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PALOMBELLA ROSSA

 

Regia: Nanni Moretti

Anno: 1989

Nazione: Italia

Durata: 89 min

 

“E ti vengo a cercare, anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza. Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri, non accontentarmi di piccole gioie quotidiane, fare come un’eremita che rinuncia a sé” così parafrasava una celebre canzone di Battiato e da qui dobbiamo partire per poter capire, con tenacia (compagna di partito) ed estrema lucidità, le gesta a volte sconsiderate di un funzionario del PCI vittima di una crisi di identità.

Michele Apicella (il Nanni Moretti nostrano) è qualcosa di più di un iscritto al Partito, è quello che Weber definiva “politico di professione” (a confermare la tesi di un noto politologo tale Robert Michels sull’evoluzione in senso oligarchico dei Partiti).

Michele è un uomo alla ricerca di se stesso, carente in memoria a causa di un incidente ma vigile, tanto da riuscire nell’arco di una trasferta di pallanuoto ad Acireale (che lo vede protagonista) a ricucire i pezzi di un passato vissuto ma tragicamente dimenticato; luogo di questa “resurrezione” una piscina (una di quelle di serie B), l’acqua come simbolo di purificazione, l’acqua che lava via la pesantezza dell’essere e ci riconduce al nostro io più profondo. Michele in questo viaggio tanto geografico quanto spirituale, inizia a ricordare sprazzi di un passato da militante coraggioso, dove rincorreva le sue tesi a suon di canzoni (Battiato docet), desideroso di una rinascita quanto mai veloce del Partito Comunista “noi siamo uguali agli altri ma siamo diversi” afferma il Moretti - smemorato, ed è proprio su un dato di fatto quanto mai fuori da qualsivoglia filosofia che questi (il Partito), deve rinascere. Lo sport come metafora dell’unione nelle diversità, come coesione e determinazione, non è il libero filosofeggiare a rendere le azioni tali quanto piuttosto l’azione in se stessa, agire è un po’ come morire (quando questo porta a risultati nulli), ma quando è vittoria questo è cambiamento.. e la vittoria in politica DEVE essere una prerogativa di tutti e PER tutti, così come nello sport non si gareggia per il puro partecipare, si combatte per vincere e la vittoria non si conquista a suon di parole, le parole smuovono l’opinione pubblica ma ove vi è un abuso, queste possono assuefarla e renderla vittima (non più motore del Partito). Le parole sono importanti, chi parla male, pensa male e  vive male. In questa opera quanto mai complessa di Moretti, le domande che Apicella si pone sono infinite tanto che sarà proprio una domanda a tradirlo durante la battuta finale della partita…l’uomo è debole è vero (e lo dimostra la fitta schiera di psicologi e simili che ogni personaggio del film si porta appresso) ma solo quando smetterà di combattere contro i suoi simili ma diversi che questo raggiungerà quello che per i cattolici è l’Eden.

Con la partecipazione straordinaria di un Silvio Orlando quasi in fasce e di una Asia Argento ancora lontana dagli scandali familiari (la lunghezza delle sue battute è inversamente proporzionale alla sua età), il film ha i tratti di un compendio di sociologia, L’IMPORTANTE NON è PARTECIPARE.

 Chiara Boriosi