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BRUNORI SAS Poveri Cristi Vol. 2

 

Piccica dischi, 2011

 

 

Sono dei flash, dei cortometraggi, episodi di poveri cristi, veri e verosimili, filtrati e raccontati con rispettosa ironia, anche per esorcizzare il dramma che talvolta questi brani raccontano. Dario Brunori ci scherza su, ma non troppo, e annuncia alla Fnac di Firenze, intervistato dal nostro Lorenzo Tempestini, che a proposito di sceneggiatura c'è nell'aria anche un film, ma è tutto ancora top secret. Nell'attesa di vedere Brunori nelle vesti di attore, ascoltiamolo con la sua Sas: il cantautore ha ormai saltato il fosso e, come prima di lui Dente e Le luci della centrale elettrica, è ormai una indie-star. Che vuol dire uno degli artisti più amati e seguiti del panorama musicale indipendente italiano. Club stracolmi per i suoi live, critica in deliquio, applausi a profusione. Meritati. Poveri Cristi vol.2 è un disco meno spartano di quello d'esordio, curatissimo, con la band in stato di grazia. Rino Gaetano sta sempre in agguato ma risorge più bello e più rock, come in Rosa, il singolo che parla di immigrazione e che, anche troppo rinogaetanesco, non è il pezzo migliore del disco anche se dal vivo trascina a nastro. Tornando al disco, basta però l'apertura con Il giovane Mario a drizzare le orecchie e lasciarsi catturare, fino a scivolare in Bruno mio dove sei e commuoversi tra occhi lucidi e un amaro sorriso: da brivido. Lo strappa quella voce, lo strappano le parole innamorate. E' un disco innamorato, questo: di Rosa, di Bruno, di Mario, di Firenze (la splendida Lei, lui e Firenze), di una donna-delfino (Fra milioni di stelle), di una mosca-dilemma che ronza attratta dall'ambiguità, degli amori finiti (Tre capelli sul comò).

E anche se l'amore al tempo dei poveri cristi rischia di essere un sentimento un po' facile, da spot sociale pubblicità-progresso, qui è invece condito di verità, della gioia di raccontarla, di ironia che diventa rispetto. Ecco la differenza con i proclami di Le luci della centrale elettrica. E mentre Dente (con cui Brunori battibecca in Il suo sorriso) ci ha raccontato che l'amore non è bello, Brunori sas ci racconta l'amore con un sorriso, appunto.

Ma lo racconta proprio tutto, l'amore: non quello per una donna o un uomo, ma quello per i precari, gli operai, gli emigranti, gli immigrati, le vedove, i ragazzi, gli anziani. Un'umanità di poveri cristi. E sugli altri, su quelli ricchi, mettiamoci una croce sopra.

 David Drago