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Radiogas Reload N.5

 

Radiogas vi propone alcuni album da rivalutare (e da riascoltare con attenzione) usciti negli scorsi decenni.

 

Baroness – The Red Album

  

Anno di pubblicazione: 2007

Provenienza: USA

Genere: metal

Voto: ****

Brano migliore: The Birthing

 

Commento: L’heavy metal classico è morto? Una decisa risposta negativa arriva dal Sud degli States nel 2007. I Baroness sono un incredibile gruppo che saccheggia gli anni ’70 ammantandoli di nuova ferocia (talvolta il cantato è in growl). Tanta potenza, tanta velocità, ma soprattutto una tecnica sopraffina e canzoni dal respiro di vere e proprie suite che non possono che ricordare i gloriosi tempi del prog inglese. Il cantante e chitarrista John Baizley è uno dei migliori prodotti della sua generazione.

 

Assomiglia a: Trivium, ma è veramente arduo trovare delle somiglianze che rendano veramente l’idea della musica dei Baroness.

 

Dove ascoltarlo: In un campo di grano appena falciato, seduti sui covoni.

 

Little Feat – Waiting For Culumbus

  

Anno di pubblicazione: 1978

Provenienza: USA

Genere: jam band, southern rock

Voto: ****1/2

Brano migliore: Medley: Dixie Chicken / Tripe Face Boogie


Commento: Lowell George, prematuramente scomparso nel 1980, è stato uno dei musicisti più sottovalutati della storia. Perfino Frank Zappa lo estromise dalla formazione dei Mothers del 1970, forse comprendendone poco lo straordinario talento. Si tratta comunque, insieme a Duane Allman, del più grande chitarrista slide bianco della storia. Se ciò non bastasse nei Little Feat militava anche lo straordinario tastierista Bill Payne, solista eccelso e pioniere nell’uso di numerose tipologie di sintetizzatore. Album dal vivo pressoché perfetto, l’unico neo potrebbe essere l’eccessiva ironia che a volte traspare dalla musica di questi cinque buontemponi.

 

Assomiglia a: The Band, Bloomfield & Kooper, Allman Brothers Band

 

Dove ascoltarlo: in biblioteca, mentre l’infelice accanto studia ascoltando della pessima musica leggera italiana.

 

Weezer – Pinkerton

  

Anno di pubblicazione: 1997

Provenienza: USA

Genere: power pop

Voto: ***1/2

Brano migliore: The Good Life

 

Commento: dopo l’incredibile successo del singolo Buddy Holly (1995), contenuto nel loro album d’esordio, i Weezer erano attesi al varco. Ecco che dopo due anni esce quelo che probabilmente è il disco più grintoso della loro carriera. Le indubbie qualità melodiche del leader Rivers Cuomo (voce e chitarra) sono infatti messe al servizio di un power pop molto potente che sovente sconfina nel punk rock. E’ la rabbia ciò che più colpisce in questo secondo lavoro della band del New Jersey, fin dalla sferzante iniziale Tired Of Sex. Certo ci sono anche momenti di puro divertimento leggero come Getchoo o El Scorcho, ma i Weezer erano ormai divenuti irrimediabilmente adulti. L’album dovrebbe essere un concept ispirato alla vicenda della Madama Butterfly di Pucciniana memoria, ma francamente, a parte il titolo del disco (Pinkerton è il nome del personaggio principale dell’opera) e della conclusiva soffice ballata Butterfly, non si notano altri riferimenti degni di nota.

 

Assomiglia a: Supergrass, Lemonheads

 

Dove ascoltarlo: affacciandosi ad una ventosa terrazza a picco sul mare.

 

Rip, Rig & Panic – I Am Cold

  

Anno di pubblicazione: 1982

Provenienza: Gran Bretagna

Genere: soul, fusion

Voto: ***

Brano migliore: Tax Sex

 

Commento: Il Pop Group era stato uno dei protagonisti dell’ala più intellettuale della new wave britannica. Il loro album Y del 1979 è stato un album che ha lasciato il segno in tutti coloro lo abbiano ascoltato. Già l’anno successivo i membri del Pop Group fondarono il progetto Rip, Rig & Panic, che già dalla denominazione voleva essere un omaggio al soul jazz degli anni ’60 (è il titolo di un leggendario album del polistrumentista Roland Kirk, datato 1965). Con questo loro secondo lavoro i Rip, Rig & Panic spingono ancora di più dell’esordio in direzione sperimentale. In sostanza si tratta di furiosi e rumorosi schizzi jazz con una voce che più che cantare effettua vocalizzi un po’ sconnessi. L’unica rimanente traccia della new wave che fu è una ritmica in 4/4 molto insistente, che si suppone vorrebbe fare scatenare sul dancefloor gli ascoltatori. Uno degli album più strani della storia del rock insomma. Partecipa alla voce Neneh Cherry (all’epoca ancora sconosciuta) ed alla tromba suo padre: il grande Don Cherry. Da riascoltare con attenzione per scoprire chi vi ha preso ispirazione.

 

Assomiglia a: Pop Group, Clusone Trio, Lounge Lizards

 

Dove ascoltarlo: riguardando una vecchia puntata di Discoring.

 

The Flaming Lips – In A Priest Driven Ambulance

  

Anno di pubblicazione: 1990

Provenienza: USA

Genere: noise rock

Voto: *****

Brano migliore: Unconsciously Screamin’

 

Commento: quei mattacchioni dei Flaming Lips oggi sono famosi per la loro teatralità e per uno stile che vorrebbe spedire i Beatles in orbita su Marte. Nella prima fase della carriera era però tutta un’altra storia ed in effetti questo In A Priest Driven Ambulance ci mostra il quartetto guidato dal chitarrista e cantante Wayne Coyne impegnato a realizzare dissacranti momenti di puro rumore, con testi vagamente di matrice Zappiana. Tra le file dei Lips all’epoca militava il chitarrista Johnathan Donahue, che qualche anno dopo avrebbe fondato i Mercury Rev, ma qui di dream pop c’è veramente poco. Le chitarre non fanno sognare, ma stringono la gola dell’ascoltatore fin dall’iniziale Shine On Sweet Jesus. Disco strepitoso ristampato qualche anno fa con un intero cd di inediti del periodo 1989 – 1991.

 

Assomiglia a: Big Black

 

Dove ascoltarlo: in una spiaggia di nudisti.

 
 Lorenzo Allori