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WHEN YOU’RE STRANGE – Tom Di Cillo

Regia: Tom Di Cillo

Anno: 2010

Nazione: U.S.A.

Durata: 86 Min

 

"People are strange when you're stranger" cita il testo di una famosa canzone dei Doors; le persone sono strane quando sei straniero, mai frase più azzeccata per dare il titolo al film/documentario (l'ennesimo) sulla vita di uno dei gruppi più controversi e amati della storia della musica. Jim Morrison in effetti si sentiva uno straniero in terra propria, cita testualmente "il mio umore plumbeo non mi permette mai di sentirmi a casa, rilassato"
Quello di Di Cillo, affermato regista indipendente, non vuole essere una revisione in chiave moderna della vita dei Doors (vedi Oliver Stone con il suo omonimo film "The Doors" 1991 ) ma piuttosto un excursus sincronico e il più accessibile possibile, di qui l'uso di documenti autentici, sulla vita dei Doors e del suo "leader maximo".

Siamo nell'America degli anni '60, un'America che ancora si lecca le ferite della guerra, che deve fare i conti con profondi e a volte scomodi cambiamenti sociali; siamo nell'America dei primi movimenti hippie sorti sulla scia della "Beat Generation" degli anni '50, delle prime forme di contestazione non convenzionale, parole cantate e usate come mezzo di denuncia contro tutte le guerre ed in particolare contro quella del Vietnam, siamo nell'America scossa e preoccupata dall'avanzare della "controcultura".
L'inizio del film non è dei più originali, un irriconoscibile e barbuto Jim Morrison beatamente intento a guidare la sua macchina, si ritrova ad assistere in diretta radio alla tragica notizia della sua scomparsa. L'uomo da sempre oggetto di stupore vittima del suo "fatal destino"; un paradosso se vogliamo o una modo forse un po' banale per riaffermare l' umanità (nel senso letterale del termine) del "Re Lucertola". Sulla scia di video di repertorio, apprezzabili, il film scorre a velocità altalenante specie sul finale che come tutti i film che si rispettino, tende ad essere un po' "tirato via".

Apprezzabile l'uso moderato della musica di sottofondo, quasi a renderlo ancora più reale, a voler evidenziare anche l'altra faccia della fama e del successo (il rumore dei giorni); meno apprezzabile il voler a tutti i costi partire da una storia per cominciare "la storia". La storia LORO l'hanno già scritta, sta a noi reinterpretarla a dovere.

 Chiara Boriosi