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THE HUNGER Steve McQueen

 

Regia: Steve Mc Queen

Cast: Michael Fassbender, Liam Cunningham, Stuart Graham, Liam McMahon,

 

Nazione: Irlanda, Gran Bretagna

 

Anno:  2008 - 2012

 

Durata: 90 minuti
Pochissimi dialoghi, parecchie urla e un silenzio assordante: questo è The Hunger, il film di Steve McQueen uscito nel 2008, ma approdato nelle sale italiane solo adesso. Non è un film facile da digerire, e non sono tematiche facili quelle dello sciopero della fame ad oltranza iniziato nel 1981 dai detenuti del carcere nord irlandese di Maze per ottenere lo status di detenuti politici. Bobby Sands (Michael Fassbender) era uno di loro, forse il più famoso per il suo attivismo spinto sempre al limite all'interno dell'Ira, o forse perché, a soli 12 anni, vide casa sua bruciare davanti ai suoi occhi.

 

Scioperi delle coperte e dello sporco non sono serviti a far cambiare idea al governo inglese, in mano alla Lady di ferro, e quello che rimane da tentare, dopo un primo tentativo andato male, è uno sciopero della fame portato fino alla conseguenza più estrema. Moriranno, e probabilmente lo sanno già in partenza, in nove. Il governo inglese, poi, cambierà idea.

 

 

The Hunger tratta la violenza in carcere con un'onestà crudele, senza risparmiare niente a nessuno: niente al secondino che controlla che non ci siano bombe sotto la sua auto prima di andare al lavoro, e sciacqua continuamente le nocche sbucciate in lavandini pieni d'acqua dopo aver riempito di botte i detenuti; niente al poliziotto che si trova obbligato a partecipare a vere e proprie azioni punitive nel braccio del "terroristi", e preferisce nascondersi in un corridoio e piangere piuttosto che unirsi ai suoi colleghi in quel gioco crudele che diventa lo schiaffo del soldato, se fatto con scudi, manganelli e prigionieri completamente nudi; niente ai detenuti, privati dei più fondamentali diritti e trattati come bestie da un governo che non ha intenzione di accettare le richieste di chi considera terrorista; niente a padre Dom, il prete della prigione che nessuno ascolta ma tutti rispettano, cattolico repubblicano che condivide gli ideali dell'Ira, ma non il loro modo di agire; niente a Bobby Sands, con un figlio piccolo fuori dalle mura della prigione, che decide di morire perché altri possano vivere, ripetendo che "Non è suicidio, padre. Questo è omicidio".

 

Bobby Sands interpretato da un Michael Fassbender in stato di grazia, capace di riassumere magistralmente in 90 minuti la tragedia di chi decide di mettere in gioco la propria vita, sapendo di avere una buona probabilità di perderla, per i propri ideali. Dopo la morte di nove persone, il governo inglese deciderà di accordare ai prigionieri le loro richieste, senza però ufficialmente riconoscere loro lo status di prigionieri politici.

 

Non è un film facile da buttare giù: i silenzi interminabili, le azioni protratte fino a sentire i nervi che stridono, i colori spenti, innaturali, del carcere, la violenza mostrata senza sconti, la quasi totale assenza di colonna sonora, la voce originale della Tatcher, l'effettivo valore storico, lo rendono però un film necessario. Un po' come tutto quello che dà fastidio.

 

 Valentina Ceccatelli