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DAVID BOWIE Filmografia

 Guida alla filmografia di David Bowie
Prima cosa da dire: temo che David Bowie sia uno dei pochi esseri umani per i quali la parola "genio" possa essere usata senza far ridere. Ma io sono di parte. Se non lo fossi non mi sarei imbarcata nell'impresa di scrivere una filmografia del Duca Bianco in questione. Quindi non c'è di che stupirsi. Dicevamo. No, sul serio, ho rivisto pure Il mio west di Veronesi. Ammettetelo che ho coraggio.
La prima cosa che si nota, o che noto io da brava fotografa fissata, è che a David Bowie si associa solo la luce fredda. I colori freddi. Con la sola eccezione di Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence), probabilmente. Da bravo alieno, verrebbe da dire. Ok, basta seghe mentali.
  

L'alieno è proprio il primo personaggio di David Bowie, in The Man Who Fell To Earth, ovvero: L'uomo che cadde sulla terra, Anno Domini 1976, regia di Nicolas Roeg. È il primo vero film in cui recita Bowie, dopo essere apparso nel corto del 1967 The Image e come comparsa in The Virgin Soldiers del 1969. faceva il soldato e dovette tagliarsi i capelli cortissimi. Qui invece è un alieno un po' particolare, pesantemente timido, assolutamente magro, terribilmente affetto dalla nostalgia di casa e famiglia.

 

Essenzialmente astemio, adoratore dell'acqua, tanto da far dire di se "Lei beve acqua come se le piacesse", Thomas Jerome Newton è l'alieno spedito sulla Terra da un pianeta arido, il cui compito è quello di riportare l'acqua sul pianeta natale. È in possesso di ben 9 brevetti base, che gli permettono di fondare un impero industriale elettronico praticamente illimitato, la World enterprise, il cui scopo finale nonché occulto è quello di studiare l'annoso problema di come riportare l'acqua a casa sua. E come tornarci. Sarebbe tutto lineare, se il nostro alieno preferito non intrecciasse una relazione con Mary-Lou (nel libro di Walter Tevis da cui è tratto il film, Betty -Lo) e non affidasse a Nathan Bryce, scienziato, il compito di costruire un'astronave capace di riportarlo a casa, portando con se l'energia necessaria a far rivivere il suo pianeta distrutto. Ma fin qui, parliamo di eventualità relativamente positive. I problemi nascono quando le aziende concorrenti sollecitano l'intervento della Cia, che sequestra Newton proprio quando sta per lanciarsi nello spazio a bordo della sua astronave: lo consegneranno a un'equipe di medici e scienziati che, sentendosi come un bambino che ha appena ricevuto quello che voleva per Natale, se lo tengono e lo studiano come fosse l'ultimo modello della Play station. Inutili i tentativi di Bryce e di Mary-Lou di salvarlo, Newton uscirà dalle loro mani completamente a pezzi. Un puzzle di 3000 particelle completamente grigio. Rimontalo, dice.

Particolarmente ad effetto, la scena in cui Newton-Bowie dimostra il suo essere alieno a Mary-Lou. David Bowie è talmente credibile come extraterrestre che c'è da chiedersi se non venga effettivamente da un altro pianeta.


