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KINGS OF LEON Discografia

I Kings Of Leon sono una band familiare nata in quel di Nashville, Tennessee. Fin dall’inizio la band è formata da tre fratelli (il chitarrista e cantante Caleb Followill, il batterista Ivan Followill ed il bassista Michael Followill) ed un cugino (il chitarrista Cameron Followill). I quattro attirano subito diverse curiosità per il bell’aspetto (soprattutto Caleb), per un sound che appare un cocktail ben mediato tra istanze garagiste e tradizionale southern rock e per una serie di leggende legate alla loro vita. Sembra infatti che i tre fratellini abbiano girovagato in gioventù per l’America al seguito del padre pastore e che siano ferventi cristiani.

Il dettaglio religioso non sarebbe immediatamente percepito ascoltando il fenomenale esordio Youth & Young Manhood (2003 - ***1/2). I Kings Of Leon sembrano usciti dritti dall'inizio degli anni '70 e suonano con la bruciante urgenza dei venti anni. L'album è velocissimo e sembra animato dallo stesso furore classista dei Creedence Clearwater Revival, con uno spirito però vicino a certo punk rock americano. Il pezzo forte a mio giudizio si chiama Trani.

 

Il secondo disco lascia un po' perdere il rock n'roll senza compromessi dell'esordio, per approfondire le radici southern rock del quartetto. Aha Shake Heartbreak (2004 - ***) è la fine dell'innocenza dei Followill, con brani forti che sanno essere anche commerciali (The Bucket, Pistol Of Fire).

La cosa che differenzia i Kings Of Leon dal resto delle rockband nate nel nuovo millennio è che questi ragazzi sanno suonare divinamente. In particolare il batterista è una macchina e anche il cantante ha una voce scura e raschiata fuori dal comune. Pochi tra i compagni di viaggio potrebbero permettersi un disco tecnicamente difficile come Because Of The Times (2007 - ***1/2), che per me resta l'apice della loro carriera. In questo album, che deve più di qualcosa ai Black Crowes di Three Snakes And One Charm, le canzoni vivono di una tensione interiore che sembra sempre sul punto di esplodere. L'acme viene però ritardata all'infinito ed alla fine ci lascia a bocca asciutta; questo invece di deluderci ci fa venire più voglia di ascoltare il pezzo successivo. Knocked Up, On Call, McFearless e soprattutto True Love Way sono le canzoni che vi consiglio. Uno degli album più coraggiosi degli ultimi quindici anni.

Dopo il coraggio arriva il raccolto grosso. Only By The Night (2008 - ***) è un'inaspettata svolta commerciale in direzione di un sound da stadio che ricorda gli U2 di metà ani '80. I Kings Of Leon sfondano alla grande con il singolo Use Somebody, ma anche in questo caso non disdegnano di incidere belle canzoni. Come definire altrimenti l'indispensabile Manhattan?

La ricerca di un nuovo sound solare, quasi californiano (molto anni '70), provoca un allentamento della tensione drammatica, che aveva alimentato l'ispirazione del gruppo per i primi quattro album. Come Around Sundown (2010 - ***) strappa la sufficienza per il rotto della cuffia, ma è il peggior album della loro carriera. Forse soltanto The Face riesce ad entusiasmare, ma tutto ciò è un dettaglio irrilevante perché i Kings Of Leon continuano a vendere alla grande grazie al bel faccino di Caleb ed al singolo Radioactive.

 Gettata da tempo la maschera, i Kings Of Leon non si vergognano più ad apparire per ciò che sono: una delle più grandi pop rock band del pianeta. Dimenticatevi southern rock e garage rock dunque, ma Mechanical Bull (2013 - ***1/2) è comunque un disco da non perdere poiché è ben prodotto e pieno zeppo di grandi canzoni. 

Certo il furore del rock n'roll è spesso stemperato da malandrini ritmi controtempo o da tappeti d'archi, ma che importa? Caleb Followill ha una di quelle voci che renderebbero interessanti anche i testi di Shakira, se poi i Kings Of Leon azzeccano canzoni come Supersoaker, Rock City o la ballata Wait For Me, ancora meglio. Cercate di accaparrarvi l’edizione de luxe, poiché ci sono due brani in più (Work On Me e Last Mile Home) per niente disprezzabili, anzi.

 

WALLS (2016 - ***1/2) viene annunciato come un deciso ritorno verso sonorità decisamente più rock. E' sicuramente così considerando brani potenti come Waste A Moment e Find Me (con la prima più levigata e la seconda quasi garage come ad inizio carriera). Nella seconda parte invece prevalgono le ballate, con menzione speciale per il trittico formato da Muchacho, Conversation Piece e WALLS. 

Si tratta comunque di ballate classicamente rock, che lasciano da parte certe tentazioni pop da alta classifica. Pertanto rimangono le sole Around The World ed Over a rappresentare la parte peggiore e più plastificata dei Kings Of Leon.

 

 Lorenzo Allori