On Air Stiamo trasmettendo:
Supercompilation

Parola di DJ

newsletter
Vuoi essere informato su tutte le novità di Radiogas?
Iscriviti alla nostra newsletter
Scrivi la tua email



Brandford Marsalis Quartet – A Love Supreme Live In Amsterdam

Anno di pubblicazione: 2015

 

Nazione: U.S.A.

 

Genere: jazz

Giudizio: ***1/2

Brani: Aknowledgement / Resolution / Pursuance / Psalm

Brano migliore: Resolution

Musicisti: Brandford Marsalis (sax tenore), Joey Calderazzo (pianoforte), Eric Revis (contrabbasso), Jeff "Tain" Watts (batteria)

 

 

Per me non ci sono dubbi: A Love Supreme di John Coltrane, uscito originariamente nel 1964, è il più grande disco di musica popolare mai registrato. Si mangia in un sol boccone tutti gli Elvis Presley, i Robert Johnson, i Charlie Parker, i Ray Charles, i Duke Ellington, i Thelonious Monk o i Bob Dylan che potrebbero venirvi in mente. Il disco è frutto di una concentrazione e di una spiritualità quasi dolorosa, le quali balzano letteralmente fuori dai solchi in maniera perfino evidente. Di fronte ad un'opera così gigantesca chiunque dovrebbe tremare. Non lo fece il più piccolo dei fratelli Marsalis, il cui spirito inquieto lo portò ad eseguire tutta la suite dal vivo nel marzo del 2003. Di quella particolare serata olandese (la suite venne eseguita in quel di Amsterdam) non erano rimaste tracce fino ad oggi quando, proprio in coda alle celebrazioni per il cinquantennale del disco originale, viene pubblicato un cd + dvd dell'intero concerto. Marsalis ed i suoi rimangono costantemente in bilico tra rispettosa attinenza all'originale e libertà improvvisativa. Ciò è un bene perché rende al concerto una dignità diversa da quella della "cover band". Ovviamente la suite di A Love Supreme rimane quella lì, con l'inimitabile ed a tratti furioso fraseggio coltraniano, i "finti inciampi" di McCoy Tyner e la tellurica propulsione di Elvin Jones. Questa è soltanto una riproposizione un po' più che filologica ed un molto meno che divina. Nel dvd sono presenti anche interessanti interviste ad Alice Coltrane e Michael Brecker.

 Lorenzo Allori