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BOD DYLAN Blonde on blonde

 Mostly like you'll go your way and I'll go mine:
45 anni di Blonde On Blonde

 

Correva l'anno 1966: l'anno in cui i Doors tennero il loro ultimo storico concerto al Wishkey a Go Go di Los Angeles; l'anno in cui i Beatles, dopo la storica affermazione di Lennon, "Siamo più famosi di Gesù Cristo!", decisero di ritirarsi dalle scene per dedicarsi solo al lavoro in studio e alle loro sperimentazioni; 

 
 l'anno in cui Simon & Garfunkel pubblicarono il loro stupendo secondo disco, Sound Of Silence ed  infine il 1966 fu l'anno in cui Bob Dylan, dopo la sua svolta elettrica che aveva scioccato il popolo folk al festival di Newport del 1965, tornò in studio per dare vita a uno dei suoi migliori capolavori: Blonde On Blonde

L'anno precedente, dopo l'esibizione con la Butterfield Blues Band al festival di Newport, Dylan aveva intrapreso un tour le cui prime date erano state accolte però in maniera titubante dal pubblico ancora interdetto sulla nuova strada intrapresa dal menestrello di Duluth, che smessi gli abiti alla Woody Guthrie vestiva ora da perfetto Mod inglese con abiti firmati e scarpe a punta.

Ma dopo le prime date, e la defezione del tastierista Al Kooper, le cose sembravano nuovamente iniziare a girare nel modo giusto, soprattutto grazie al buon andamento in classifica del singolo Positively 4th Street, nel cui incipit (You got a lot of nerve to say you are my friend) in molti videro un attacco diretto contro tutti quei fans e amici che non avevano capito la nuova via percorsa dall'ormai ex re del folk revival. Era ormai giunto il momento di tornare in studio e lavorare a nuovo materiale, qualcosa che potesse definirsi un degno seguito di Highway 61 Revisited, uscito nell'agosto del 1965. Dopo la defezione di Kooper, Dylan aveva trovato un nuovo equilibrio con una band canadese, gli Hawks, in cui già militavano alcuni dei musicisti che suonavano con lui, il chitarrista Robbie Robertson e il batterista Levon Helm. Di lì a poco gli Hawks sarebbero diventati quel fenomeno internazionale e longevo che ancora oggi va semplicemente sotto il nome di The Band. Ma la storia era ancora tutta da scrivere in quel 1966, semplicemente si chiamavano ancora Hawks e, oltre a fare da gruppo spalla a Dylan nel suo tour, avevano inciso con lui, sul finire del 1965, il 45 giri Can You Crawl Out Of Your Window?.

All'inizio del 1966, un Bob Dylan novello sposo e padre (nel novembre del 1965 aveva sposato Sarah Lowndes che nel gennaio del '66 aveva dato alla luce Jesse), tra una data e l'altra del tour, era pronto a iniziare le session del nuovo album, ovviamente con gli Hawks alle sue spalle. Le esibizioni dal vivo erano servite a cementare il rapporto tra il cantautore e i musicisti della sua band, anche se alcuni non erano riusciti a reggere la pressione e avevano gettato la spugna (come ad esempio lo stesso Helm che era stato sostituito da Bobby Gregg).

Quella vena visionaria  ed elegante che sarebbe poi esplosa in Blonde On Blonde, aveva iniziato a insinuarsi già in alcune sessions tenutesi verso la fine del '65, in cui aveva iniziato a prendere forma Freeze Out (che di lì a poco sarebbe diventata Visions Of Johanna).

Sommando concerti, interviste, lavoro compositivo e session di registrazione, il biennio 1965 / 1966 mise a dura prova il giovane cantautore spingendolo ad un uso massiccio soprattutto di anfetamine, che molto avrebbero influito sullo stile compositivo, sul sound (come lo definì Dylan stesso "selvaggio, mercuriale e metallico") e sulla voce del stessa cantante durante le registrazioni di Blonde On Blonde.

 

 

