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Le ballads di Nick Cave & The Bad Seeds

In quella che è ormai la pluridecennale produzione musicale di Mr Nick Cave e dei Suoi Bad Seeds, tre album si impongono, già ad un ascolto superficiale, come una parentesi quanto mai omogenea e compatta e anche come un momento di frattura con il sound post punk degli esordi, che aveva caratterizzato soprattutto i lavori degli anni Ottanta a partire dal debutto con From Her To Eternity (1983).
Stiamo parlando di Murder Ballads, The Boatman's Call e No More Shall We Part che inanellano una serie di canzoni tra loro nel contempo simili dal punto di vista stilistico, in quanto segnano un percorso con un ben preciso sviluppo, ma assai differenti dal punto di vista sostanziale in quanto i temi trattati variano da album a
album.
 Nel 1996 esce Murder Ballads, nono lavoro della band australiana, che propone una serie di dieci ballate di morte e delitti dal tono struggente e romantico, in cui il sound si fa più scarno e Cave dà voce a un cantastorie dannato che a tratti sembra divenire il diavolo in persona o il peggiore dei delinquenti.
L'album attinge dal filone tradizionale inglese delle murder ballads, da cui appunto il lavoro prende anche il titolo, miste a brani inediti e cover, come Death Is Not The End di Bob Dylan, che sembra rischiarare sul finale l'atmosfera cupa e straziante del resto dell'album e in cui si susseguono le voci di vari ospiti quali Kylie Minogue, Pj Harvey e Shane MacGowan.

Tra le ballate tradizionali incise da Cave in questo disco ricordiamo la celeberrima Stagger Lee, della quale esistono varie versioni, il cui titolo varia da Stagger Lee a Stagolee, o ancora Stackerlee o Stack 'O Lee, ma tutte risultano egualmente incentrate sul violento omicidio di William "Billy" Lyons ad opera di Stagger Lee Shelton. Cave, nel suo adattamento, sottolinea la brutalità dell'omicidio con un accompagnamento a tratti quasi brutale, che si concede anche parentesi di stampo sperimentale e dissonante, e un modo di cantare, che nella migliore tradizione dei cantastorie (e dei bluesman) sfiora molto spesso il parlato, con toni decisamente cupi e rabbiosi. Due sono però le vere perle di questo lavoro, ossia le due collaborazioni femminili. Il primo di questi brani è Henry Lee, ballata della tradizione anglosassone, nota anche col nome di Young Hunting, in cui PJ Harvey, come una sirena ammaliatrice e ingannatrice, interpreta una donna tradita che uccide il povero Henry Lee, reo di amare un'altra donna.

Nonostante la violenza dell'evento narrato, l'accompagnamento, basato soprattutto sul pianoforte di Cave, risulta intriso di dolcezza e romanticismo. La stessa cosa si può dire per l'altro duetto, ossia il singolo che, grazie a MTV, trascinò l'album sulla vetta delle classifiche internazionali, ossia Where The Wild Roses Grow, cantata in coppia con Kylie Minogue. La ballata racconta la storia di una povera giovane uccisa brutalmente dal suo primo amore "dove crescono le rose selvatiche", e, come già in Henry Lee, si innesca un dialogo serrato tra i due personaggi che raccontano la vicenda dai loro punti di vista in un crescendo che sfocia poi nell'assassinio.

L'album, oltre a essere a furor di pubblico e di critica, uno dei migliori di Nick Cave e soci, è stato una notevole scoperta per chi, come me, non credeva molto nelle doti canore di Mrs Minogue.

Il successo di Murder Ballads ebbe anche un altro effetto più direttamente legato alla carriera del cantante australiano e dei suoi Bad Seeds, cioè quello di continuare a percorrere la via del genere ballata nell'album successivo uscito nel 1997, intitolato The Boatman's Call e registrato nei celeberrimi Abby Road Studios
 

Ci troviamo di fronte a un'altra infornata di splendide e malinconiche canzoni, lente e sobrie, intime e personali, in cui il pianoforte diviene il fulcro portante dell'accompagnamento, insieme alla chitarra acustica e al violino. Non abbiamo però più a che fare con criminali, morte e canzoni tradizionali, bensì con i risvolti nascosti dell'animo di Nick Cave, che riesce a comprimere nei dodici brani di questo lavoro gran parte della sua vita privata, a partire dalla ex compagna Viviane Carneiro che si ritrova nel brano di apertura Into My Arms, che fu anche il primo singolo estratto, e nella triste e nostalgica Where Do We Go Now But Nowhere? che sembra guardare al passato della relazione dei due.

Analizzando attentamente le tracce di questo Boatman's Call è anche possibile ricondurne alcune alla breve ma intensa relazione di Cave con la già citata cantante PJ Harvey, come West Country Girl, Black Hair e Green Eyes in cui è molto interessante la contrapposizione tra un testo cantato e uno parlato, nonostante l'accompagnamento faccia a tratti pensare a una canzone di Natale.
Nel complesso, mentre il precedente Murder Ballads, con la sua violenza appariva comunque avvolto di romanticismo, questo Boatmans' Call, incentrato sull'amore, sopratutto sull'amore passato, sembra ammantato di rimpianto. Unico piccolo neo a macchiare un album acclamato da pubblico e critica, il dejavu che si prova ascoltando There Is A Kingdom che ricorda sin troppo da vicino Perfect Day di Lou Reed, sia nell'accompagnamento, sia nel modo di cantare

 E come di solito si dice, non c'è due senza tre, e nel settembre 2001 i Bad Seeds escono nuovamente con un altro album di ballate, No More Shall We Part. L'undicesima fatica discografica di Cave sembra azzerare i quattro anni intercorsi dall'uscita dell'album precedente, e ripartire da dove ci eravamo lasciati, ossia dalle note di pianoforte che ci avevano accompagnato in The Boatman's Call e da uno stile compositivo "classico", alla Dylan per intenderci.

Dal punto di vista strumentale continua la sottrazione che porta a basare l'accompagnamento solo ed esclusivamente su pianoforte e violino, relegando tutti gli altri strumenti in secondo piano (quando presenti).
Nel precedente lavoro del cantautore australiano si era già insinuato, a livello sotterraneo, il tema che invece la fa da padrone in No More Shall We Part, ossia la religione.
In molti brani si ritrovano citazioni religiose o invocazioni dirette a un Dio mai consolatore che "non si cura della tua benevolenza" come veniamo a sapere in As I Sat Sadly By Her Side, dove la fede diviene aspra e dolorosa presa di coscienza di essere solo delle marionette nelle mani di un Dio talvolta beffardo.

Infatti Cave ci dice ancora in Oh, My Lord "Stai attento alle preghiere che invii /Prega molto ma prega con attenzione/ Perché le lacrime che piangi ora/ Sono solo le tue preghiere esaudite". Un momento suggestivo all'interno dell'album è la maestosa Hallelujah, che si apre con la struggente introduzione di violino di Warren Ellis e che si conclude con le bellissime voci di Kate e Anne McGarrigle. A voler essere puntigliosi Love Letter e We Came Along This Road non sono esattamente episodi memorabili, ma nel finale dolce e malinconico di Darker With The Day, si riassume tutta l'inquietudine della fede che ti porta con le tue scarpe nuove a vagare per strade deserte fino a entrare in una chiesa e "dentro mi misi seduto, a cercare la presenza di Dio".

 

 Francesca Ferrari

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