt e Natalie Merchant, Ziggy Marley e Madonna, solo per fare qualche nome tra i tanti. La loro discografia si compone di più di quaranta dischi, tra studio album, colonne sonore, live e tributi. La loro ultima fatica era stata San Patricio nel 2010, che li aveva visti collaborare con lo storico chitarrista americano Ry Cooder nel ripercorrere le gesta del battaglione San Patricio, composto di Irlandesi mandati ad affiancare gli Americani nella guerra contro il Messico (1846-1848).

Tornano in questo 2012 a festeggiare i loro cinquant’anni di carriera con un progetto che ha il sapore del tempo che fugge, una sorta di passaggio di testimone. L’album si chiama Voice Of Agese (Hear/Concord) e raccoglie una serie di brani, cover per lo più, riproposte con l’aiuto del meglio della nuova scena indie-folk internazionale: da Bon Iver, ai Decemberists, ai Low Anthem, passando per Civil War, the Secret Sisters e Paolo Nutini.

A dirigere i giochi, insieme a Puddy Maloney, un veterano come T Bone Burnett che ha definito lavorare con i Chieftains “un onore e un vero piacere” soprattutto perché il gruppo “ha saputo mantenere attraverso le varie decadi un’assoluta integrità musicale e la passione per questa musica antica usata per richiamare antichi spiriti”.

Allora che dire: ancora cinquanta di questi anni ( e di questi album) a Maloney e soci! Long live the Chieftains!

 
 Francesca Ferrari