Arriviamo però finalmente al 25 gennaio 1966, Dylan aveva preso una pausa di tre giorni dal suo tour che prevedeva ancora date in Australia e in Europa, per chiudersi ai Columbia Studios di New York e lavorare con al sua band (a cui si era nuovamente unito Al Kooper) alle nuove canzoni.  L'unico brano che vedrà la luce da queste session, e che verrà anche pubblicato con singolo è One Of Us Must Know (rilasciato come b-side di Queen Jane Approximately il 14 febbraio dello stesso anno). One Of Us Must Know è una canzone d'amore, ma una canzone d'amore alla Dylan, distaccata ma che a tratti sfuma nel rimpianto e nel calore di un ricordo, di un particolare, su una storia finita che non ha procurato che dolore e di cui non si può far altro che prendere coscienza che "...presto o tardi uno di noi deve sapere che tu hai fatto solo quello che ritenevi giusto, e, presto o tardi, uno di noi deve sapere che io ho veramente provato a starti vicino". Complessivamente il risultato di queste sessions lasciò i più (compresa la Columbia che visti gli ottimi risultati del tour mondiale spingeva per avere al più presto un nuovo album) con l'amaro in bocca e un senso di insoddisfazione: forse New York non era la location giusta per questo nuovo album, troppe distrazioni e poca concentrazione. Qualcuno, suggerì di spostarsi per le registrazioni successive a Nashville, nella mecca della musica country, piena di musicisti in gamba pronti a mettere l'anima in quello che fanno. Quindi le successive sedute di registrazione si tennero tra febbraio e marzo proprio in Tennessee, un posto del tutto nuovo per Dylan. A Nashville le sedute presero un andamento quanto meno anomalo. Dylan compose tutto il materiale dell'album o direttamente in studio, mentre i musicisti ammazzavano il tempo chiacchierando o giocando a carte aspettando che Dylan fosse pronto a incidere, o nella sua camera d'albergo, nel cuore della notte, usando Kooper come messaggero per insegnare i nuovo brani agli altri della band. Le session di solito iniziavano nel tardo pomeriggio (per consentire a Dylan di recuperare qualche ora di sonno) e potevano continuare tranquillamente fino alle prime ore del mattino.

Le prime canzoni su cui i musicisti iniziarono a lavorare erano quelle già abbozzate a New York il mese prima, cioè Freeze Out (Visions Of Johanna) e Leopard Skin Pill-Box Hat. Visions Of Johanna è considerata da molti il miglior brano di Bob Dylan, approdato a una vetta che non avrebbe mai più toccato negli album successivi; lo stesso autore la indicò come la sua canzone preferita da Blonde On Blonde per quel suono che, grazie al paziente lavoro dei musicisti, era precisamente quello che aveva in testa.

La canzone è una lunga ballata dal sapore agrodolce, il cui la voce esasperata di Dylan assume sfumature affascinanti e misteriose, in cui la chitarra elettrica suggerisce influenze country e il cui testo è ricco di immagini oscure, notturne, allucinate, immagini deformate di una mente annebbiata dalle droghe. Insomma un vero e proprio capolavoro.

Dopo queste prima incisioni si passò a nuovo materiale, che lasciò i musicisti di sasso: 4th Time Around, l'ennesimo testo assurdo dettato dall'abuso di droghe, era incredibilmente somigliante a Norwegian Wood dei Beatles, tanto da sfiorare il plagio! Dylan sostenne però candidamente che era il contrario, ossia era Norwegian Wood ad assomigliare in modo sconcertante alla sua 4th Time Around, ma non avrebbe fatto causa e i Fab Four per questo, e loro non la fecero a lui.

Blonde On Blonde, oltre a essere uno degli album più acclamati degli anni Sessanta, vanta sicuramente altri due primati: il primo è quello di essere uno dei primi album doppi apparsi sul mercato; il secondo è che è il primo album ad avere una sola canzone incisa sull'ultima facciata del secondo disco, pur non occupandola tutta. Il brano in questione è una dolcissima ballata dedicata alla moglie (a cui anni dopo, poco prima del divorzio dedicherà anche un'altra canzone, cercando di riattaccare i cocci del loro matrimonio: Sarah) che viene vista come essere salvifico e superiore, una specie di donna-angelo dagli occhi tristi. Sad Eyed Lady Of The Lowlands dimostra ancora le vette liriche raggiunte dal songwriter all'inizio di quel 1966. Il titolo è un gioco sul cognome della moglie, Lowndes, e la sua assonanza con "Lowland". Un omaggio che ammettiamolo, qualsiasi donna avrebbe gradito, e la perfetta conclusione di un capolavoro senza tempo, che fu registrata a nei Columbia Music Row Studios di Nashville il 15 febbraio.

Il giorno successivo fu dedicato invece al rock quasi psichedelico di Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again, seguendo un po' l'andamento del disco che alterna ballate pop dal sapore struggente, come appunto Sad Eyed Lady, a brani rock travolgenti come un fiume in piena o irriverenti e anfetaminici, come questa Stuck Inside Of Mobile.

Il giorno seguente Dylan e la sua band erano di nuovo on the road pronti a riprendere il tour, ponendo fine a questa prima parte di registrazioni a Nashville.

Dylan rimise piede negli studi di Nashville quasi un mese dopo, per le sessions finali, che si tennero l'8, il 9 e il 10 marzo, e in cui tutti i musicisti ritrovarono da subito l'energia e l'entusiasmo delle precedenti sedute, come se non fosse passato neppure un giorno.

