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MASSIMO VOLUME Discografia

I Massimo Volume sono un gruppo noise / alternative rock che si forma a Bologna all'inizio degli anni '90. Nella prima formazione ci sono Emidio Clementi (basso, recitazione), Umberto Palazzo (chitarra, voce) e Gabriele Ceci (chitarra).

Subito il primo album, intitolato Stanze (1993 - ***), evidenzia la peculiarità di questa band. Emidio Clementi è un poeta degno di Jim Carroll, ma invece di provare a cantare, recita i testi delle proprie poesie, appoggiandoli sui riff acuminati della chitarra di Palazzo. Stanze è un disco di una violenza verbale inaudita. I brividi corrono lungo le note di Insetti e Stanze vuote.

Umberto Palazzo se ne va per fondare Il Santo Niente, band che ha diversi punti in contato con i Massimo Volume, ma che da questi si discosta per una maggiore aderenza al cosiddetto "grunge sound" (Nirvana su tutti). Clementi e Ceci formano finalmente una band coesa e pressoché definitiva con la batterista Vittoria Burattini e con il chitarrista Egle Sommacal.
 

Lungo i bordi (1995 - ****) è uno dei capolavori del rock indipendente italiano e rimane, a distanza di anni, il miglior disco dei Massimo Volume. In effetti qui ci sono alcune delle liriche migliori di Chimenti e dunque, visto che in questo caso la parola pesa e non poco, ci sono anche le canzoni più "famose". I loro nomi sono Il primo Dio, Il tempo scorre lungo i bordi e Fuoco fatuo. Non le conoscete? Male, molto male.

Il successo degli americani Girls Against Boys, con il loro hardcore punk quasi recitato e pompatissimo sulle frequenze basse, convince i Massimo Volume ad aggiungere alla formazione il secondo basso di Metello Orsini. Da qui (1997 - ***1/2) è quasi al livello del predecessore, ma cede dal punto di vista della novità. Una cosa è certa: La città morta e Senza un posto dove dormire sono due delle canzoni più belle della carriera del gruppo emiliano. Curiosamente (Frank Zappa docet) l'album si intitola come una delle canzoni contenute in Lungo i bordi.

Per il disco successivo i Massimo Volume tornano in quartetto (saluta il fondatore Gabriele Ceci) e cercano di sfruttare commercialmente il periodo d'oro del rock indipendente italiano. Club Privé (1999 - **1/2) è prodotto da Manuel Agnelli degli Afterhours e può contare sulla presenza della stellina Cristina Donà. L'album è una mezza delusione, ma contiene il bellissimo picco emozionale di Dopo che, il quale probabilmente vale da solo tutto il resto del cd.

Dopo lo scioglimento, avvenuto nel 2001, i Massimo Volume rimangono in silenzio fino al 2008, quando si riuniscono per un evento speciale nella loro Bologna (all'Estragon). Ne viene tratto l'ottimo album dal vivo Bologna, novembre 2008 (****), che ripercorre alcuni dei momenti più esaltanti in particolare del secondo e del terzo album. Ascoltando questo live si ottiene l'esatta misura di quanto fossero mancati nel panorama rock italiano. Del resto i "discepoli" Offlaga Disco Pax, nell'attesa, ci avevano scaldati a dovere.

La band si riforma definitivamente in quartetto con il nuovo chitarrista Stefano Pilia e mette sul mercato l'alterno Cattive abitudini (2010 - ***1/2). Litio e Coney Island sono ottimi brani, ma la musica sembra molto meno tagliente rispetto al passato: come se i Massimo Volume si fossero un poco imborghesiti.

Massimo Volume / Bachi da Pietra (2011 - ***) è un ep split che vede uniti i Massimo Volume ed i giovani virgulti hard blues Bachi da pietra. Ciascun gruppo suona due brani, coverizzando anche una canzone dell'altro. Niente di imprescindibile, ma Un altro domani rimane un pezzo piuttosto interessante.

Aspettando i barbari (2013 - ****) è un ritorno in grande stile per i Massimo Volume e rappresenta soltanto un minuscolo downgrade rispetto agli apici della carriera. Subito le cattive vibrazioni dell'iniziale Dio delle zecche, ci fanno capire come si sia di fronte all'album forse più duro dell'intero catalogo.
 

Altre canzoni di poesia sporca e sublime sono Aspettando i barbari (da brividi), Vic Chesnutt (incredibile omaggio al purtroppo defunto grande cantautore della Georgia) e Compound.

  Lorenzo Allori