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St. Germain – St. Germain

Anno di pubblicazione: 2015

Provenienza: Francia

Genere: elettronica

Voto: ***

Brano migliore: Family Tree


Commento: Dopo Boulevard (1995) e Tourist (2000) il mondo della house music era letteralmente ai piedi di Ludovic Navarre, dj parigino più noto come St. Germain. Quei due album avevano avuto il geniale merito di raccontare il pulsare della rive gauche parigina attraverso il jazz hard bop. Fin dall'inizio degli anni '50 Parigi era stata infatti rifugio per diversi musicisti afroamericani (particolarmente famosi i casi del pianista Bud Powell e del batterista Kenny Clarke), che in Francia avevano trovato il modo di sbarcare il lunario superando barriere razziali e problemi con la giustizia causati dall'uso di stupefacenti. Il jazz è rimasto il suono caratteristico di quella parte della capitale francese e ben presto contagiò il mondo intero sotto forma di raffinata musica da ballo. Dopo ben quindici anni di silenzio discografico, St. Germain torna in pista, raccontando un'altra faccia di Parigi, quella delle periferie stipate di immigrati provenienti dall'Africa Occidentale. Questo terzo album del dj mischia infatti alla house la musica tradizionale del Senegal, della Costa d'Avorio e del Mali. E così tra armoniosi cori femminili e qualche assolo di kora (Forget Me Not), si arriva piacevolmente alla fine del viaggio, sfiorando più volte la lounge music e l'easy listening. Il jazz fa capolino soltanto nell'introduzione pianistica della splendida Family Tree.


Assomiglia a: alle compilation del Buddah Bar di Parigi, all'incontro tra i musicisti di Buena Vista Social Club e quelli maliani, agli esperimenti giapponesi di Tony Scott.

Dove ascoltarlo: nel migliore lounge bar della città, osservando il lento traffico del pomeriggio con un aperitivo in una mano e un'oliva nell'altra.

 Lorenzo Allori