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The Promise Is Broken: l’epifania “blue collar” del Boss.

 Giubbotto di pelle indossato con noncuranza, "Fruit Of The Loom" candida e sguardo esausto nel vuoto, così si presentava Bruce Springsteen sulla copertina del suo quarto album. Un disco, intitolato Darkness On The Edge Of Town (1978), che molti (me compreso) considerano come il più bello e significativo della sua intera carriera.

Springsteen aveva tutte le ragioni per essere esausto in quella foto. Benché Born To Run (1975) fosse stato un grande successo di pubblico, il Boss aveva passato i successivi tre anni a far causa al proprio manager Mike Appel ed a registrare un numero infinito di canzoni per realizzare un disco senza precedenti, che avrebbe raccontato le difficili condizioni di vita della classe lavoratrice americana.Nel 1951 il sociologo americano Charles Wright Mills (1916 - 1962), scrisse un'opera rivoluzionaria, intitolata White Collar, che analizzò al meglio il sistema produttivo degli Stati Uniti d'America. Fino ad allora i sociologi avevano accettato la concezione marxista della suddivisione della società: i capitalisti erano coloro che possedevano i mezzi di produzione, mentre i proletari erano tutti coloro che venivano sfruttati dal capitalismo per arrivare al prodotto finito. La società americana del XX secolo era però ben più complessa di questa semplice schematizzazione di Marx. Già il professor Robert Lynd, nel suo fondamentale saggio Middletown (1929), aveva suddiviso le classi lavoratrici in "working class" e "business class", rompendo la sostanziale monolicità del proletariato secondo la concezione marxista. Ebbene Mills, con White Collar, andò ancora oltre. I capitalisti erano sia i proprietari dei mezzi di produzione (gli azionisti delle grandi corporations americane), sia i grandi manager da loro stipendiati. I proletari nel senso letterale del termine diventarono gli "underdogs", coloro che cioè erano privi di sostentamento fisso o viceversa ne avevano appena per sopravvivere (in particolare gli immigrati recentemente sopraggiunti in America). Nella nuova concezione di Mills apparvero quindi due grandi categorie di lavoratori e lavoratrici: i "colletti bianchi" ed i "colletti blu", i primi protagonisti dell'ascesa economica della nazione americana tramite un lavoro burocratico di tipo impiegatizio ed i secondi costretti ad un lavoro faticoso e ripetitivo.

Il Bruce Springsteen che aveva dispiegato i propri "sogni di rock n'roll" con il magistrale Born To Run, si era sentito altresì irresistibilmente attratto dal raccontare la storia della sua gente cioè proprio quei colletti blu definiti tanti anni prima da Mills.

 

"Bassifondi, devi viverci ogni giorno
Lasciate che i cuori infranti si facciano avanti
Con il prezzo che devono pagare
Continueremo a spingere finché non sarà tutto chiaro
E questi bassifondi cominceranno a trattarci un po' meglio...

...Lavorare nei campi
Fino a quando la schiena non è in fiamme
Lavorare in officina
Fino a quando non ti sei chiarito le idee
Sono proprio chiare adesso

Il povero vuole diventare ricco
Il ricco vuole diventare re
E il re non è soddisfatto
Fino a quando non regna dappertutto
Voglio uscire stanotte
Voglio scoprire quello che è mio"


Così recitava il testo di Badlands, la canzone che inaugurava Darkness On The Edge Of Town, con la quale il Boss si poneva in deciso contrasto con le canzoni guascone e piene di speranza dei suoi album precedenti. Fin da subito la critica parlò di "Blue Collar Heroes", ponendo nella stessa categoria, oltre all'esempio più significativo del Boss, il rock graffiante di John "Cougar" Mellencamp, le canzoni da "beautiful loser" di Bob Seger, il soul bianco di Southside Johnny e Gary U.S. Bond e perfino il rock n'roll profumato di sixties suonato da Tom Petty con i suoi Heartbreakers. Una compagnia abbastanza eterogenea, ma accomunata dalla voglia di stare vicini, per non dire confusi, con il proprio pubblico.

