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L'AQUILA E IL POLLO FRITTO: perchè amiamo e odiamo l'America - Vittorio Zucconi

LA FACCIA SPORCA DELL'AMERICA

Vittorio Zucconi nel paese delle aquile e del pollo fritto

di David Fiesoli

Manca poco e poi sapremo: Obama il candidato democratico che potrebbe essere il primo presidente Usa nero della storia, oppure McCain che pur avendo preso le distanze da Bush incarna la continuità conservatrice dei repubblicani.
Vittorio Zucconi è un famoso giornalista italiano, ora anche americano, e negli States ci lavora e ci vive. In Italia, oltre che a scrivere per 'Repubblica', dirige Radio Capital e quindi d'Italia un po' gli tocca occuparsene.
 Suo malgrado, e lo ammette: nel libro "L'aquila e il pollo fritto: perchè amiamo e odiamo l'America" (Mondadori, pp.300, euro 18,50), Vittorio Zucconi si dichiara grato al destino perchè in America non si annoia mai. Eppure, l'America che diverte Zucconi, l'America che lui ama profondamente perchè sbeffeggia e punisce i potenti che se sgarrano spariscono dalla scena politica senza tante storie, è anche quell'America che lo stesso giornalista vorrebbe detestare, e i motivi pesano sul mondo come macigni. L'America è la scialacquatrice indebitata che si fa prestare dai comunisti cinesi mille miliardi di dollari per fumarseli nel polverone iracheno, eppure non vuole spenderne trentacinque per ampliare la copertura sanitaria da 6 a 10 milioni di bambini.
L'America è quella che spende 45 miliardi di dollari per convincere gli agricoltori a non coltivare, in modo da tenere alto il prezzo degli alimentari, e pazienza se al mondo ci sono un miliardo di affamati. L'America è quella che non sa niente del mondo, nemmeno geograficamente, però lo vuole cambiare, esportando una democrazia che in casa pratica sempre più svogliatamente. Cosa accadrà dopo le elezioni? Zucconi lascia ad altri l'esercizio delle previsioni, ed è chiarissimo quando in un'intervista spiega che non si fido dei sondaggi: "Ho visto all'opera la grande capacità di rubare le partite che i repubblicani dimostrarono portando un Bush che aveva perso alla Casa Bianca nel 2001. Soprattutto temo "l'effetto Stalin", quello che nel '48 spiegava agli italiani che in cabina Stalin non ti vede, ma Dio sì. Dopo avere dichiarato ai sondaggisti di voler votare per il "negro", per il timore di passare per razzisti, nel segreto del seggio molti potrebbero ripiegare sull' "usato sicuro" McCain e sulla paperina dell'Alaska che si tira dietro. Per gli scenari, lasciamo perdere. Prevedere che cosa sarà un presidente è uno degli esercizi giornalistici più futili che si possano fare, perchè nessuno, nella storia, è mai davvero stato, nel bene e nel male, quello che aveva promesso di essere. Come diceva JFK, il mondo è molto diverso quando lo si vede dallo Studio Ovale".
Il libro di Zucconi racconta l'America in lungo e in largo, quel territorio sterminato che chiamamo Stati Uniti e che è la terra delle aquile e dei polli fritti, appunto. "Ho scelto di far diventare adulti qui i miei due figli, ai quali infatti ho dedicato il libro, Chiara e Guido - afferma Zucconi - Di prendere la cittadinanza americana, pur mantenendo anche quella italiana. Dunque la mia scelta non è stata socio-politica, ma personale e umana, scommettendo sull'ipotesi che questo esasperante, ingombrante, insopportabile Paese sia ancora l'unico al mondo nel quale il figlio di un africano e di una contadina del Kansas potesse un giorno diventare presidente della nazione che non molti decenni or sono, quando io ero già un ometto, non gli avrebbe neppure permesso di bere alla stessa fontana dove bevevamo noi uomini bianchi". Anche se, ammette, "in questi ultimi otto anni, sotto la guida di quello che io chiamavo Giorgino e che mi vanto di avere definito come un fesso dal giorno in cui fu eletto, il governo americano ha fatto cose vergognose, oggi denunciate persino dal prescelto per guidare lo stesso partito di Bush, McCain, come le torture e i bombardamenti di civili". Vedi quel che è accaduto in Siria soltanto qualche giorno fa. Ma allora, Obama o non Obama, l'America è fottuta? Zucconi dice no: "Qui c'è semrpe qualche speranza, è un apese che sa cambiare. Non come l'Italia. Da noi, il pensiero che potremmo avere la stessa faccia al vertice della vita nazionale, prima alla presidenza del Consiglio poi alla presidenza della Repubblica per i prossimi 12 anni è abbastanza per farmi correre a baciare il mio passaporto blu come la reliquia di un santo".
VITTORIO ZUCCONI

"L'aquila e il pollo fritto: perchè amiamo e odiamo l'America"
Mondadori, pp.300, euro 18,50