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Dan Weiss – Sixteen: Drummers Suite

Anno di pubblicazione: 2016

Nazione: U.S.A.

Genere: Jazz

Giudizio: ***


Brani: The Drummers Meet / Elvin / Max / Tony / Philly Joe / Klook / Ed

 

Brano migliore: Max

 

Musicisti: Dan Weiss (batteria, tabla, percussioni), Thomas Morgan (contrabbasso), Jacob Sacks (pianoforte), Matt Mitchell (tastiere, organo, pianoforte, vibrafono), Miles Okazaki (chitarra, percussioni), Stephen Cellucci (percussioni), Katie Andrews (arpa), Anna Webber (flauto traverso, flauto dolce), David Binney (sax contralto), Miguel Zenon (sax contralto), Ohad Talmor (sax tenore), Jacob Garchik (trombone, basso tuba), Ben Gerstein (trombone), Judith Berkson (voce), Lana Is (voce), Jen Shyu (voce)

 

Per qualche anno il batterista Dan Weiss ha lavorato a questo progetto: riunire in un'unica suite dei momenti musicali provenienti da vecchie registrazioni di alcuni dei batteristi più importanti della storia del jazz (periodo compreso dal be bop al primo free jazz, passando per il periodo mainstream del cool jazz e dell'hard bop). Ecco che sfilano in corteo frasi famose attribuibili ad Elvin Jones, Max Roach, Tony Williams, Philly Joe Jones, Kenny "Klook" Clarke ed infine Ed Blackwell. Forse la sezione della suite più riuscita è quella dedicata a Max Roach, che del resto penso abbia ispirato l'intero lavoro con alcuni dei suoi album più famosi, pensati per essere realizzati in forma di suite (sto pensando a We Insist! - Freedom Now Suite del 1960 o a Drums Unlimited del 1966).

Dal punto di vista dell'omaggio affettuoso, l'album non risulta particolarmente riuscito poiché troppo cerebrale e lontano dallo spirito dei musicisti tirati in ballo. La suite appare infatti come una lunga composizione dal taglio orchestrale, con una lunga sezione animata da un fastidioso coro di soprani (Klook / Ed). Qualche anno fa, il trombettista cubano Arturo Sandoval era riuscito a fare molto meglio raccontando la storia dell'evoluzione della tromba moderna (Trumpet Evolution - 2003).

Dal punto di vista strettamente musicale, la Drummers Suite deve invece molto all'avant jazz di Matt Mitchell, infatti in questa formazione allargata mattatore almeno quanto il leader. Se conoscete quello di cui è capace l'eclettico pianista nativo della Pennsylvania, non avete bisogno di molti altri discorsi per inquadrare perfettamente di quale tipo di jazz stiamo parlando.

 Lorenzo Allori