Bruce Springsteen è il membro di una qualsiasi famiglia di operai che racconta la durezza della vita dei propri genitori e denuncia come il potere messianico del rock n'roll funzioni solo in casi molto particolari (e fortunati). Ancora oggi si rimane folgorati dallo straordinario testo di uno dei pezzi più belli di Darkness, quella Factory che azzera qualsiasi tentazione di divismo dell'ancor giovane Bruce:

Di primo mattino suona il fischio della fabbrica
L'uomo si alza dal letto e si veste
Prende il suo pranzo ed esce nella chiara luce del mattino

E' vita di lavoro
Nient'altro che vita di lavoro

Attraverso luoghi di paura, attraverso luoghi di dolore
Vedo mio padre attraversare i cancelli della fabbrica sotto la pioggia
La fabbrica si porta via il suo udito, ma la fabbrica gli dà da vivere...

...Alla fine della giornata grida il fischio della fabbrica
Gli uomini escono da quei cancelli con la morte nel cuore
E farai meglio a credere, ragazzo
Che qualcuno si sentirà male stanotte...


 A distanza di 32 anni il Boss ha deciso di renderci disponibili circa la metà delle canzoni registrate nelle infinite sessions del biennio 1977 - 1978 (in tutto le registrazioni sembra siano circa un'ottantina). The Promise è il doppio album che raccoglie questo regalo di Springsteen ai suoi fan. Una raccolta di brani molto interessante anche per capire la genesi di alcune canzoni  
 

Per prima cosa appaiono arrangiamenti diversi dagli ufficiali della struggente Racing In The Street e della già citata Factory (qui intitolata Come On / Let's Go Tonight), poi ci sono canzoni che Springsteen aveva all'epoca regalato ad altri artisti (Patti Smith, Gary U.S. Bond e Southside Johnny), come la celeberrima Because The Night. Finalmente tutti gli springsteeniani possono bearsi nell'ascoltare la versione in studio di quella Fire che, scritta appositamente per Elvis Presley, non fu mai da questi cantata a causa della sua prematura scomparsa. La title track viene riproposta in una versione secondo me più deludente di quella già apparsa nella raccolta di outtakes Eighteen Tracks (1999). Resta comunque una delle più belle canzoni del Boss, con quel ritornello che cita Thunder Road e sa comunque infondere ancora una volta speranza anche se le promesse della gioventù e del sogno americano non sono state mantenute. Più o meno le stesse considerazioni spese per The Promise possono essere riferite all'ottima Rendezvous.

Le cose più interessanti si hanno però con i pezzi completamente inediti (anche se già abbondantemente conosciuti su bootleg) come One Way Street, Wrong Side Of The Street (bellissima), It's A Shame, o la dolce ballata The Way, inserita curiosamente solo come "ghost track". Sono canzoni che grondano di soul e di voglia di redimere il mondo, canzoni che parlano di Asbury Park, di Detroit, di Chicago ma anche, ne sono persuaso, di Torino, Manchester e di qualunque altro luogo del mondo in cui la vita sia solo un piccolo bagliore compreso tra le lunghe ore di lavoro nelle fabbriche.

Quale artista di oggi rinuncerebbe alla pubblicazione di un hit potenziale del calibro di Because The Night (più grande successo commerciale della carriera di Patti Smith), perché non del tutto adeguato al mood del resto dell'album? Un disco di outtakes come The Promise fa valutare molto attentamente certe produzioni di gruppi di oggi celebrate dalla critica.

Si sente dire in giro che The Promise è l'anello mancante tra Born To Run e The River, secondo me è invece la strada ferrata, piena di variazioni di percorso e stazioni intermedie, che dall'innocenza di Born To Run ha portato alla disillusione dell'età adulta di Darkness On The Edge Of Town.

La voglia di raccontare The Other America (Noam Chomsky l'avrebbe chiamata così) avrebbe condotto Bruce Springsteen, di lì a poco, in un luogo imprecisato compreso tra il Nebraska e Atlantic City, ma questa è proprio un'altra storia.

 Lorenzo Allori