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THE LOW ANTHEM Smart Flesh

 

Anno di pubblicazione: Febbraio 2011

Etichetta: Nonesuch (U.S.) Bella Union (EU)

Provenienza: Rhode Island (U.S.)

Genere: Indie Folk

Voto: *****

Brani migliori: Ghost Woman Blues, Apothecary Love, Matter Of  Time, Burn

 

Credo che una perfetta definizione del sound di questo nuovo album dei Low Anthem sia stata data in un lungo articolo apparso recentemente sul New York Times intitolato Echoes Of Another Time And Place. Ed è proprio questo il sapore delle undici tracce di Smart Flesh, di qualcosa di passato, lontano e impolverato, ma confortevole ed accogliente come un ricordo. Ci sono organi a pompa, armoniche, chitarre, e banjo, ma anche il theremin e l'eco dell'immensa fabbrica abbandonata dove l'album è stato registrato negli ultimi mesi del 2010. C'è la forza del presente e l'energia della gioventù, mista a un sapore squisitamente blues (a tratti quasi country) e ad echi Dylaniani (soprattutto nella voce di Ben Knox Miller), ma soprattutto c'è voglia di sperimentazione e di crescita.

 
Tratto distintivo di Smart Flesh, come già era successo in Oh my God, Charlie Darwin, sono le perfette armonie vocali, in cui soprattutto le voci di Jocie Adams e quella di Knox Miller, si uniscono alla perfezione, creando con un po' di riverbero un'atmosfera ovattata. .

Dire quali sono i migliori brani di questo album è cosa ardua, e lo avevamo già capito ascoltando Gost Woman Blues, singolo che ha anticipato l'uscita di Smart Flesh in Dicembre, in cui a farla da padrone sono pianoforte e clarinetto. C'è poi il folk solare di Apothecary Love, in cui il theremin gioca un ruolo fondamentale mescolato però a strumenti tipicamente folk; troviamo poi la cavalcata rock di Boeing 747, che sfuma nella solennità corale di Love And Altar e di Golden Cattle, per poi passare alla perfetta semplicità di Matter Of Time e di Wire, strumentale per clarinetto composto da Jocie Adams. Ci sono le malinconiche sonorità degli Appalacchi in Burn e in I'll Take Out Your Hashes e un po' di anni Cinquanta in Hey, All You Hippie! E, come perfetta conclusione c'è la magia di una ballata quale è appunto la title track Smart Flesh, in cui si ritrovano le atmosfere della traccia d'apertura, Ghost Woman Blues, come a voler chiudere un cerchio immaginario e ben costruito.

Insomma, Ben Knox Miller, Jocie Adams, Jeff Prystowsky, Mat Davidson ci hanno regalato un album senza tempo, pieno di atmosfere differenti e di "echi di altri tempi e luoghi"; un album per nostalgici sognatori in cerca di un rifugio dalla frenetica e caotica quotidianità del nostro mondo.

 Francesca Ferrari