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ESTERINA - Come Satura

 

Le Arti Malandrine, 2011

 

Se in questo Paese la musica indipendente venisse davvero coltivata invece di sciacquarcisi la bocca nei 'salotti indie' e nei festival fighetti, gli Esterina dovrebbero essere contesi dai palcoscenici migliori, e le etichette (non solo indie) dovrebbero strapparseli di mano per accaparrarseli. Lo dimostra il fatto che, quando passano in radio o lasciano la loro inconfondibile traccia nei live, non c'è nessuno che di loro non si innamori. La loro musica terragna, ruvida di dolcezza e graffiata di raffinatezza, è stretta tra la terra e il mare ma vasta come tutt'e due. Dopo un esordio che ha lasciato tutti senza fiato (Di fero e di botte, prodotto da Guido Elmi), adesso tornano con un nuovo album di inediti e la produzione di Fabio Magistrali.

Come satura, echi montaliani nel titolo, traccia un solco ancora più profondo nella loro tradizione e nella loro originalità: nonostante non ce ne fosse bisogno, la band di Massarosa (tra la Versilia e i monti) compie un altro felino balzo in avanti e la voce di Fabio Angeli graffia più a sangue. E' un album denso e intenso, che affronta il dolore e lo sfalda, anche in gioia, come solo gli Esterina riescono a fare: la loro cultura dell'accoglienza la si ascolta ad ogni nota. Accoglienza che restituisce le storie che osservano, ricordano, propongono. Storie minime (come la donna a cui rubano il nome), e quindi massime come il sole e la pioggia. I testi sembrano partoriti da una donna: vengono bellissimi alla luce come dopo un lungo travaglio, sanno di legno di barca, di vino, di salmastro e di terra bagnata: “Hai saputo e lo sai prender tutto il freddo dai sassi/ hai saputo e lo sai stringere tra i denti la brace / hai voluto e lo vuoi strangolare a ghiande i maiali / hai saputo e le sai, libere le mani”, è la canzone che apre l'album, La tua voce. E dal punto di partenza a quello di arrivo (la splendida Salutarti) non c'è un attimo di calo né di tregua: si passa da Un amore eterno e Oceano, dove si canta come si deve l'amore (“Che bella mattina/apro gli occhi e sei qui accanto/ per distrarmi penso/magari bruciano il salotto.../ chi è che mi diceva/che bell'uomo che hai accanto/ forse era la stessa/che voleva la mia testa.../ tu sei un animale /nato per non capire), si attraversa il 1944 (12 agosto) e si annega nel sangue dell'eccidio nazista di Sant'Anna di Stazzema, poi si scivola ne Il vuoto intorno, ci si blocca ad ascoltare L'attesa (“Di mi' madre porto ossa/ di mi' padre le ginocchia /dei miei figli so il dolore / di ogni uomo il loro avere”) ed è come restare ore sotto il sole. Non è facile, e la protezione ci vuole: è quella della predisposizione al buon ascolto, dell'educazione alla bella musica, quella vera. La musica degli Esterina: su disco e dal vivo l'affiatamento e la bravura sono tali che resta tutta tesa, basso e batteria a batterti dentro come cuori all'unisono, la chitarra a penetrarti il cervello, il flauto la fisarmonica il clarinetto il piano rhodes a carezzarti lo stomaco. E su tutto la voce, inconfondibile, a darti il colpo di grazia, e ne vorresti un altro.


Voto: *****


Brani scelti: La tua voce, Oceano, 12 agosto, L'attesa

 

Info su: www.esterina.it