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Theo Crocker – Escape Velocity

Anno di pubblicazione: 2016

Nazione: U.S.A.

Genere: Jazz

Giudizio: ****

 

Brani: Raise Your Vibrations / Trascend / This Could Be (For The Traveling Soul) / In Orbit / No Escape From Bliss / The Right Time / A Call To The Ancestors / Meditations / We Can't Breathe / It's Gonna Be Alright / Because Of You / Real Episode / Love From The Sun / Changes / Rahspect (Amen)

 

Brano migliore: Meditations

 

Musicisti: Theo Crocker (tromba, effetti elettronici, organo, percussioni), Kassa Overall (batteria, basso elettrico, percussioni, effetti elettronici), Eric Wheeler (contrabbasso), Michael King (tastiere, pianoforte, percussioni), Irwin Hall (sax contralto, sax tenore, clarinetto basso, flauto traverso), Ben Eunson (chitarra elettrica), Jeffrey Fletcher (percussioni), Dee Dee Bridgewater (voce), Anthony Ware (sax baritono)

 

 

Secondo album per questo giovane trombettista della Florida, che sembra essersi innamorato perdutamente del Miles Davis di In A Silent Way e dei primi album dei Weather Report. Benché la strumentazione utilizzata sia in larga parte elettrica, infatti Theo Crocker non induge mai nella violenza e preferisce allestire un funk jazz cosmico, dalle chiare implicazioni spirituali / religiose (basta leggere i titoli dei brani), ma anche con la carnalità del ballo afroamericano bene in vista. Ad esempio Love From The Sun, dove canta la veterana Dee Dee Bridgewater, potrebbe benissimo essere un brano acid jazz o addirittura deep house. Per il resto ci sono stacchi ritmici mozzafiato e pochissimo spazio dedicato ai solismi. Il gruppo, essendo esteso, applica alla perfezione le regole delle big band e preferisce i riff suonati all'unisono. La parte solista spetta dunque soprattutto alle tastiere, con perfino il leader che spesso rimane nei ranghi. Una nota di curiosità è rappresentata da Because Of You, che curiosamente indugia su molti degli accordi e sullo stesso crescendo emotivo dell'omonima canzone degli Skunsk Anansie, senza essere una cover. Escape Velocity è disco molto piacevole, che potrebbe interessare anche chi non mastica moltissimo di jazz.
 Lorenzo Allori