La prima canzone ad essere affrontata è un altro dei piccoli miracoli di Blonde On Blonde: Just Like A Woman, una melodia perfettamente azzeccata, una voce strascicata, e una New York nera in cui lei "è come tutti gli altri, con la sua nebbia, la sua anfetamina e le sue perle". E ancora una volta si parla di un rapporto finito, un rapporto però allucinato, malato, in cui lei altro non è che una bambina anche se "...lei parla proprio come una donna, lei fa l'amore proprio come una donna, si, è così, e lei fa soffrire proprio come una donna...".

Sembra l'ennesimo testo dedicato a quella misteriosa Miss Lonely che già aveva fatto capolino in Like A Rolling Stone (e che molti vociferavano essere Edie Sedgwick, musa di Andy Warhol, prima che l'artista la sostituisse con la teutonica Nico). L'8 marzo fu anche il giorno del pop con sfumature tipiche della West Coast di Absolutely Sweet Marie, e del blues di Pledging My Time, il cui riff era ripreso da Come On In My Kitchen di Robert Johnson.

Il giorno seguente fu dedicato a Mostly Like You'll Go Your Way (And I'll Go Mine) in cui quel risentimento contro quelli che lo avevamo fischiato l'estate precedente sembra ancora riaffiorare, come era già successo in Positively 4th Street. Ma non sono mancati coloro che hanno visto in questa canzone un diretto riferimento a Joan Baez. L'autore stesso ha detto a proposito di questa canzone che il testo gli è stato ispirato da una storia finita in cui aveva rischiato di farsi veramente male. Ad ogni modo, a prescindere da qualsiasi interpretazione, "Il tempo dirà chi è caduto, e chi è stato lasciato indietro. Quando voi andrete per la vostra strada e io per la mia.". E sicuramente Dylan andava dritto per la sua strada registrando un brano dietro l'altro, dopo Mostly Like You'll Go Your Way fu il momento di passare a Temporary Like Achilles, in cui l'autore si concede di giocare con doppi sensi a un'aria ammiccante e licenziosa (possiamo quasi immaginarsi un sorriso divertito sulle sue labbra), con un sottofondo blues da vecchio Mississippi che dà al brano un andamento leggero e d'altri tempi.

Il 10 marzo, ultimo giorno di registrazione fu dedicato all'incisione degli ultimi tre pezzi tra loro molto differenti. Per primo fu la volta di Obviously 5 Believers, una travolgente cavalcata rock-blues in cui Dylan sembra veramente divertirsi e lanciarsi a briglia sciolta. Dopo fu il turno di I Want You, una delle migliori canzoni d'amore mai scritta da Dylan, una canzone criptica e assolutamente psichedelica, piena di immagini al limite del nonsense, ma che travolge, grazie al testo e alla melodia, come un fiume in piena, proprio come l'inizio di una storia d'amore, in cui l'unica cosa importante è avere vicino la persona amata anche se "Il becchino colpevole singhiozza, il solitario suonatore di organo piange, i sassofoni d'argento mi dicono che dovrei rifiutarti. Le campane rotte ed i corni stinti soffiano sul mio viso con scherno...". Ed infine fu registrata quella che sarebbe diventata la prima traccia dell'album, Rainy Day Woman # 12 & 35. Se nelle pagine precedenti abbiamo già incontrato le parole "allucinato" e "psichedelico", cancellate tutto, qui si tocca veramente l'apice del genio drogato di Dylan. Un marcetta irriverente e giocosa, in cui non manca neppure una sostanziosa sezione di fiati, Dylan stesso sembra trattenere a stento una risata dall'inizio alla fine,  gli altri musicista si lanciano in un coro stonato da ubriachi in cui sembrano divertirsi un sacco urlando all'inno di "Everybody must get stoned!".

L'album fu pubblicato il 16 maggio del 1966 con il misterioso titolo di Blonde On Blonde per l'appunto e con in copertina una foto di Dylan sfuocata e sfuggente, come del resto il cantautore è veramente nella vita.

Ancora oggi, quarantacinque anni dopo, se vi capita tra le mani una copia (magari originale e mono) di Blonde On Blonde, non potete non sentire l'energia di questo disco; l'attrazione fatale verso quella strana copertina; la  magia della puntina che inizia a scorrere nei solchi del vinile e la perfezione di un disco unico nella storia della musica e nella produzione dylaniana. Ascoltandolo non si può non pensare alle parole usate da Dylan per descrivere il sound di questo album: "Era il suono delle strade. Quella luce eterea al tramonto. Il suono delle strade con i raggi di sole [...] Il suono di campane e treni in lontananza e discussioni negli appartamenti, e il tintinnare di posate d'argento.".

 Francesca Ferrari