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ALTER BRIDGE Discografia

Nel 2004 il grandioso chitarrista Mark Tremonti, il batterista Scott Phillips ed il bassista Brian Marshall sciolgono il progetto Creed, stanchi dei capricci da prima donna del cantante Scott Stapp. Fin da subito il progetto è quello di abbandonare l'alternative rock plagiato dai Pearl Jam della band di origine per creare un nuovo progetto più legato all'hard rock degli anni '70 ed al glam metal degli anni '80. Gli Alter Bridge non avranno più niente a che fare con la scena del rock cristiano (invece da sempre punto di riferimento dei Creed) e la loro formazione si completa con il frontman Miles Kennedy. Kennedy, nonostante grossi problemi di udito, è dotato di una presenza scenica notevole e di una voce dall'estensione sbalorditiva.

 
Il primo album, intitolato One Day Remains (2004 - ****) passa inizialmente sotto silenzio, ma è uno di quei titoli che continuano a vendere moltissimo anche negli anni successivi alla sua uscita. Miles Kennedy si trova a proprio agio quando canta con potenza in stile David Coverdale (Deep Purple, Whitesnake) ed anche quando sfida le note più alte del pentagramma con la stessa disinvoltura di uno Steve Perry (Journey).

). Il resto lo fanno canzoni micidiali come Find The Real, One Day Remains, Broken Wings e Down To My Last.

Il successo arriva con l'ottimo Blackbird (2007 - ****), cioè l'album in cui le capacità tecniche del quartetto si affinano in modo pauroso. In certi momenti gli Alter Bridge sembrano quasi una band prog metal, per la poderosa precisione degli stacchi e dei cambi di tempo. Blackbird è uno degli album di rock duro migliori del decennio, grazie all'accorata title track e ad altri gioielli come Ties That Bind, Come To Life, Brand New Start, Coming Home, Rise Today e Watch Over You.

AB III (2010 - ***1/2) è un leggero passo indietro che definirei fisiologico. Kennedy è distratto dalla sua pubblicizzata collaborazione con l'ex chitarrista dei Guns N'Roses Slash, mentre gli altri tre riunificano per un breve periodo la famigerata sigla dei Creed (il denaro non puzza); sarebbe inoltre stato inumano tirare fuori dal cilindro un nuovo album del valore dei primi due. Questo è un lavoro di buon livello, con picchi che rispondono al nome di Stilll Remains, Make It Right, I Know It Hurts (una vera bomba), Coeur D'Alene, Life Must Go On e Zero.

Live From Amsterdam (2011 - ***) è la prima testimonianza dal vivo per il quartetto della Florida e testimonia una data europea del tour in supporto di Blackbird. Era lecito attendersi di più. Il gruppo appare un po' sfiatato e poco concentrato.

Per fortuna gli Alter Bridge hanno il buon senso di fare uscire subito il notevole triplo (1 cd + 2 dvd) Live At Wembley (2012 - ****). Il meglio del loro repertorio viene proposto in una forma convincente e finalmente senza sbavature. Il trittico in sequenza Blackbird / Wonderful Life / Watch Over You è destinato a restare negli annali dell'hard rock.

Ormai gli Alter Bridge hanno un'alchimia consolidata e ciò viene confermato da Fortress (2013 - ***1/2). L'album si apre con un intricato passaggio di chitarra acustica prima della consueta esplosione hard (Cry Of Achilles). All'inizio in effetti sembra che la band stia cercando di epicizzare con successo il proprio sound (The Uninvited, Peace Is Broken, la bellissima Bleed It Dry), poi però ritorna uno stile più consono con i dischi precedenti.  

La componente puramente tecnica sta diventando sempre più importante, come dimostra l'assolo di chitarra a 100 all'ora di Farther Than The Sun, la ritmica insostenibile di Cry A River o la costruzione decisamente progressiva della title track. Veramente non male anche la power ballad All Ends Well.

  Dopo qualche album solo più che sufficiente, arriva inesorabile il primo passo falso. The Last Hero (2016 - **1/2) non è orribile, ma sembra davvero la fiera del "già sentito". Gli Alter Bridge sono una delle band con minore evoluzione tra un disco e l'altro e quindi purtroppo i brani tendono a replicare spesso lo stesso schema.

In questo caso, rispetto ai predecessori, The Last Hero mostra soltanto un'enfasi ed una potenza ancora più serrate del solito, con alcuni riff di stampo simil metal (come nell'ottima The Other Side). Si tratta di una scelta stilistica derivante direttamente dall'esperienza solista del chitarrista Mark Tremonti e che tende a penalizzare le radici alternative rock del quartetto. I tredici brani in scaletta sono sostanzialmente senza particolari sussulti, ad eccezione della già citata The Other Side, di Twilight, Poison In Your Veins e della melodica ballata Cradle To The Grave.

 Lorenzo Allori