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JAMES LABRIE Impermanent Resonance

Anno di pubblicazione: 2013

Provenienza: USA

Genere: Metal, Pop metal, insomma niente di troppo impegnativo

Voto: ***

Brano migliore:  Agony, Back On The Ground, Lost In The Fire

 

A me i Dream Theater non piacciono, punto e a capo. Lo so, sono mostruosamente bravi, ma non ci posso fare niente. James LaBrie preso da solo, invece, non è male: il cantante costretto ad andarsene dal palco quando partono assoli da 45 minuti si riprende lo spazio che vuole e mette su Impermanent Resonance per i fatti suoi, creando un disco solista di poche pretese ma di ascolto piacevole. Prendi la voce di LaBrie, una spruzzatina di Linkin Park e qualche chitarra bella tagliente e otterrai il disco in questione. Nulla di particolarmente nuovo o elettrizzante, e niente di particolarmente pesante per un cantante che, storicamente, ci ha però sempre abituato a prestazioni di altissimo livello. Impermanent Resonance è, in fin dei conti, un album in cui la melodia la fa da padrona sopra un tappeto metal piuttosto tranquillo ma zeppo dei tecnicismi tipici dei Dream Theater che, a questo giro, non traumatizzano più di tanto chi non è appassionato di progressive metal come la sottoscritta. Riassumendo: grande attenzione per testi ed arrangiamenti per un album che si fa ascoltare più che volentieri.

 

Assomiglia a: James LaBrie quando non deve scendere dal palco

 

Dove ascoltarlo: In un posto dove nessuno vi prende per cretini se iniziate a cantare con una certa convinzione

 

 Valentina Ceccatelli