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PIERS FACCINI Discografia

Piers Faccini nasce a Londra da padre italiano e madre britannica. Quando però il bambino ha cinque anni la famiglia si trasferisce in Francia, fatto questo che segnerà per sempre i gusti musicali del giovane Piers.

Il primo album, intitolato Leave No Trace (2004 - ****), è per l'appunto un'originale miscela di folk britannico e cantautorato francese. Questo disco all'epoca fece sobbalzare giustamente dalla sedia più di un critico. Catch A Flame, Come My Demons e la straordinaria Circles ‘Round You sono da annoverare tra le ballate più belle di quel decennio.

 

Faccini diventa famoso e viene preso sotto l'ala protettrice di Ben Harper e del suo storico produttore JP Plunier, il quale però non si dimostra affatto il producer giusto per questo delicato artista. Tearing Sky (2006 - ***1/2) si dimostra album più maturo del predecessore, ma appunto rovinato da una produzione eccessivamente pulita. Piers riscopre le proprie radici musicali francofone ingaggiando alcuni musicisti africani ad occuparsi della sezione ritmica. Peccato soltanto per pezzi deliziosi come If I, Days Like These, Fire In My Head, Talk To Her, Sons And Daughters o Walk Over You, che avrebbero meritato tutti una veste sonora ben diversa.

La riscossa non tarda ad arrivare ed ha le sembianze di Two Grains Of Sand (2009 - ****), album dalle tematiche spiccatamente spirituali e religiose, che possiamo tranquillamente definire il più impetuoso e rock della sua breve carriera. La title track, To See Is To Believe ed A Storm Is Going To Come sono nuove meraviglie con le quali lastricare la strada verso casa.

Tanto Two Grains Of Sand era appassionato, tanto viceversa My Wilderness (2011 - **1/2), a dispetto del titolo, appare involuto ed ingessato nel suo simil cantautorato francese.

The Beggar And The Thief o And Still The Calling sono le uniche eccezioni alla noia imperante. Si tratta del suo peggior album in assoluto.

 
Con Between Dogs And Wolves (2013 - ****) Faccini realizza un altro piccolo capolavoro, finalmente decidendo di registrare canzoni in francese (Reste la marée) ed in italiano (Il cammino). Per chi conosce la sua dimensione live, si tratta di un ben noto ed affascinante ingrediente, per tutti gli altri sarà sicuramente una gradita sorpresa.

Molto belle anche Black Rose, Broken Mirror e Wide Shut Eyes; peccato solo per l'orribile copertina, degna di quelle che si facevano per gli album AOR degli anni '70.

Songs Of Time Lost (2015 - ****) è il coronamento di un vecchio progetto del buon Piers. Nel corso della sua esistenza poliglotta, il cantautore è venuto in contatto con le più svariate tradizioni musicali. In particolare, in questo album, viene omaggiata a più riprese quella napoletana, con una serie di canzoni, anche antiche, che Faccini ha appreso dalla moglie Lavinia.
 
Il disco è stato ideato, suonato ed arrangiato a quattro mani con l'ottimo contrabbassista francese Vincent Segal (un nome di peso nel circuito "world music"). Pochi artisti oggi potrebbero permettersi di suonare un brano del XVI secolo (Villanella di Cenerentola), coverizzare Pino Daniele (Cammina cammina), rintracciare un brano poco noto di Townes Van Zandt (Quicksilver Daydreams Of Maria), o riscrivere in modo personale la Place To Be di nickdrakeiana memoria (A Half On Me), rimanendo sempre credibili e fedeli al proprio stile. Forse soltanto Mr. Richard Thompson (e secondo me è un grandissimo complimento). Il punto più alto della raccolta lo si raggiunge poi con la splendida Cicerenella. Songs Of Time Lost è senza dubbio tra le cose migliori di Piers Faccini.        
 
Con I Dreamed An Island (2016 - ****) finalmente Piers Faccini è giunto a realizzare il suo album mediterraneo definitivo, dopo che si è progressivamente allontanato dall'interesse verso le musiche dell'Africa nera, che avevano caratterizzato l'inizio di carriera.

Un disco in cui si abbracciano spesso i suoni delle culture arabe (The Many Were More, Comets), filtrandole però sempre con una sensibilità folk che arriva dritta dall'Inghilterra di fine anni '60 (con certi barocchismi perfino di stampo prog rock). Faccini si trova perfettamente a proprio agio anche con gli strumenti della tradizione folkloristica italiana (in lista ci sono addirittura la mandola e la zampogna) e, come gli succede sempre più di sovente, ha deciso di incidere una canzone nella nostra lingua (la bellissima Anima). Ormai i suoi dischi emanano una luce così particolare da riuscire a creare un embrione di dipendenza. Da segnalare l'ospitata al contrabbasso del jazzista Chris Wood, famoso per essere parte del trio Medeski, Martin & Wood.

 Lorenzo Allori