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TUTTA UN'ALTRA MUSICA - Nick Hornby

QUANDO LA MUSICA SCAVA NELL'ANIMA

Una frase che mi ha colpito molto dal romanzo "Tutta un'altra musica" di Nick Hornby (Guanda Editore) è questa: "Non puoi amare qualcuno che non conosci, tranne Gesù Cristo".

Nella storia raccontata tutti i personaggi, che non essendo Gesù incarnano tutti i più comuni difetti terreni, conosceranno meglio se stessi e gli altri e, solo alla fine di questo processo, capiranno veramente chi amano e chi invece credevano di amare.

 I tre protagonisti principali della vicenda sono: Annie, Duncan e Tucker. Annie è una quarantenne, direttrice di un piccolo museo di provincia, che da quindici anni convive con Duncan, un insegnante un po' noioso, poco socievole e con una passione (o ossessione?) per un cantautore americano che, dopo aver pubblicato un paio di dischi negli anni ‘80, è praticamente scomparso nel nulla: Tucker Crowe, appunto. Dopo oltre vent'anni di assenza dalle scene Tucker Crowe pubblica a sorpresa "Juliet, Naked", ovvero i demo non arrangiati delle canzoni del suo ultimo disco "Juliet", pubblicato a metà degli anni '80.


Il fatto che Annie, al contrario di Duncan, trovi questa nuova pubblicazione inferiore alla versione originale porterà la coppia a separarsi e, a sorpresa, Tucker stesso vorrà conoscere personalmente Annie.Ma la storia principale è solo un pretesto per l'autore per affrontare in modo metaforico, con una godibile leggerezza e la sua consueta onestà, moltissime verità della natura umana. Molti lettori ritroveranno in questo romanzo il meglio del suo stile inconfondibile, che lo ha reso uno degli autori contemporanei più letti al mondo.
Annie è l'archetipo della quarantenne di oggi. Ha goduto di una libertà maggiore rispetto a sua madre, ha potuto studiare ed entrare nel mondo da lavoro come, se non di più, dei maschi. Ma la carriera è arrivata solo dopo i trent'anni e questo ha accorciato le possibilità di legarsi con finalità di "futuro insieme" e di maternità. E infatti Duncan è stato il suo primo e unico fidanzato. E quando quell'unico legame post-trenta salta, Annie scopre che le possibilità di averne un altro con le stesse finalità diventano remote e difficoltose. A questo va aggiunto che la protagonista sente il proprio orologio biologico correre, e non la aiut ad avere una visione serena e distaccata del proprio futuro. Anche Duncan è, a suo modo, il simbolo di una generazione. Metà adulti e metà bambini. Ultimi testimoni attivi di battaglie politicizzate che li hanno entusiasmati da giovanissimi ma poi miseramente svanite nel nulla portandosi via sogni e utopie, lasciandoli a vivere una vita che, probabilmente, è esattamente il contrario di quella che speravano e immaginavano. Disillusi, un po' incattiviti e timorosi di farsi fregare un'altra volta, questi quarantenni vivono un unico sentimento: quello di una ostinata ricerca di senso, quello che gli è sfuggito. E appena credono di averlo trovato, se lo tengono gelosamente vicino come una coperta di Linus. Duncan, crede di trovare il senso della vita nei testi delle canzoni di Tucker Crowe e ne diventa un esperto a colpi di mouse, riverito e stimato nell'asettica e sicura comunità on-line dedicata al cantante. Tucker è la nuova incarnazione di un peter pan moderno, un mediocre musicista che non vuole diventare adulto e che di fatto non lo è mai diventato, nonostante la sua età biologica. La specialità, e l'illusoria soluzione ai problemi, per Tucker è sempre stata la fuga. E' scappato da una carriera che cominciava ad ingranare, è scappato da compagne e amanti, è scappato da irriducibili fans che a distanza di anni ancora lo veneravano. Non a caso il suo disco più famoso è proprio "Juliet", composto dopo la fine di una relazione con una modella di nome Julie e dove, non scappando dal proprio dolore, è riuscito a mettere in musica tutta la sua amarezza, la sua rabbia e l'essenza vera del suo essere uomo. Ma è stato l'unica parentesi di onesta responsabilità di quest'uomo che nel romanzo troviamo nuovamente intento a scappare da figli avuti in gioventù e mai conosciuti che lo cercano per avere da lui delle risposte sul perché siamo stati abbandonati.
Ma "Tutta un'altra musica" è soprattutto un libro sulla passione nei confronti dell'arte, sul potere terapeutico che alcune opere possono avere su chi le fruisce. Come già l'autore ci aveva abituati in "Alta fedeltà", il suo best-seller più famoso, anche in questo romanzo la musica è la vera protagonista, con citazioni e continui rimandi a opere a ad artisti dei nostri giorni. Per quanto Tucker Crowe sia un personaggio immaginario, Hornby lo rende reale e universale nel descriverne le emozioni che la sua musica sa liberare. L'autore sa dare voce al quel groviglio di sentimenti, di speranze e disillusioni che una canzone sa farci smuovere nella pancia, quel particolare stato emotivo dove, di solito, le parole proprio non servono e non bastano. Da bravo romanziere qual'é (non a caso "il Manifesto" nella sua recensione lo ha accostato a Charles Dickens), riesce a farci immaginare le canzoni di Tucker Crowe, riesce a farci capire come queste canzoni suonino alcuni nervi scoperti creando un'intesa davvero profonda con chi sa ascoltare.

 

Matteo Lion
"Tutta un'altra musica"

Nick Hornby
Guanda Editore
Pag. 322 Euro 17,00