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MILES DAVIS My Funny Valentine: Miles Davis in Concert

 

Genere: Jazz

Provenienza: USA

Anno: 1964 / Columbia

Voto: ****1/2

Miles Davis (Tromba), George Coleman (Sax Tenore), Herbie Hancock (pianoforte), Ron Carter (Contrabbasso), Tony Williams (Batteria)

My Funny Valentine / All Of You / Stella By Starlight / All Blues / I Thought About You

 

Registrato dal vivo al Lincoln Center di New York nel 1964 in occasione di un concerto benefico a favore del diritto di voto in Louisiana e Mississipi, sponsorizzato da alcune importanti organizzazioni per la difesa dei diritti degli afro americani e a pochi mesi dall’uccisione di John F Kennedy, My Funny Valentine raccoglie le cinque ballad dell’intero set. I brani in tempo veloce sono invece raccolti nell’album Four&More (sempre edito dalla Columbia, per chi volesse collezionare l’intero concerto). Sembra che la tensione dei musicisti per l’importanza dell’evento e una certa emozione nel trovarsi su un palco così prestigioso, abbia in parte influito negativamente  sul risultato sonoro di questo ultimo set,mentre le ballad di My Funny Valentine, rappresentano il punto più alto e intenso. Nell’affrontare brani dal ritmo più lento e meditato, i musicisti riescono a dar vita  ad un fluire magico, carico di pulsante energia e tensione poetica. Questa sensazione portò pubblico e critica a considerare quell’evento come qualcosa di unico.

My Funny Valentine contiene il prezioso, luminoso, intenso e riflessivo assolo di Herbie Hancock al pianoforte. In All of You, Miles Davis sfodera il suo alto senso dello swing, ben spalleggiato dal fraseggio ampio e caldo di George Coleman. Stella By Starlight espone il nuovo linguaggio di Davis, fatto di frasi brevi e taglienti, sapientemente alternate a pause riflessive, riempite dal preciso drumming del giovanissimo Tony Williams e dal pulsare libero e profondo del contrabbasso di Ron Carter (con i suoi 26 anni il più anziano del gruppo). Il tutto sottolineato dall’utilizzo del cambio di ritmo che giungerà al suo apice stilistico, quando Wayne Shorter sostituirà Coleman al sax tenore. George Coleman, infatti, non riuscì a captare le novità stilistiche e poetiche suggerite da Miles Davis, raccolte invece  e sapientemente elaborate dai giovani componenti di questo gruppo stellare. Il suo stile, pur bello, rimaneva in qualche modo legato alla tradizione Bop. Il cerchio non era ancora chiuso quella sera del febbraio 1964 al Lincoln Center di New York. Il che non significa che questo album non rappresenti un altro punto fermo nella ricerca continua di nuove note da suonare, di nuovi spazi da riempire, che Miles Davis non avrebbe mai smesso di perseguire.

“Suona quello che non c’è amico, non quello che c’è già … ”

 Marco Milanesi