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THE KINKS

 

Face To Face with the Kinks, or Something Else by the British Invasion.

 

Il 1964 fu proprio un anno da ricordare! Da una parte dell'oceano Bob Dylan scalava le classifiche di Billboard con Another Side Of Bob Dylan e Simon And Garfunkel debuttavano con Wednesday Morning, 3 A.M. mentre l'Inghilterra iniziava a ribollire di quel fermento musicale che sarebbe poi passato sotto il nome di British Invasion, trainato dal successo mondiale dei Beatles. Certo se in quegli anni foste capitati a Londra difficilmente non vi sareste imbattuti in qualche strano personaggio, oggi entrato a pieno titolo nella Storia della Musica con la S maiuscola. Sembrava che tutti avessero le carte in regola per diventare qualcuno. In questo clima in cui tutto sembrava possibile e a portata di mano iniziò anche la lunga parabola di un gruppo geniale dallo stile difficilmente definibile: i Kinks dei fratelli Davies.

 

Il loro album di debutto, uscito in Inghilterra per la Pye con il semplice titolo di Kinks è un lavoro che risente molto degli influssi del rock and roll (direttamente rintracciabili in due cover di Chuck Berry e Bo Diddley), del blues e dello skiffle che tanto aveva imperversato in Inghilterra negli anni precedenti, nonchè della moda del momento. Le canzoni sono in parte a firma di Ray Davies, in parte traditional e cover, a completare un album che inequivocabilmente, soprattutto nell'uso delle voci, risente dall'influsso del periodo (per non dire dell'influsso dei Beatles). Quindi un album come tanti usciti in quel periodo sotto un certo punto di vista, solare e leggero, da mettere sul giradischi e ballare. Ma questo Kinks merita a pieno titolo di essere ricordato, non foss'altro per un brano, che è poi quello che da il titolo alla versione Americana.

You Really Got Me, rilasciata come singolo nell'agosto del 1964, con il suo riff di chitarra grezzo, distorto e tagliente, basato su tre powerchords e ripetuto invariabilmente per tutta la canzone, misto alla voce roca e urlata di Ray Davies, valse al gruppo la posizione n° 1 nella classifica inglese e la partecipazione al noto programma televisivo Ready, Steady, Go!.

You Really Got Me è unanimamente riconosciuta come il primo esempio di canzone heavy metal in cui fu volutamente usato un amplificatore rotto per rendere il suono distorto (non dimentichiamoci, senza nulla togliere ai Kinks, che tra i sessionmen che parteciparono alle sedute di registrazione di questo pezzo spunta il nome di un personaggio allora conosciuto solo nella cerchia degli addetti ai lavori ma che avrebbe fatto molta strada nel decennio a venire: Jimmy Page).

E dopo il successo ecco anche il primo tour mondiale con date in Australia e America oltre che in Europa e in Asia. E proprio in India, Ray Davies scrisse il testo di quella che poi sarebbe diventata See My Friends, rilasciata come singolo nel luglio del 1965, è la prima canzone rock ad incorporare elementi di musica folklorica orientale, nel caso specifico viene usato un sitar, mesi prima che i Beatles, seguendo la passione per l'oriente di George Harrison, usassero lo stesso strumento in Norwegian Wood.


E il 1965, dopo una continua produzione di singoli, ecco che i quattro ragazzi di Muswell Hill tornano con Kinda Kinks. Registrato di corsa, subito dopo il ritorno dall'Asia, con fiato della casa discografica sul collo, lasciò molto contrariato Ray Davies, in quanto, secondo lui, sarebbe servito del lavoro aggiuntivo di rifinitura, che però per problemi di tempo fu impossibile fare. Davies disse in un'intervista che “Certo un po' più di attenzione non avrebbe fatto male. Penso che Shel Talmy [il produttore] sia andato un po' troppo oltre nel cercare di mantenere un suono ruvido. Alcune delle double tracking sono spaventose. Certo c'erano canzoni migliori rispetto al primo album, ma non sono state curate nel modo giusto. Il lavoro è stato troppo affrettato.”.

Questo secondo album non si discosta molto dal primo, non seguendo la strada grezza intrapresa con You Really Got Me, si basa su melodie orecchiabili, canzoni d'amore, testi azzeccati, di cui il più famoso è sicuramente Tired Of Waiting For You. La voce di Ray Davies è, armoniosa e allegra, si concede però a tratti momenti nasali di dylaniana memoria, ad anticipare quella vocalità un po' canzonatoria che dì li a poco sarebbe diventato uno dei marchi di fabbrica dello stile Kinks.


