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Lisa Gerrard – (The) Black Opal


Un rumore poco rassicurante che si avvicina, campane a festa sovrastate dal suono più inquietante che si possa immaginare. Attimi d'ansia.
Poi, dopo quasi un minuto, entra in scena il canto guaritore di Lisa Gerrard che, come una macchina del tempo, accompagna l'ascoltatore nel bel mezzo degli anni ottanta, al centro di quelle atmosfere "spleen and ideal" tanto care ai suoi estimatori.

Questo è Red Horizon biglietto d'ingresso al nuovo lavoro dell'artista australiana, e numero 2 nel catalogo della neonata, indipendentissima e personalissima Gerrard records.
La seduta di musicoterapia va poi avanti per dodici composizioni, nelle quali l'ex Dead Can Dance esprime, mantenendo sempre eleganza ed originalità, le sue capacità artistiche, sia come cantante che come compositrice, venendo a contatto con più stili.

Si va dal trip-hop oscuro di The Messenger e della Dylaniana All Along The Watchtower, alle percussioni tribali tipo ultimi DCD di Tell It From The Mountain, fino a vere e proprie canzoni con tanto di testo (cosa rara per la Gerrard) ed arrangiamenti più "pop"come The Serpent And The Dove e Black Forest. Il meglio di Lisa cantante è però offerto dal lotto di brani di matrice ethereal-spirituale, materiale più vicino alle colonne sonore prodotte negli ultimi anni, dove su basi di archi e tastiere sognanti può dare libero sfogo alle sue doti da contralto/mezzosoprano, tra questi gli otto e passa minuti di Redemption, che non danno scampo alla commozione.

Chiude la ninna nanna blueseggiante Sleep, già nota ai seguaci come Hymn For The Fallen, ed eseguita come pezzo finale ai concerti per la reunion dei DCD nel 2005.
Registrato e stampato nel 2009 ma uscito nel 2010, Black Opal è l'ennesimo grande titolo ad opera di Lisa Gerrard, artista che in trent'anni di carriera non è ancora stata in grado di sbagliare un disco.


Voto: *****


 Marco Guadagni