In Gigolò (Just a Gigolò), datato 1978, regia di David Hemmings, David Bowie è, incredibilmente...un gigolò. Prima di esserlo, è stato un ufficiale prussiano ferito nella prima guerra mondiale, raccolto dai francesi che lo credevano uno dei loro, e poi rispedito a casa, in Germania, nel periodo di pace fra le due grandi guerre. Sembra un film terribilmente serio, invece è terribilmente ironico. Una presa di giro dei valori da operetta della bella morte da una parte e dei ruggenti anni '20 berlinesi dall'altra. E preso in mezzo c'è Paul Ambrosius Von Przygodski, ovvero David Bowie, che prima crederà in uno, poi nell'altro e poi si renderà conto che effettivamente c'è poco in cui credere nell'uno e nell'altro. Trascinato in un ultimo assalto proprio quando l'annuncio della fine della guerra è arrivato dal Capitano Kraft, che non vuole capire che hanno perso la guerra, viene ferito e rischia pure di rimanerci. Cilly, la ragazza di cui è innamorato e che lavora come cabarettista, prima gioca a fare la rivoluzionaria e poi diventa una star di Hollywood, finendo per sposare un uomo di 40 anni più vecchio di lei. La letterale morte della rivoluzione. Paul rischia di finire in mezzo alla iniziale propaganda nazista, quando il capitano Kraft fonda le prime ronde hitleriane e cerca di convincerlo a farne parte. Ma voglio dire, come fa un personaggio come Paul, spiantato quanto vuoi ma con un innato senso dell'eleganza, ad accettare di vivere nelle fogne con un branco di spostati? No, grazie. Mentre il capitano Kraft continua a cercare di portarselo dietro Cilly, la sua ragazza, se ne va in America senza nemmeno avvertirlo, diventando una star cinematografica ("Sai Cilly - dirà Paul a una Cilly novella sposa - ho visto il tuo film due volte e mezzo"). Paul prende l'abitudine di frequentare il locale dove lei si esibiva, sperando in un alquanto improbabile ritorno, quando viene avvicinato da uno sconosciuto che gli propone un lavoro (dopo aver provato a fare l'uomo bottiglia per reclamizzare una qualche bevanda alcoolica, tutto può andar bene) alquanto bizzarro, prima di presentargli la datrice di lavoro stessa. E, magia delle magie, sul set si materializza Marlene Dietrich in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche. To cut a long story short, Paul accetta il lavoro di gigolò, destreggiandosi fra vedove e signore dell'alta società, scansando il capitano Kraft e i suoi che, come da realtà storica, diventano sempre più onnipresenti. Cilly tornerà a Berlino per il matrimonio e se lo comprerà per un paio d'ore, prima di sentirsi dire da un Paul che pare non averne più: "E' tardi, ho da fare, me ne vado". Ah, se solo avesse insistito, il nostro Paul non sarebbe stato ammazzato per caso durante una sparatoria fra nazisti e non-nazisti. Il capitano Kraft fiuta l'affare, lo veste con una delle loro uniformi e lo presenta come un eroe caduto. Con la madre del nostro Paul che commenta con un: "Ma perché gli avete messo addosso quei colori? Non gli sono mai piaciuti!"

Ok, d'accordo. Mi sa che vi ho detto pure come finisce, ma pace. Cosa rimarchevole in questo film sono i dialoghi. Ho riso come una cretina in più di un'occasione. Chi non lo farebbe vedendo un David Bowie piuttosto spaesato che rientra in casa dopo la guerra per trovarla trasformata in casino, il cui primo dialogo civile è rappresentato da: "Oddio Paul, sei vivo! Mi avevano detto che eri morto!"; "No zia, mi dispiace! Sono evidentemente e terribilmente vivo!" Ma la perla è questa, e ve la scrivo in inglese: "For God's sakes leave me alone; find your own pig!", cercando di tornare a casa con un maiale in collo, inseguito da berlinesi affamati.


Nel 1981 David Bowie interpreta David Bowie in Noi i ragazzi dello zoo di Berlino. "Appare" nel film quasi all'inizio, quando il nuovo compagno della madre di Christiane regala in vinile del nostro alla ragazza. Ma ciò non toglie che a Christiane il tizio non piaccia comunque. Sniffa per la prima volta a un concerto di Bowie, immortalato nel film, con una versione più che ottima di Station To Station. David Bowie, ho l'idea che qui tu non sia esattamente educativo, forse. In ogni caso, la partecipazione di Bowie in questo film si limita a questo, oltre che alla colonna sonora: Helden, la versione tedesca di Heroes, TVC15, Stay, Warszawa, V-2 Schneider, Sense Of Doubt, Station To Station, Boys Keep Swinging e Look Back In Anger.


