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CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL Discografia

I Creedence Clearwater Revival si formano nel 1967 a El Cerrito, sobborgo operaio di San Francisco. Nonostante anno e luogo siano invitanti in tal senso, la musica della band è sempre stata lontanissima dall'acid rock della Bay Area. Si tratta semmai di un originale miscuglio tra blues, country e soul. La formazione storica vede all'opera John Fogerty (chitarra solista, armonica e voce), il fratello Tom (chitarra ritmica), Stu Cook (basso) e Doug Clifford (batteria). Per sempre però i Creedence saranno la band di John Fogerty addizionato dagli altri tre.

Creedence Clearwater Revival (1968 - ***) è niente più di un esordio promettente. Pur essendo John Fogerty uno degli autori più dotati della sua generazione (e che generazione!), qui i Creedence si mettono in mostra soprattutto con le cover: Suzie Q di Dale Hawkins e I Put A Spell On You di Screaming Jay Hawkins sono rivisitate con una furia che diverrà il marchio di fabbrica di questo quartetto. Tra le canzoni originali brilla soltanto Porterville.

Le cose cominciano a cambiare in meglio con il secondo album. Bayou Country (1969 - ***1/2) è infatti un monumento allo swamp rock, che vedrà per sempre i Creedence e Tony Joe White come indiscussi alfieri. Qui è contenuta la canzone più famosa del gruppo (la regale Proud Mary) ma anche quella che per me è la loro più bella in assoluto (Born On The Bayou). Nella scaletta trovano poi posto altre canzoni davvero niente male (Bootleg, Graveyard Train, Keep On Chooglin') e la scatenata cover di Good Golly Miss Molly di Little Richard. E' un disco del 1969, ma sarebbe potuto uscire tranquillamente quindici anni prima.

Con Green River (1969 - ****1/2), Fogerty centra il suo primo capolavoro. I Creedence Clearwater Revival rifiutano le posizioni politiche degli hippies ed invece rivendicano orgogliosamente la loro ascendenza proletaria. La loro musica, nutritasi dall'ascolto di centinaia di dischi soul ed hillybilly invita a ballare ed a muovere il corpo, non cerca affatto l'estasi e l'ipnosi delle droghe psichedeliche. Per questo motivo inizierà una lunga polemica tra Fogerty e la stampa rock del periodo, che non perdonò mai ai Creedence il loro essere commerciali ed insieme socialmente impegnati, senza però essere retorici. In Green River le canzoni politiche si chiamano Bad Moon Rising e Wrote A Song For Everyone, in più ci sono grandiosi esempi di rock operaio come la title track, Commotion, Tombstone Shadow o The Night Time Is The Right Time. Se proprio si volesse ricordare una sola canzone da questa splendida scaletta, la scelta ricadrebbe sicuramente sull'inno Lodi.

 
L'anno più sbalorditivo della storia del rock, il 1969 dei Creedence Clearwater Revival, frutta ancora un grande album, che si intitola Willy & The Poor Boys (****). Questa volta il timone viene indirizzato di più verso il folk ed in generale la riscoperta delle radici. Come altrimenti interpretare la cover di Cotton Fields di Leadbelly, il ripescaggio del traditional The Midnight Special, oppure la maestosa e conclusiva Effigy?

Nel disco più "sudista" dei CCR trova spazio anche la consueta grinta con la polemica Fortunate Son, con Down On The Corner e con Don't Look Now. Nell'estate di quel 1969 il gruppo si prende anche il lusso di fare una gran figura sul palco del Festival di Woodstock.

Il miglior disco dei Creedence si intitola Cosmo's Factory (1970 - ****1/2) e consacra John Fogerty nell'Olimpo degli autori, dei cantanti (che voce!!!!) e dei chitarristi. La sua bravura alla solista viene certificata dagli oltre dieci minuti della monumentale cover del classico soul I Heard It Through The Grapevine di Marvin Gaye. Per la scrittura basti considerare l'incredibile varietà di stili contenuti in un disco che riesce a proporre puro country rock (Lookin' Out My Back Door, Long As I Can See The Light), scatenati rock n'roll anni ‘50 (Travelin' Band), singoli da alta classifica (Up Around The Bend) e le consuete, amare invettive politiche (Run Through The Jungle, Who'll Stop The Rain?). L'emblema stesso dello stile della band è rappresentato poi dall'iniziale Ramble Tamble, una canzone che è difficilissimo riuscire ad inquadrare in un solo genere: blues? country? Già il blues; quella che sembrava l'influenza meno pubblicizzata della musica dei Creedence si prende la rivincita con una competente cover di Before You Accuse Me di Elias McDaniel.

La celebrazione dello status di micidiale live band, ottenuto dai Creedence in tre anni di durissimo lavoro, non trova grande corrispondenza nel moscio album dal vivo The Concert (1970 - ***). Se si vuole capire cosa può essere Fogerty dal vivo è meglio affidarsi a qualche live solista o al cofanetto che testimonia le principali performance di Woodstock.

Proprio mentre sembrerebbe che lo stile dei Creedence si sia definitivamente imposto sulle diffidenze della critica, John Fogerty commette l'errore irreparabile di strizzare l'occhio alla psichedelia. Lo fa con il poco riuscito Pendulum (1970 - ***) il quale, pur nell'inconsistenza del nuovo stile (Pagan Baby), trova il modo di contenere una delle più belle ballate della storia della "nostra" musica (Have You Ever Seen The Rain?) e due rock n'roll doc (Hey Tonight, Molina), anche se ormai un filo risaputi.

Dopo un lacerante litigio tra i fratelli Fogerty (i due non si riconcilieranno più, fino alla morte di Tom), i Creedence Clearwater Revival si trasformano in un trio di canonico country rock. John Fogerty commette poi l'errore di lasciare agli altri due l'incombenza di scrivere una buona parte del materiale. E' il canto del cigno di una delle più grandi band della storia del rock e certo Mardi Gras (1972 - **) non le rende giustizia. Ovviamente si salvano le tre composizioni alla firma del leader (Lookin' For A Reason, Someday Never Comes, Sweet Hitch-Hiker), ma veramente niente altro. Si sono bruciati in fretta i Creedence Clearwater Revival, ma che splendida fiamma!

 Lorenzo Allori