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CLIFFORD BROWN Study In Brown

 

Genere: jazz

Provenienza: USA

Anno: 1955

Voto: ****1/2

Cherokee / Jacui / Swingin’ / Lands End / George’s Dilemma / Sandu / Gerkin For Perkin / If I Love Again / Take The “A” Train.

Clifford Brown (tromba), Harold Land (sax tenore), Richie Powell (pianoforte), George Morrow (contrabbasso), Max Roach (batteria)

 

All’epoca dell’incisione di questi nove brani, Brown non aveva ancora 25 anni. L’anno successivo un incidente d’auto se lo sarebbe portato via, privando la scena (e la storia) del jazz di uno dei più autentici talenti che si fossero mai ascoltati fino a quel momento. Vincitore del referendum di Down Beat nel 1954 come miglior giovane emergente, Clifford Brown portava nel suo stile musicale il proprio approccio positivo alle cose unito ad un carattere solare e amichevole, una straordinaria passione per la musica ed una vita lontana anni luce da quell’immagine comune che voleva spesso il jazzista nero americano come un artista maledetto, magari perso nei meandri delle droghe pesanti. Il suo timbro era caldo e armonioso, tutto giocato sui toni medi e medio / bassi dello strumento. Il fraseggio brillante e pieno di idee. Suadente quando si trattava di accompagnare qualche voce femminile (memorabili le sue incisioni con Sarah Vaughan), dinamico e tecnicamente inavvicinabile quando affrontava i tempi veloci.

Cominciò giovanissimo a suonare e, fortunatamente, lasciò diverse testimonianze del suo immenso talento. La collaborazione più feconda fu quella col batterista Max Roach. Il loro quintetto fu protagonista assoluto di quello stile imperante negli anni 50, chiamato Hard Bop.

Study In Brown rappresenta uno dei momenti migliori nella produzione del gruppo, che vedeva al fianco di Brown e Roach, il sax tenore Harold Land , il pianista Richie Powell, che morì con lui nel tragico incidente del giugno del 1956 e fratello del grande Bud Powell e il contrabbassista George Morrow.

L’attacco dell’assolo nel brano Cherokee, rimarrà una specie di punto di riferimento e di ispirazione per tutte le generazioni successive di trombettisti e, come ebbe a dire Freddie Hubbard: “..se fosse stato ancora vivo non ce ne sarebbe stata per nessun altro di noi, tanto era grande”.

Ancora oggi il suo ricordo rimane vivo in una celebre ballad, scritta dell’’amico Benny Golson, intitolata semplicemente I Remember Clifford, assurta subito al ruolo di vero e proprio standard per bellezza e commosso lirismo.

 Marco Milanesi