Il 1983 è l'anno di The Hunger - Miriam si sveglia a mezzanotte, che si apre con una splendida sequenza sanguinolenta in cui dominano i Bauhaus, che suonano Bela Lugosi's Dead. Vale vederlo anche solo per questi primi 5 minuti: Bowie insieme ai Bauhaus? Da dieci. Dicevamo.

In questo film, David Bowie e Catherine Deneuve sono affascinanti vampiri newyorkesi che non hanno niente a che vedere con Twilight. Non sbrilluccicano al sole e non sono vegetariani. Affatto. Altro personaggio principale è Sarah Roberts, ovvero Susan Sarandon, scienziata che studia la sindrome dell'invecchiamento precoce. La andrà a trovare John Blaylock, ovvero David Bowie, quando si renderà conto che la sua cosiddetta immortalità non è esattamente tale e che Miriam, ovvero Catherine Deneuve, aveva omesso di avvertirlo. La sequenza dell'invecchiamento a vista d'occhio del Bowie-vampiro è notevole. Il nostro, per sua sfortuna, non muore. Non può. Miriam è costretta a rinchiuderlo in una bara "vita" natural durante e a metterlo in soffitta, accanto ad un'altra decina di bare dei suoi ex amanti. La presenza del nostro si esaurisce più o meno qui, quindi a questo giro non vi rivelerò il finale. Che brava, eh?

 

Furyo - Merry Christmas Mr. Lawrence è del 1985, per la regia di Nagisa Oshima, e si basa sul romanzo di Laurens van der Post, The Seed And The Sower, in cui racconta la sua esperienza come prigioniero di guerra durante la seconda guerra mondiale.

 

Il nostro interpreta Jack Celliers, maggiore dell'esercito britannico catturato dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale e internato in un campo di concentramento, dove, fra ispezioni, interrogatori e fantasmi personali abbastanza agitati, si divertirà a rendere la vita impossibile al capitano Yonoi, un giovanissimo Ryuichi Sakamoto. A due star musicali di questo calibro si uniscono Takeshi Kitano nel ruolo di Gengo Hara, sergente giapponese, e Tom Conti nel ruolo di John Lawrence. Quello del titolo. Ecco, parliamone. Il mio cervello ha litigato con se stesso per un pezzo, prima di capire da che parte andare. E per quanto mi capiti spesso, qui si è arrovellato particolarmente. A parte il fatto che la colonna sonora è di Sakamoto, cosa assolutamente da non dimenticare né sottovalutare, e che detta colonna sonora è splendida, la prima volta che ho visto il film ho pensato: "Ok, adesso lo riguardo, vediamo che succede". È successo che l'ho capito. In questo film, che a un primo sguardo può sembrare quasi superficiale, si parla di uno scontro fra culture, quella occidentale e quella giapponese, che dura da millenni; e dell'omosessualità che, guarda caso, mette d'accordo le due culture: non piace a nessuno. Il fatto è che il nostro Jack Celliers non resta indifferente al capitano Yonoi, che pure deve guidare un campo di concentramento e quindi deve fingere di non provare niente per uno dei suoi prigionieri. Se ci aggiungiamo che detto Celliers ha scelto di essere indisciplinato per filosofia di vita, gli incontri-scontri fra lui e Yonoi diventano quasi un appuntamento fisso. Non vi dico come va a finire, perché questo film merita di essere visto. E perché sono una stronza sadica.


