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CULTURA RUMENA, RAZZISMO E ANATEMI- E.M. Cioran - Mircea Eliade

 Cultura rumena, razzismo e anatemi
GLI SCHIAFFONI DELLA VERITA'
E.M.Cioran e Mircea Eliade, ovvero nessuno è al riparo
di David Fiesoli

La penosa scia di scontri politici e ronde punitive che ha seguito l'assassinio di una donna italiana da parte di un rumeno, ha i colori dell'ignoranza oltre che quelli del razzismo. La Romania, di cui persiste un'immagine collettiva di livello davvero basso, è un paese di alta tradizione che ha dato molto al patrimonio culturale del Novecento: basta pensare a Eugene Ionesco, Nichita Stanescu, e ai filosofi Emil Cioran, Costantin Noica e Mircea Eliade.

   

Leggendo Cioran, si ha la sensazione di essere presi a schiaffi dalla verità. Però qualche ceffone ogni tanto fa bene: si comprende quanto sia assurdo cercare verità omnicomprensive quando la vita, come dice Cioran, è "l'anomalia per eccellenza". Nei suoi aforismi, Cioran ammette di porre domande senza risposta, afferma di essere disgustato e irritato da tutti, ma poi ricorda che gli piace ridere, e che non può ridere da solo. Uno degli aforismi dice che è grazie alla sofferenza, e non al genio, che si smette di essere marionette.

Infatti, che la cultura ripari da razzismo e intolleranza è una pia illusione: gli intellettuali si sono spesso adeguati al potere, o hanno sostenuto apertamente posizioni razziste. E' il caso di Mircea Eliade, storico delle religioni e filosofo del periodo interbellico: stando alla biografia senza sconti che ha scritto lo studioso fiorentino Alessandro Mariotti, Eliade aderì alla formazione rumena di estrema destra Guardia di Ferro, fu un deciso antisemita e scrisse pagine in cui esaltava Hitler come guida spirituale. Nonostante ciò, ottenne perfino la cattedra di Storia delle Religioni all'Università di Chicago. E nell'America on the road fu stimatissimo, lui fiero anticomunista, da Allen Ginsberg e dalla beat generation per gli studi sulla meditazione, sul misticismo e sugli stati alterati di coscienza.

Eliade, infatti, è uno dei massimi studiosi della relazione dell'Uomo con il Sacro, a lui si devono i primi studi sullo yoga in Occidente: memorabili i saggi come "Trattato delle religioni" e "Il mito dell'eterno ritorno", meno i romanzi, come "Un'altra giovinezza", appena ristampato da Rizzoli e da cui Coppola ha tratto il film omonimo.

Ammirato da Cioran e amico di Ionesco, Eliade nasconderà, negli anni americani e dopo il suo successo mondiale, di essere stato membro della Guardia di Ferro e ammiratore di Hitler: in "Un'altra giovinezza", scritto nel 1976, fa di un professore rumeno 'mutante' un perseguitato dalla Gestapo. Anche Eliade fu all'indice nella Romania comunista per le sue idee.

In fondo, nessuno è al riparo dal razzismo e dall'intolleranza: l'unica difesa è la consapevolezza che non esistono popoli criminali o popoli razzisti, ma popoli soggiogati e individui che devono fare i conti con la propria coscienza e, nei casi peggiori, con quella legge che dovrebbe essere ugualmente severa con tutti.

E.M.CIORAN "Confessioni e anatemi", Adelphi, pp.133, euro 13
MIRCEA ELIADE "Un'altra giovinezza", Rizzoli, pp.161, euro 15
ALESSANDRO MARIOTTI "Mircea Eliade" Castelvecchi, pp.235,euro 22