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Marco Monzali

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AREA : INTERNATIONAL POPULAR GROUP Discografia

 

Gli Area sono stati uno dei gruppi di maggior talento del rock italiano degli anni '70. La loro proposta musicale è un ibrido molto personale tra jazz, sperimentazione e rock progressivo. Poche volte il termine fusion ha avuto significato altrettanto nobile rispetto alle intuizioni di questo gruppo. Ci sono stati innumerevoli cambi di formazione nella storia degli Area, ma la formazione passata alla storia è quella che comprende Demetrio Stratos (voce), Ares Tavolazzi (contrabbasso, basso elettrico), Giulio Capiozzo (batteria), Patrizio Fariselli (tastiere), Paolo Tofani (chitarra) e Victor Edouard Busnello (sax tenore). Tra gli altri membri secondari del complesso da ricordare almeno l'iniziale partecipazione al progetto del bassista Patrick Djivas, che lascerà dopo un'iniziale militanza per congiungersi alla Premiata Forneria Marconi.

 

 

Il primo album è il folgorante Arbeit Macht Frei (1973 - ****), che già mostra le coordinate musicali che gli Area vogliono seguire. Cambi di tempo vertiginosi e le autentiche acrobazie vocali di Stratos non riescono a nascondere testi al vetriolo, dai quali traspare nitido un impegno politico vicino alla sinistra extra - parlamentare.

Gli Area hanno l'ambizione di essere un gruppo internazionale (anzi, meglio, "internazionalista") e ciò è evidente dal titolo del disco, che richiama il motto nazista posto all'entrata del campo di sterminio di Auschwitz, nonché dall'ascolto del quasi hit Luglio, agosto e settembre (nero), che racconta a modo loro le vicissitudini del popolo palestinese. A parte questo abbacinante fuoco d'artificio, l'album vive in gloria grazie ad altri brani leggendari: Le labbra del tempo, 240 Km da Smirne, L'abbattimento dello Zeppelin, Consapevolezza, Arbeit Macht Frei. Mai l'autentica sperimentazione musicale è stata così vicina ai gusti delle masse.

Seguendo l'esempio dell'Art Ensemble Of Chicago, gli Area licenziano con Caution Radiation Area (1974 - ***) un album molto vicino al free jazz afroamericano. Ovviamente manca il talento strumentale di un Lester Bowie o di un Roscoe Mitchell, ma il disco mantiene comunque una propria valenza positiva. La caotica Zyg (Crescita zero), Lobotomia e la fenomenale Cometa rossa sono le canzoni da ricordare.

Per quanto possa essere possibile, Crac (1974 - ****) è il disco più commerciale e più squadratamene rock della carriera degli Area. Qui la voce di Demetrio Stratos diviene l'elemento più riconoscibile del suono del gruppo e la sezione ritmica porta l'ascoltatore in territori impervi di autentica vertigine. L'elefante bianco, Nervi scoperti, Megalopoli, Implosion: è veramente difficile scegliere il brano migliore tra questa schiera di impeccabili killer in incognito. Vista la natura della musica degli Area, forse conviene però segnalare al neofita il funk in stile Herbie Hancock intitolato La mela di Odessa (1921) o la sorprendente ballata Gioia e rivoluzione.

Are(A)zione (1975 - ***) è il primo live album del quintetto (Stratos, Fariselli, Tavolazzi, Tofani, Capiozzo), ma non risulta imprescindibile, a causa di una scaletta stretta tra una prolissa La mela di Odessa (1921) ed estenuanti improvvisazioni free come Are(A)zione o L'internazionale socialista. Consola solo il fatto che in seguito gli Area sapranno fare anche di peggio.

Il tentativo di aprire le suggestioni del complesso al puro jazz ed alla musica etnica, naufraga dinanzi alla pochezza di Maledetti (1976 - **1/2). Gli unici classici del gruppo presenti trai solchi di questo lp sono Gerontocrazia (molto bella) ed Evaporazione; per il resto di Maledetti ci si ricorda solo per l'illustre ospitata del grande sopranista Steve Lacy.

A questo punto inaspettatamente gli Area cercano di reinserirsi nel filone del rock italiano, abbandonando certe suggestioni jazzistiche. Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano (1978 - **1/2) rappresenta l'inizio di un ulteriore declino del gruppo. Questa volta la caduta è inarrestabile e Il bandito del deserto non ha certo lo spessore per bloccarla.

Con Stratos ormai ai ferri corti con il resto del gruppo ed indirizzato verso la carriera solista e la prematura morte per una forma di leucemia fulminante, esce il nuovo live album Event '76 (1979 - **) registrato durante una storica occupazione della Bicocca milanese. Troppo ingenuo, estremo e legato indissolubilmente a quelli anni.

Gli Area si riducono a quartetto (Capiozzo, Tavolazzi, Fariselli più il nuovo sassofonista Larry Nocella) e riescono nell'impresa di realizzare un album di pura fusion strumentale. Tic & Tac (1980 - **1/2) risulta gradevole solo se amate il genere e non vi ricordate che cosa erano capaci di fare i "veri" Area.

Durante gli anni '90 gli Area tornano periodicamente in pista con album dal vivo che non fanno altro che cavalcare l'effetto nostalgia dei reduci. Comunque Parigi - Lisbona (1996 - **1/2) si lascia preferire a Concerto Teatro Uomo (1996 - **).

Con i soli Fariselli  e Capiozzo della formazione storica, gli Area fanno uscire un nuovo album intitolato Chernobyl 7991 (1997 - ***), registrato quasi del tutto in presa diretta al centro sociale Leonkavallo di Milano. Tanta fusion, ma anche tanto minimalismo e rumorismo, per un album che dimostra come i vecchi leoni siano ancora in grado di ruggire.

L'ennesimo disco dal vivo Live 2012 (2012 - ***) vede gli Area ancora in quartetto (Fariselli, Tofani, Tavolazzi, con la new entry Walter Paoli alla batteria).  

Ad un primo cd dedicato ai grandi classici in versione strumentale (eccetto Cometa Rossa cantata in puro spirito "Stratosferico" dalla bravissima cantante jazz Maria Pia De Vito ed una quasi cabarettistica La mela di Odessa, affidata all'incerta ugola di Paolo Tofani), viene affiancato un secondo cd di improvvisazioni, duetti e brani inediti. Spicca in positivo il coraggio di coverizzare un brano come Nefertiti, scritto da un certo Wayne Shorter e tratto dal repertorio del leggendario “young quintet” davisiano degli anni ’60.

  
  Lorenzo Allori