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AGUIRRE, FURORE DI DIO

(Aguirre, der Zorn Gottes)

di Werner Herzog (Germania, Messico, Perù - 1972).
con Klaus Kinski, Helena Rojo Del Negro, Ruy Guerra, Peter Berling

C'è chi definisce "Aguirre" un film storico e, se si facesse della schematicità un'arte, non ci sarebbe niente da obiettare ma, questo capolavoro indiscusso della filmografia di Herzog, non deve essere imbrigliato, non deve lasciarsi sporcare dalla mediocrità dei catalogatori, "Aguirre" è libero.
 Il protagonista del film è un folle avventuriero al seguito della spedizione di Gonzalo Pizzarro, il fratello del più famoso Francesco, alla ricerca di mirabili ricchezze lungo la Cordigliera delle Ande.I conquistadores che compongono la spedizione, al contrario di quello che avevano sperato e sognato, El Dorado, si trovano davanti una natura selvaggia e lussureggiante che li mina nel fisico e nello spirito, tanto che molti desistono e si ritirano. 
 

Solo uno sparuto gruppo di Spagnoli e di Indios sotto il comando di Aguirre che destituisce con la forza il comandante legittimo Pedro de Ursua, decide di continuare la ricerca fino alle estreme conseguenze.

Klaus Kinski, alla prima delle sue cinque collaborazioni con il regista tedesco, veste i panni di Lope de Aguirre recitando con una forza e una passione che caratterizzeranno tutti i personaggi da lui interpretati sotto la direzione di Herzog.

Herzog dimostra le sue capacità di documentarista riprendendo la natura con immagini che rimangono scolpite per sempre nella mente dello spettatore grazie alla loro poeticità e crudezza; il regista fornisce uno di quei rari esempi di realismo visionario, dove per raccontare la vita non è necessario perdersi nei dettagli e nelle piccolezze.
Per affrontare la questione della follia, del delirio di onnipotenza di un uomo, Lope de Aguirre, convinto di poter sottomettere a sé il mondo degli uomini e della natura, Herzog si avvale del folle istrionismo di Klaus Kinski e della sua stessa capacità di indagare l'animo umano fino all'estreme conseguenze senza indorare o alleggerire quelli che sono i suoi aspetti riprovevoli.

Il finale del film non può che essere tragico: il condottiero, crogiolandosi nell'odio che prova nei confronti del tutto, non si piega e affronta la sua guerra senza nemici con una fierezza maligna che trova giustificazione nell'assurdità dell'esistenza.

L'inviato Morellik