Jazzin' For Blue Jean dura 21 minuti. Ebbene si . E' un corto realizzato da Julian Temple per promuovere il singolo di Bowie del 1984, Blue Jean. Vic, ovvero David Bowie, è quello che adesso definiremmo nerd. Un po' timido, essenzialmente e leggermente sfigato eccetera. Cerca di conquistare una ragazza dicendole che conosce personalmente Screaming Lord Byron, la sua rockstar preferita. Interpretata sempre da Bowie. Vic e la sua lei adorata si trovano insieme al concerto di Screaming Lord Byron, lui convince il cantante a venire al loro tavolo a salutarli e lei se ne va con la sua rockstar preferita lasciando Vic solo come un cretino. La cosa splendida accade ora: Bowie-Vic abbatte il cosiddetto fourth wall, trasformando il film in metacinema, e chiede al regista perché la storia debba andare così. La seconda cosa splendida è che in questo corto David Bowie si prende in giro in un modo talmente efficace che ci scappa spesso qualche sana ghignata: fra abusi di droga, groupies e trucco c'è di tutto e di più. E ci piace così. Nel 1984 farà anche una comparsata nel ruolo di un marinaio in Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo. Tanto per dirvelo.


Tutto in una notte è del 1985, per la regia di John Landis. Bowie appare per una scena piuttosto breve, nei panni di un killer inglese piuttosto trasandato con uno spettacolare paio di baffi. Deve avere un accento inglese piuttosto riconoscibile, se ogni personaggio che interpreta è ASSOLUTAMENTE inglese. Ad ogni modo Colin Morris, il Bowie-killer, è un personaggio degno di nota. La scena in cui cercano di ammazzarsi a vicenda in tre prima, e in due poi, merita davvero.


Absolute Beginners, del 1986, è un musical diretto da Julian Temple, di nuovo. Si, quello di "La grande truffa del rock'n roll", dei Sex Pistols. Lui. È una storia d'amore, con lo sfondo dei conflitti razziali nei quartieri popolari londinesi, nel 1958. Swing, rock n'roll eccetera la fanno da padroni, quindi. Bowie è un affarista cinico e un po' squalo che dice di "vendere sogni" mentre in realtà specula allegramente. Il balletto sulla macchina da scrivere resta epico, in ogni caso.


 

Eccoci! Labyrinth! Temo di averlo imparato a memoria, o quasi. Siamo nel 1986 e David Bowie interpreta Jareth, il più o meno cattivo re dei goblin che Sarah, interpretata da una giovanissima Jennifer Connely, deve sconfiggere per salvare il fratellino Toby. Che lei stessa ha desiderato sparisse, portato via dai goblin. Appunto. In 13 ore deve risolvere il labirinto che la porterà al castello, dove Jareth tiene il bambino; pena per la sconfitta sarà la trasformazione di Toby in goblin. Che non è proprio una cosa estetica da vedere.

 
  

Questo film ha più di una scena da sottolineare: le maniglie delle porte che litigano fra loro (una resa mezza sorda dal battente che le passa dalle orecchie, l'altra parla come qualcuno con un cencio in bocca causa battente fra le fauci) è una, ma non possiamo non parlare della Magic Dance, in cui Bowie-Jareth si esibisce in una canzone-balletto in mezzo a pupazzi e attori travestiti da folletti, e delle scene finali nella Sala di Escher: una riproduzione del labirinto di Escher, tutto scale e angolazioni assurde, dove ovviamente Sarah sconfigge Jareth. Peccato. Ah, un'altra cosa. Prima o poi mi farò i capelli come il re dei goblin. Giuro. E qualcuno avverta Bowie che quei pantaloni sono criminali.


Ce lo vedevate David Bowie a recitare in L'ultima tentazione di Cristo, film di Scorsese del 1988? Ebbene si, Ponzio Pilato è proprio lui. Guardatelo dopo Labyrinth, così quando Pilato chiederà a Gesù se la sua è magia buona o cattiva, potrete immaginarvelo vestito di nuovo da Jareth mentre lancia incantesimi in giro. Cristo è interpretato da William Dafoe. Goblin, per chi ha visto Spiderman. Qui il signor Caso mi prende per i fondelli. "Non ci importa il modo in cui vuoi cambiare le cose. Non vogliamo che cambino, tutto qui". Come fa qualcosa di 2011 anni fa ad essere ancora così attuale? No, aspetta...2011 meno 33...si ok. Ci siamo intesi.