  

Ma forse non del tutto soddisfatti di Kinda Kinks, a pochi mesi di distanza ecco di nuovo Pete Quaife, Mick Avory, Dave e Ray Davis al lavoro su un nuovo album: The Kink Kontroversy.

Ecco affiorare di nuovo le note ruggenti nel riff travolgente di All Day And All Of The Night mentre il gruppo si chiede Where have all the good times gone?, certo non in riferimento alla carriera, che continuava a sfornare hits una dietro l'altra, sotto la guida dell'inesauribile genio creativo di Ray Davies, capace di sfornare materiale nuovo e mai ripetitivo a comando, come estraendolo da un cilindro magico.


Il 1966 è l'anno di Face To Face, in cui il sound dei Kinks comincia a farsi più elegante e ricercato, a complicarsi e ad assumere un sapore barocco, a discostarsi quasi totalmente dal rock and roll e dal blues cercando la propria strada. Allora ecco un capolavoro come Sunny Afternoon, in cui nulla è importante, se non starsene pigramente a godersi un pomeriggio di sole, e poco importa se non è rimasto altro che quello. Non c'è più posto per cover, tutto è lasciato in mano a Ray. Ormai i Kinks sono adulti e cercano la loro strada, senza confronti ingombranti come coi Beatles, gli Who o i Rolling Stones.


 

Allora, per non perdere tempo, ecco Something Else By The Kinks (1967), l'ennesimo passo avanti nella sperimentazione e nella ricercatezza di un suono melanconicamente dandy e barocco. Dave Davis si cimenta nella scrittura e nel canto, dando vita alle immagini indimenticabili di Death Of A Clown, mentre il fratello racchiude tutta l'apatica bellezza di una giornata londinese in Waterloo Sunseset.

 

Perchè negli anni Settanta tutti facevano concept album? Perchè qualcuno li faceva già dagli anni Sessanta! Tutti iniziavano a destreggiarsi con album che avessero un fulcro centrale attorno a cui si muoveva la narrazione. Nel 1967 era il momento di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles, nel 1969 sarebbero arrivati gli Who con Tommy. Ma nel 1968 anche i Kinks stavano accarezzando l'idea di un concept dedicato alle semplici gioie della vita in campagna ormai eclissate dalla frenesia cittadina. The Kinks Are The Village Green Preservations Society è un album pieno di sole e di ricordi vividi e felici di tempi passati, di amici, di amori e di strani personaggi fiabeschi. C'è il paese con il suo calmo passare del tempo, scandito dai rintocchi del campanile che svetta solitario e il suo parco assolato e tranquillo. E poi ci sono i turisti, che scattano fotografie di qualsiasi cosa, solo per dimostrare che “esistono veramente” e riempiono album su album, da far vedere ai disgraziati amici fino a farli supplicare “Basta, non farmene vedere più!”.

  

Ma The Kinks Are The Village Green Preservations Society, è solo una prova generale, per Arthur (Or The Decline And Fall Of The British Empire) uscito l'anno dopo, in cui vengono raccontati e testimoniati da tutti i possibili punti di vista il declino e la fine dell'impero britannico, destinato alla caduta sin dal suo sfolgorante esordio.

  

Un album genialmente umoristico, intriso di storia e satira sociale, è stato definito da Melody Maker “Inglese fino all'osso”. Inanella una serie di immagini contemporanee e passate, che presagiscono nulla di buono per il futuro; dal ritratto della regina Vittoria, ai frammenti di discorsi di Churchill, alla guerra, l'arruolamento coatto e il paradiso perduto dello Shangri-là domestico. Il primo di una serie di concept maturi e eleganti, ognuno profondamente diverso dall'altro. Un album perfetto per chiudere una decade magica e aprirne una altrettanto piena di sorprese ancora da scoprire e di storie da mettere in musica. Dopo le cose sarebbero cambiate, Quife avrebbe lasciato la band e sarebbe stato sostituito da John Dalton...ma del resto anche questa è un'altra storia!


N.B. La parziale discografia riportata nell'articolo (a cui mancano singoli e EP) si riferisce alle versioni inglesi degli album dei Kinks usciti negli anni Sessanta, poi pubblicati anche negli Stati Uniti dalla Reprise con titoli e scalette a volte totalmente differenti.

 


  FrancescaFerrari