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IL DISCORSO DEL RE - Thomas Hooper

Regia: Thomas Hooper

Anno: 2010

Nazione: Gran Bretagna, Australia

Durata: 111 minuti

Ci sono film dotati di un tale spessore da fare invidia ad un bassorilievo in marmo di Carrara e film che si dimenticano così facilmente da doverli annotare su di un post-it per non scordarli del tutto..."Il Discorso del Re" rientra inesorabilmente nella prima categoria.

Siamo nell'Inghilterra del primo dopoguerra, timorosa, impaurita ma pronta ai "colpi di testa" (l'ironia è d'obbligo) di un Hitler a due passi dalla Polonia, un'Inghilterra che si ritrova improvvisamente senza Re (Ei fu Giorgio V) e che deve fare i conti con una successione al trono quanto mai "spigolosa": David, figlio scapestrato e con il vizietto delle donne (tanto che sarà una donna, pluridivorziata per di più, a detronizzarlo); Bertie (futuro Re Giorgio VI) uomo ipersensibile, dalla balbuzie facile, inconsciamente alla ricerca di attenzioni e consensi, mancati lui in tenera età.La scelta, per fatal destino o per volontà suprema, ricadrà sull'uomo apparentemente meno degno di vestire i panni del Re , impotente nel parlare alla folla a causa della sua grave balbuzie, fragile come un tavolino di cristallo perché consapevole di peccare in personalità e determinazione. Come tutti i film a lieto fine che si rispettino, la situazione volgerà ad una conclusione e sarà una fine rosea per il suddetto Re; grazie all'aiuto, quanto mai fuori dalla deontologia medica, di un logopedista senza laurea e senza lode e così sfacciatamente anti conformista, Bertie riuscirà a pronunciare e scandire parole a ritmo di musica (uno dei tanti metodi utilizzati per acquisire un uso appropriato della parola), ad aprirsi ad un popolo che aspetta impaziente l'annuncio del Re (l'annuncio in questione è l'entrata in guerra della Gran Bretagna contro la Germania di Hitler).

A voler essere sintetici il film è perfetto come un quadro del Da Vinci, gli attori tutti con Oscar al seguito (Helena Bonahm Carter magnifica) indossano in maniera egregia i panni vestiti loro da un regista candidato a numerosi Emmy Awards ed ora in odore di Oscar (Thomas Hooper); musiche, scenografie e battute quanto mai adatte, l'humor britannico emerge in tutto se stesso in special modo nelle animate conversazioni fra "paziente e medico" (Geoffrey Rush riesce a rendere il film sfacciatamente comico). A volergli trovare un difetto, vi è una rappresentazione perbenista della Corona e del suo Re ma, in quanto Inglesi,  cosa mai potremo aspettarci?

 Chiara Boriosi