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Tortoise - Discografia

I Tortoise nascono come band legata alla scena avant jazz di Chicago. A formarla sono alcuni veterani: John McEntire (batteria), John Herndon (batteria), Dan Bitney (percussioni), Douglas McCombs (basso), Jeff Parker (chitarra) e Bundi Brown (basso). Come si può notare dagli strumenti di elezione, fin da subito, la loro ossessione riguarda lo studio sulle possibilità ritmiche della strumentazione rock e jazz.

Il primo album è già una pietra miliare della musica alternativa degli anni '90. Tortoise (1994 - ****) non ne è probabilmente pienamente cosciente, ma grazie alla sua miscela di musica strumentale, minimalismo elettronico e ritmiche spezzate sta nascendo un nuovo genere musicale, che verrà definito "post rock". Solo a posteriori si indicheranno gli slint come i veri progenitori di questa nuova tendenza musicale. Per me Tortoise rimane il loro album migliore, anche se non molti la pensano in questo modo. Un brano come Ry Cooder, dedicato alle colonne sonore realizzate dal grande chitarrista californiano, resta semplicemente geniale.

Bundi Brown se ne va dalla compagnia, sostituito dal chitarrista David Pajo (uno che è cresciuto a pane ed hardcore punk e proviene dall'altro grande epicentro del post rock americano: Louisville, Kentucky).

Brown riesce comunque a regalare alla band la fenomenale The Taut And Tame, che fa bella mostra di sé nel grande successo di Millions Now Living Will Never Die (1996 - ***1/2). Si tratta di un disco sicuramente ben riuscito, appoggiato sulla progressione della lunghissima Djed, ma anche di un piccolo passo indietro a livello di originalità.

 

A quel punto però il germe del post rock ha già contagiato tutto il mondo e sulla bocca di molti si comincia a parlare di Tortoise e June Of '44.

Era fatale che una band come i Tortoise iniziasse a sperimentare pesantemente con le macchine. C'è tanta elettronica (talvolta in uno strano ibrido tra noise e lounge) a caratterizzare TNT (1998 - ****). Di questo album si parla spesso in modo negativo, si tratta invece dell'ultimo tassello innovativo del sestetto di Chicago. Da qui in poi i Tortoise non faranno che ripetere le formule già sperimentate con i primi tre album. La tilte track e Swung From The Gutters rappresentano uno dei migliori incipit di album dell'intera storia del post / math rock.

La label Konkurrent ha l'idea, all'interno della meritoria serie In The Fishtank, di produrre uno split tra i Tortoise e gli sperimentatori olandesi The Ex. In The Fishtank 5 (1998 - ***) è spigoloso come altri episodi della serie (e come poteva essere altrimenti viste le premesse dello split?), ma sicuramente interessante. Il brano da ricordare si intitola in questo caso Pleasure As Usual.

Six Pack, Speakeasy e Seneca testimoniano una decisa virata del gruppo verso la jazz / fusion. I Tortoise cadono pertanto nel peccato classico dei musicisti virtuosi, concentrandosi sul "bene rifugio" della tecnica strumentale. Standards (2001 - ***) è una piccola delusione artistica, che arriva peraltro quando la stagione d'oro del post rock sembra definitivamente tramontata. I concerti migliori della carriera dei Tortoise si avranno però proprio a partire da questa piccola svolta.

Quando esce It's All Around You (2004 - **1/2) i Tortoise sembrano già una combriccola di ricchi pensionati che gioca a fare musica sperimentale. Il disco è un'ulteriore discesa di quotazioni e non lascia intravedere particolari evoluzioni positive per il futuro.

The Brave And The Bold (2006 - ***1/2) è invece una curiosa collaborazione con il cantautore indie folk Bonnie Prince Billy. Si tratta di un album di cover molto eterogenee (Milton Nascimento, Bruce Springsteen, Minutemen, Elton John, Devo, Richard Thompson ecc.), che vengono trattate in modo molto originale. Molti a questo punto sono pronti a scommettere che i Tortoise inizieranno definitivamente a prevedere parti cantate nei propri brani.

Anche Beacons Of Ancestorship (2009 - ***) replica certe stanche soluzioni sonore, in odore di fusion, del recente passato. Il gruppo si prende una lunga pausa di riflessione eppure, sarebbe stato impossibile solo fino a cinque anni prima, pochi se ne accorgono.

Sicuramente The Catastrophist (2016 - ***1/2) rappresenta un ritorno alla vitalità dei primi tre album, anche se manca ovviamente il dirompente effetto sorpresa. David Pajo non è più della band e questo permette nuovamente la riduzione delle parti di chitarra. C'è invece spazio per complesse tessiture ritmiche e soffici suoni di tastiera vintage. Insomma siamo in parte tornati dalle parti di TNT.

In scaletta ci sono anche due brani cantati in stile vagamente new wave (Rock On e Yonder Blue) da parte di Todd Rittmann (U.S. Maple) e Georgia Hubley (Yo La Tengo) e due strumentali meravigliosi come Ox Duke e Hot Coffee.

 Lorenzo Allori