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GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR

 GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR

 Live @Estragon, Bologna 26 gennaio 2011

 

Era il 2002 quando i canadesi Godspeed You! Black Emperor diedero alle stampe il loro ultimo album "Yunqui U.X.O.". Da allora il silenzio. Sembrava proprio che uno dei più importanti gruppi della scena post rock fosse finito, anche perché le teste pensanti del collettivo di Montreal mandavano avanti altri progetti. Fra tutti vanno ricordati gli A Silver Mt. Zion Orchiestra capitanati da Efrim Menouck. Poi, inaspettatamente, lo scorso autunno è stata annunciata la reunion per un tour che ha portato i nostri anche in Italia. L'occasione per gli amanti del genere era di quelle da non perdere.

Il pubblico dell'Estragon è diviso in due categorie. Quelli che vogliono presenziare all'evento di "tendenza" giusto per dire "io c'ero", e quelli convinti che di lì a poco vivranno un'esperienza indimenticabile. Mi viene in mente una frase del bassista dei Godspeed, Mauro Pezzente, in un'intervista risalente ad una decina di anni fa:"...ora che siamo popolari, chi viene a vederci è sempre meno interessato ai nostri concerti in sé".

L'apertura del tanto atteso concerto è affidata al sassofonista Colin Stetson, che per venti lunghi minuti massacra il proprio strumento (baritono e contralto) e le orecchie degli spettatori.

Alle 22,40 si abbassano le luci, sullo schermo alle spalle del palco viene proiettata la scritta "HOPE", e i GY!BE iniziano, molto lentamente, a prendere posizione sul palco ed a manipolare i propri strumenti.  Sembra quasi che siano alle prese con le prove del suono, invece è iniziata la non-armonia di Hope Drone, un ambient che prepara alle esplosioni sonore che stanno per arrivare. Ed uno dopo l'altro arrivano quei capolavori "rock in crescendo" che sono il marchio di fabbrica Godspeed, parti di brani estrapolati dai tre album, più il Kanada Ep che viene suonato per intero. La formazione è di otto elementi (in passato sono arrivati anche a quindici), 3 chitarre, 2 bassi, 2 batterie ed il violino di Sophie Trudeau."Storm" è come una pioggia incessante che aumenta d'intensità fino a diventare una tempesta scaricata sui presenti che si lasciano travolgere senza nemmeno provare a ripararsi. Altre soniche mazzate ci investono, è inutile proteggersi, questo è il post rock. Static è la lucidità assoluta, in BBF III il violino combatte con le chitarre, e vince. Con Sleep le immagini del video sono veloci, scritte indecifrabili si sovrappongono a paesaggi desolati, le percussioni sono complicate, le chitarre si disperano, piangono. Viene voglia di andare a fare la rivoluzione. I GY!BE invitano ad incazzarsi, ci ricordano che viviamo in un mondo di merda, fanno politica senza aprire bocca. In chiusura East Hasting, il mio brano preferito, mi commuovo,  è una guerra di chitarre, la batteria impazzisce verso una precisa cavalcata che porta alla fine del concerto. In tutto conto dieci brani, per ben 2 ore e mezza di grande musica senza pause, senza bis. Questa sera abbiamo visto il post rock.

 

 

 Marco Guadagni