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Marco Monzali

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The Cream Discografia

 

Il primo "supergruppo" della storia del rock nasce allorché il miglior chitarrista britannico della propria generazione, Eric Clapton (ex Bluesbreakers e Yardbirds), si unisce a Jack Bruce (basso, armonica e voce) e Ginger Baker (batteria). I tre sono solisti sopraffini ed hanno un'idea decisamente "progressiva" del blues revival.

Il primo album, Fresh Cream (1967 - ***), è già un saggio di cosa sono capaci di fare questi tre innovatori. Ad attirare subito l'attenzione è la stravolta rilettura del classico blues Spoonful (Willie Dixon). Probabilmente qui nasce davvero l'hard rock, anche se Sleepy Time Time, Sweet Wine e soprattutto gli indovinati coretti di I Feel Free strizzano ancora l'occhio al pop da classifica. Fulminante la cover di I'm So Glad di Skip James, che li fa notare anche negli States, mentre Ginger Baker rivendica libertà di espressione per i batteristi rock con l'assolo di batteria di Toad.

 

Con un titolo deliziosamente british, Disraeli Gears (1967 - ****), fa assumere ai Cream il ruolo di rockstar internazionali. Grande merito di ciò deve essere ascritto al riff immortale di The Sunshine Of Your Love, si dice ispirato da certe cose analoghe che Jimi Hendrix stava facendo in parallelo a loro. Per il resto la scaletta fila che è una meraviglia, con gli altri picchi di Strange Brew e We're Going Wrong.


Il momento favorevole continua con il capolavoro Wheels Of Fire (1968 - *****), album che vede i Cream impegnati in studio per un paio di facciate e dal vivo nelle altre due. E' già un'occasione per godere della mitizzata classe strumentale dei tre. Nella parte in studio spiccano gioielli come Politician, Passing Time, White Room e la strepitosa rilettura di Born Under A Bad Sign (tratta dal repertorio Stax del grande Albert King). Nella parte dal vivo i Cream fanno faville con una chilometrica Spoonful e con una più misurata eppure potentissima Crossroads (Robert Johnson).

Goodbye (1969 - **1/2) è il segno dei tempi che passano. I Cream si sciolgono per la stanchezza creativa di Clapton (che fonderà un altro supergruppo, i Blind Faith, con lo stesso Ginger Baker, con Greg Rich dei Family e con Stevie Winwood dei Traffic). Jack Bruce sfogherà invece negli anni successivi la sua grande passione per il jazz e la fusion. Questo album è un pasticcio con diverse canzoni già registrate per gli album precedenti. Resta il fatto che i Cream ci lasciano in eredità anche la notevole The Badge.

La "fame" di testimonianze dal vivo dei defunti Cream viene in parte placata da una serie di album dal vivo postumi. Inizia il buon livello di Live Cream (1970 - ***1/2), con grandi versioni di N.S.U. e Sweet Wine registrate al Winterland di San Francisco durante un concerto dell'anno di grazia 1968.

Sicuramente inferiore risulta la resa di Live Cream Volume Two (1972 - ***), altra compilation formata da canzoni tratte dai concerti americani e giapponesi del 1968. Occorreva però assolutamente almeno una "live version" di The Sunshine Of Your Love.

Un'estemporanea reunion, realizzata nel nuovo millennio, frutta il convincente doppio dal vivo Royal Albert Hall, London '05 (2005 - ***1/2). Intelligentemente, mentre contano il gruzzolo derivante da questa simpatica operazione commerciale, i Cream rinunciano alle loro caratteristiche maratone di blues psichedelico, che francamente oggi sarebbero anacronistiche. Ecco dunque due cd di ottimo hard blues, conciso e suonato con verve e passione. Non male davvero per una serata celebrativa.

  
 Lorenzo Allori