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David Sanborn – Time And The River

Anno di pubblicazione: 2015

Nazione: U.S.A.

Genere: jazz, fusion

Giudizio: **1/2

Brani: A La Verticale / Ordinary People / Drift / Can't Get Next To You / Oublie Moi / Seven Days Seven Nights / Windmills Of Your Mind / Spanish Joint / Overture From The Manchurian Candidate

Brano migliore: Ordinary People

 

Musicisti: David Sanborn (sax contralto), Roy Assaf (pianoforte, tastiere), Marcus Baylor (batteria), Javier Diaz (percussioni), Marcus Miller (basso elettrico), Yotam Silberstein (chitarra elettrica), Ricky Peterson (organo), Peter Hess (flauto traverso, sax soprano, clarinetto basso), Tim Vaughn (trombone), Nicky Moroch (chitarra elettrica), Justin Mullens (tromba), Larry Braggs (voce), Randy Crawford (voce)

 

 

David Sanborn è un tizio che ha suonato in tonnellate di dischi, di ogni genere musicale, usciti dagli anni '70 ad oggi. Il suo inconfondibile ed elegante modo di approcciare il sax contralto è l'equivalente di ciò che ha rappresentato il virtuosismo di Michael Brecker per il sax tenore. Un prezzemolino che può finire per irritare a causa di un sound così pulito da sembrare artefatto. Ascoltando questo disco, in cui si rinnova il sodalizio tra Sanborn e un altro grande turnista fusion come il bassista Marcus Miller, non vengono che confermate le premesse di cui sopra e le perplessità di sempre. E dire che qui c'erano degli importanti elementi di novità: innanzi tutto la presenza della voce di Larry Braggs (Tower Of Power) in un brano (peraltro dotato di un inconfondibile aroma di blues); poi lo strano interplay tra il leader ed il trombonista Tim Vaughn, dallo stile assolutamente antitetico a quello di Sanborn. Niente da fare, come uno schiacciasassi il nostro eroe dispensa le proprie melense melodie, rimanendo sempre uguale a se stesso e finendo perfino per copiare alcune cose dallo Sting più oscuro (Spanish Joint assomiglia in modo sospetto a It's Probably Me).

 

 Lorenzo Allori