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IL Giardino delle vergini suicide

CAST: James Woods, Kirsten Dunst, Kathleen Turner, Danny DeVito, Josh Hartnett

ANNO: 1999

NAZIONE: U.S.A.

 

Il declino di quel sogno americano più volte enfatizzato dai mezzi di comunicazione, è stato più o meno trattato nelle maniere più disparate e nei più diversi settori della società comunicativa, spesso in maniera forte ma inefficace, talvolta sottovoce e dall'impatto dirompente. E' senz'altro il secondo, il caso in cui si può inserire la riuscita operazione di Sofia Coppola, che nel 1999 ha diretto questa pellicola sublime e dolce come lei.

Traendo spunto da un romanzo di Jeffrey Eugenides, e ponendo l'opera come il primo capitolo della cosiddetta "trilogia sulla giovinezza inquieta", Sofia Coppola traccia le linee essenziali della storia, che basandosi su fatti realmente accaduti, ne sottolinea una latente ed insostenibile drammaticità senza mai svelare i fatti nella loro completezza.

La trama si scioglie in una stanca e malinconica periferia, alle porte di Detroit, dove la famiglia Lisbon, composta da un padre fatuo, una madre severa e oltremodo bigotta, e cinque splendide figlie bionde, di nome Therese, Mary, Bonnie, Lux, Cecilia, che sono come Dee irraggiungibili per i loro compagni di scuola, che passano gran parte del loro tempo nella più assoluta contemplazione di una vita quotidiana che sembra non nascondere difetti. Ma così non è. 
Un giorno la più giovane delle figlie, Cecilia, tenta il suicidio, ma non riesce nell'impresa, così la madre apre loro la porta di casa, perché stiano attorno alla ragazza, in una festa grottesca che finirà in tragedia, poiché, distante da tutti, Cecilia riuscirà nella sua disperata impresa.

Da adesso tutto sarà strano, le ragazze oramai al centro dell'attenzione di tutti proseguiranno nonostante tutto con le vecchie abitudini, soltanto la bellissima Lux (Kirsten Dunst) cederà alle avances del più intraprendente dei ragazzi, ma...

Inutile raccontare nei dettagli un film che va visto per forza, perché la forza di questo film è nei sottintesi, negli sguardi e negli ammiccamenti, nelle allusioni e nella bellezza come concetto puro, nelle immagini oniriche di cui lo spettatore viene dolcemente inebriato, dalla mano abile della regista, che usa l'arte dell'ammaliamento con stile superbo, addolcendo una pillola altrimenti aspra come il risveglio solitario di una ragazza che piange, aspra come sogni di vinile bruciati nel camino.

La caratterizzazione dei personaggi è resa benissimo, James Woods offre una grande prova, il ruolo del padre dalle mani legate è direttamente proporzionale alla bravura di Kathleen Turner nel plasmare il duro carattere della megera moglie, con lo sguardo deformato dall'astio.

La Dunst offre alla cinepresa l'acerba bellezza di una Lolita, senza mai eccedere in gestualità inutili e sapendo utilizzare le non sottintese armi della più flebile seduzione, ed è per questo che più amari saranno i risvolti.

E del film rimangono in mente i raggi di sole che accarezzano gli sguardi raramente felici di cinque fragili petali al vento.. insieme ad una bella colonna sonora che unisce alcuni evergreen a pezzi originali scritti appositamente dagli Air.

Daniele Nuti