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THE GASLIGHT ANTHEM – The ’59 Sound

L'unica volta in vita mia che ho visto il New Jersey è stato dall'altra parte dell'Hudson, un Natale di qualche anno fa, e in effetti anche da lontano non pareva granchè. In America pare addirittura che ci fanno le barzellette, esiste tutto un filone della serie "non c'è posto al mondo più brutto del New Jersey (e più noioso dello Utah)". Ora, con tutto il rispetto che ho verso l'Arma dei Carabinieri, il popolo ebreo, le suocere e le altre categorie particolarmente vessate dalle barzellette, so per esperienza che dietro una fama sbagliata qualcosa di vero si nasconde sempre. 

Del resto cos'è il New Jersey, se non una enorme banlieu della Grande Mela, squallida come tutte le borgate povere di tutte le metropoli del mondo con in più l'aggravante d'essere negli States, paese che s'impegna già poco per il decoro delle downtown, figurati per le periferie. Il N.J. soffre inoltre di un'anomalia amministrativa, quella di essere non solo in un'altra contea, ma addirittura in un altro stato rispetto a New York: insomma, proprio un posto sfigato abbestia e per di più a un tiro di schioppo dalle mille luci di Manhattan.
Ora, qualsiasi appassionato di rock che abbia fatto, musicalmente parlando, la prima elementare sa che però l'Oltrehudson può vantarsi di essere la terra natia nientepopodimeno del Boss in persona, aka Bruce Springsteen, che proprio dallo splendore (poco) e dalle miserie (molte) di Newark e dintorni ha tratto gran parte della sua ispirazione. Un bel punto di riferimento, anche ingombrante se si vuole, per chiunque faccia musica da quelle parti, come questi Gaslight Anthem da New Brunswick, poco più di uno sputo da Ashbury Park. E che il Grande Bruce sia la musa di questi quattro giovanotti appare palese soprattutto in alcuni brani, come la conclusiva "The Backseat". Qualche recensore ci ha trovato anche echi dei Clash ma del resto ho ancora da trovare dei gruppi che, in questo terzo millennio, non abbiano in qualche modo recepito la lezione di Strummer & C..

Fatto sta che, in uno di quei passaparola che la rete sa come amplificare, la critica americana pare essersi innamorata dei G.A. già dal loro precedente album d'esordio, vecchio di soli dodici mesi. Premesso che non ritengo i Gaslight Anthem così straordinari, capisco però l'entusiasmo, perché la band dimostra di avere sangue buono e abbondante nelle vene, sapendo oltretutto alternare momenti più ritmati ad altri più rilassati, da gioiellini di rock radiofonico come la title-track a slow di eccellente fattura come "Here's lookong at you, kid", a mio parere la traccia più bella dell'intero album, peraltro compatto e dotato di una buonissima qualità media.
Riassumendo, l'ennesimo buon disco targato Usa di questo 2008, buono per chi la radio la fa come noi che per chi l'ascolta come voi. E comunque e sempre Manitù ti protegga, mio amato Boss.

Voto: 7,5

Brani migliori: "Here's looking at you, kid", "Great Expectations", "The Backseat"

Da regalare alla quarantenne bonazza, fan di Springsteen, che ti vuoi trombare possibilmente in serata, tutt'al più oggi a otto.

Marco Monzali

P.S.: Qualche maligno ha insinuato che un gruppo che si chiama così non poteva che essere premiato come disco della settimana di Radio Gas. E poi dicono i maligni...