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PUBLIC IMAGE LIMITED Discografia

Desideroso di dimostrare al mondo che i Sex Pistols non sono stati soltanto una creatura frutto della mente malata del loro manager Malcom McLaren, il cantante Johnny Rotten assume la sua vera identità anagrafica (John Lydon) e fonda, insieme al bassista Jah Wobble ed al chitarrista Keith Levene, i Public Image Limited. Con un gusto per la provocazione teatrale in puro “Pistols style”, la band viene descritta come un’azienda il cui amministratore è lo stesso Lydon. Gli impiegati / operai sono due musicisti dal grande gusto e dall’altrettanto grande originalità. Ne nascerà una delle avventure più incredibili del post punk britannico.
Il primo disco si intitola Public Image / First Issue (1978 - ****) ed è una mezza delusione per chi lo compra pensando al punk rock della precedente avventura di Lydon. Qui i ritmi sono sperimentali e dilatati, debitori sia del dub giamaicano, sia del kraut tedesco. I brani più accessibili (Public Image, Attack) sono abbastanza feroci, ma il resto è musica sperimentale al 100% (Religion I, Religion II, Fodderstompf). Il vertice del disco viene raggiunto con la leggendaria Low Life.

 Metal Box / Second Edition (1979 - ****) è il punto più alto della produzione dei PIL classici: un doppio album in cui a farla da padrone sono le atmosfere narcotiche e malsane prodotte dalle innovative linee di basso di Jah Wobble. John Lydon declama versi taglienti lungo le maratone dub intitolate Albatross e Pop Tones.
Se di industria musicale si tratta, Lydon e i suoi hanno di certo scelto la strada più impervia ed anti –commerciale. La custodia della prima edizione dell’lp (una scatola tonda di latta) è destinata a contendere al primo disco dei Velvet Underground la palma di miglior copertina della storia del rock.
Jah Wobble è divenuto troppo ingombrante e dopo un’epica litigata con Lydon e Levene esce dalla band. Ecco che il protagonista del nuovo disco, Flowers Of Romance (1981 - ***1/2), diviene a sorpresa l’ottimo batterista Martin Atkins. I taglienti riff chitarristici di Keith Levene in Go Back fungono solo da diversivo all’interno di un estenuante e continuo dialogo tra la voce salmodiante del leader e le percussioni. La title track e soprattutto l’iniziale Four Enclosed Walls sono i biglietti da visita del nuovo corso del gruppo.
Live In Tokyo (1983 - **) è un doppio album dal vivo registrato in modo piuttosto approssimativo. Se dovete ascoltare i classici dei PIL (Annalisa, Low Life, Religion o Death Disco) rivolgetevi agli album in studio. E’ un consiglio da amico.
This Is What You Want….This Is What You Get (1984 - ***) e Commercial Zone (1984 - **1/2) sono due dischi gemelli (stesse canzoni ma arrangiamenti e mixaggio differenti) con i quali John Lydon e Keith Levene si dividono onori ed oneri (entrambi supportati dall’ormai insostituibile Martin Atkins). Non siamo certo dalle parti dei migliori PIL, ma proprio dal primo esce il singolo di maggiore successo della carriera del gruppo: This Is Not A Love Song.
Per molti Compact Disc / Album (1986 - ***1/2) è il capolavoro misconosciuto del post punk degli anni ’80. I PIL diventano più democratici ed aprono la loro ragione sociale al mondo del jazz (Chet Baker, Miles Davis, Tony Williams e Ornette Coleman partecipano alle sessions dirette dal grande bassista Bill Laswell, forse il più grande esegeta del periodo elettrico dello stesso Davis). C’è spazio poi per altri grandi nomi della musica come Ginger Baker (The Cream), Steve Vai e Ryuichi Sakamoto. Sembra impossibile (visti i nomi coinvolti) ma si tratta di uno degli album più rock e quindi più accessibili del gruppo. Splendide Rise, Ease e FFF.
Anche Keith Levene se ne va e John Lydon riforma i PIL con diversi talenti presi dal meglio del post punk britannico (Magazine, Pop Group, Rip Rig & Panic). Il nome più noto è l’ex chitarrista dei Damned, Lou Edmond, che però si scontrerà ben presto con l’ego di Lydon. Happy? (1987 - ***) è disco senza infamia e senza lode che cerca ostinatamente una via innovativa per il rock n’roll.
Nine (1989 - **1/2) rappresenta il punto più basso e vicino alla musica dance della carriera in studio del gruppo. Lydon è convinto di essere al livello di Happy Mondays o Stone Roses, ma questa volta è semplicemente un passo indietro.
Arrangiamenti smaccatamente funky e ballabili caratterizzano That What Is Not (1992 - ***). Per carità, niente di particolarmente orribile, ma i PIL veri erano un’altra cosa.

Con il ritorno di buona parte della formazione storica (ma non l’amatissimo dai fan Jah Wobble), esce This Is PIL (2012 - ***), album che riaggiorna al presente le consuete caratteristiche “anti – rock” di Lydon & Co. Elementi reggae e dub, percussioni tribali, accenni punk rock sono gli ingredienti di un album che è al solito diverso da quanto fatto dalla band in precedenza, ma eppure immediatamente riconoscibile.
 
Se Lollipop Opera è la versione del XXI secolo di Death Disco o Pop Tones, le canzoni migliori rispondono ai nomi di Human e soprattutto Deeper Water. Lunga vita a questi PIL, che sembrano essere tornati con i giusti stimoli.
 What The World Needs Now... (2015 - ***) inizia con il piglio quasi punkeggiante di Double Trouble. Si tratta però soltanto di un lampo perché John Lydon non ha nessuna intenzione di tornare ad essere Johnny Rotten. Dopo ci sono episodi più convenzionale, direi perfino quasi pop.

Il meglio di questo album "borghese" dei PIL lo si ha però con le lunghe progressioni dub (C'est la vie, Big Blue Sky), queste sì davvero all'altezza del gloriosissimo passato.

  Lorenzo Allori