Il 1991 è l'anno di The Linguini Incident. È una commedia, ed è fatta bene. Bowie è Monte, un barman che mente per scelta di vita che su Lucy, una cameriera, ci farebbe più di un pensierino. Non fosse che Lucy è fissata con il voler essere una versione femminile di Houdini e che ne succedono di tutti i colori, magari le cose potrebbero andare quasi bene. Il fatto è che, per non si sa quale motivo, Monte si deve e si vuole sposare entro una settimana, e scegliere Lucy è quasi automatico. C'è una scena che ho imparato a memoria: la guardo tutte le volte che mi deprimo e non ho cioccolato in casa. Lucy che rischia di impiccarsi cercando di eseguire un qualche folle trucco di magia è splendida, e Monte-Bowie che si incatena a letto con lei e si addormenta subito dopo pure. Epico.


Fuoco cammina con me è del 1992, ed è il prequel alla serie Twin Peaks del 1990. E' diretto da David Lynch, mica noccioli. David Bowie è Philip Jeffries, agente scomparso da tempo che riappare improvvisamente spiegando di essere stato in un incubo per due anni. La scena dura il giusto ma è talmente allucinante che viene voglia di rivederla da capo per una cinquantina di volte. Mentre Jeffries spiega ai colleghi, ergo Gordon e Cooper, quello che gli è successo, si vedono immagini di -per chi non ha visto la serie o il film questo sarà arabo- BOB, l'uomo che viene da un altro posto, Mrs. Chalfont e suo nipote. Jeffries sparisce praticamente nel nulla, dopo essere apparso dal niente. Anzi, probabilmente li non c'è mai stato. Eppure la sua immagine è registrata nelle telecamere a circuito chiuso. Lynch è un genio ragazzi, facciamocene una ragione.

  

Basquiat, del 1996, con regia di Julian Schnabel, vede Bowie nel ruolo di Andy Warhol. Come immagino sia chiaro, è la storia di Jean-Michel Basquiat, newyorchese graffitaro prima e artista di pittura collage-style dopo. Le parole che si trovano nelle sue opere spesso sembrano messe li per sport, ma in realtà sono frutto di studi approfonditi. Basquiat era crudele coi pennelli, ma non faceva le cose a caso. "Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos'è l'arte".

È anche un musicista, suona nei Gray insieme a Michael Holman, Wayne Clifford, Nick Taylor, Shannon Dowson e Vincent Gallo. L'attore. Lui. Nasce nel 1960 ed entra nella Factory di Warhol circa 20 anni dopo, tiene la sua prima mostra insieme a Keith Haring. Muore di overdose nel 1988.

In ogni caso, Bowie somiglia davvero a Warhol. Inquietante

  

Ecco, questo anche no. Il mio west, 1998, di Giovanni Veronesi, è un capitolo che non consiglio di leggere con troppa attenzione. Pieraccioni è Doc, perché nel far west i dottori si chiamano tutti Doc. E' sposato con Perla, che è la figlia del capo della tribù indiana che vive vicino al paese di Basin Field, ed ha un figlio di nome Geremia. Ha anche un padre che si chiama Johnny Lowen, interpretato da Harvey Keitel. Suddetto padre, leggendario pistolero, ha alle calcagna un assassino psicopatico con un gran senso dello spettacolo, dicesi Jack Sikora. O altrimenti David Bowie. Quando Johnny tornerà a casa dal figlio dopo lungo vagabondare, si porterà inevitabilmente il buon vecchio Jackie dietro, con tutti i problemi annessi e connessi per il villaggio che ne seguiranno. E meno male, perché altrimenti in questo film non sarebbe successo nulla. C'è anche Joshua, lo scemo del villaggio che dispensa perle di saggezza come la Treccani, interpretato da Jim Van Der Woude, con una venerazione allucinante per Johnny Lowen e la voglia di imparare a sparare per benino. Intendiamoci, non è che sia un brutto film. Riesce nel suo intento di farti fare quattro risate quando vuole farlo, ma sicuramente non è un capolavoro. Però Bowie psicolabile che spacca una chitarra in testa a Joshua psicolabile è una scena da non perdere. Ovviamente i cattivi perdono sempre, quindi Bowie psicolabile perde in un duello contro...non ve lo dico. È scontato come i broccoli alla Conad, scommetto che ci arrivate da soli.


Se B.U.S.T.E.D. e Mr. Rice's secret chiudono gli anni '90 -e sono praticamente introvabili nel nostro bel paese- il 2001 è l'anno di Zoolander. In questo film assurdo di Ben Stiller, Bowie è protagonista di un cameo di esilarante genialità. Il film si basa sulla vita dei modelli uomini nel mondo della moda, e di quanto "essere fico fico in modo assurdo" possa essere o non essere positivo, quando la concorrenza è spietata. Derek Zoolander - Ben Stiller e Hansel McDonald - Owen Wilson non si possono vedere. Il primo è un modello già affermato, il secondo sta scalando la vetta e conquistandosi la cresta dell'onda. Al primo questo rode, al secondo no. In definitiva, la sfida fra i due è d'obbligo e, nel mondo dei modelli maschili, le cose si risolvono con una sfilata a due: il primo passa, atteggia e va, il secondo ripete. Chi sbaglia o non è in grado di seguire il rivale perde. E chi poteva fare il giudice di una gara così pericolosa se non...David Bowie? Quando appare fra il pubblico al ritmo di Let's Dance è assicurata un'overdose di risate. Che l'altra è pericolosa. Poi, ovviamente, il film prosegue i due modelli si alleeranno contro un nemico comune, faranno amicizia e se volete sapere come finisce, guardatevi il film. Fa ridere, giuro.


The Prestige è del 2006, per la regia di Christopher Nolan, ed è geniale. Davvero, è un gran film. Hugh Jackman e Christian Bale sono due prestigiatori -o tre? Ha!- prima a mici per la pelle, poi nemici che vogliono farsi la pelle. Se Bale pare aver scoperto il trucco del trasporto umano -ovvero mi teletrasporto in giro- Jackman non può essere da meno. Sente parlare di Nikola Tesla, geniale inventore quanto mai sottovalutato tutt'ora, e delle sue invenzioni. Una delle quali potrebbe essere proprio quella che gli permetterebbe di trasportarsi in giro per il teatro. Nolan voleva qualcuno di geniale ed eccentrico per il ruolo di Tesla, e chi poteva trovare se non il nostro David Bowie? Il regista, suo grande fan, lo andò a trovare e gli spiegò che Tesla poteva farlo solo lui. Oh, ok. Facciamolo.


Ultimo capitolo, per ora, è Bandslam - High School band del 2009, per la regia di Todd Graff. E sia, parliamone. Will è un sedicenne perseguitato dai bulli e amante della musica, che scrive mail al suo idolo musicale, David Bowie, in cui gli parla di tutto un po'. Mi immagino le possibili risposte. In ogni caso, quando si trasferisce in una nuova scuola, fa amicizia con Sam che lo nomina manager della sua band, iscritta al Bandslam. Ovvero concorso per band. Terribilmente originale! Detto ciò, di mezzo ci sono amori, cotte, offese, risentimenti, litigi, riappacificazioni e tutto quello che serve a un film del genere. Però alla fine, Bowie che interpreta Bowie ascolta il gruppo su youtube che, anche se non esce vincente dalla competizione, può vantarsi di aver avuto un contratto proposto dall'idolo di Will. David Bowie. Amen, signore e signori!

  Valentina Ceccatelli