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A Blues For James Perry: il ritorno di Bocephus King

Dove te ne sei andato Joe Di Maggio? Diceva una famosa canzone degli anni '60 e si narra come il leggendario battitore degli Yankees abbia affrontato furioso Paul Simon in un ristorante dicendogli: "Ehi amico, che caspita volevi dire con quella canzone? Io sono sempre stato qui!". Anche James Perry, meglio conosciuto come Bocephus King è sempre rimasto con noi, eppure gli avevamo fatto il torto di dimenticarcene.

 

Sono ormai passati tanti anni da quando uscirono due album che fecero alzare il sopracciglio a più di un appassionato. Nel 1998 Good Small Things, secondo lavoro di un cantautore canadese che si faceva chiamare Bocephus King; appena due anni dopo The Hour Of The Bewilderbeast, esordio fulminante dell'inglese Badly Drawn Boy. I due dischi in questione mi piace accumunarli non tanto perché i due autori amavano nascondersi dietro due alter ego un po' straccioni e stravaganti, ma in quanto sembravano segnare una tendenza ben precisa per il rock del XXI secolo. Il futuro del rock n'roll (John Landau docet) sarebbe stato all'insegna dell'eclettismo e della citazione del passato, reimpostato con la sincerità e la velocità dei tempi moderni. Ahimé così non è stato e ci siamo limitati allo sterile citazionismo. Badly Drawn Boy coniugava magnificamente le istanze popolari del Boss con la melodia tutta british di Lennon - McCartney e la sua stella è riuscita a declinare con minore celerità rispetto al collega canadese, il quale invece era tutto teso, come quegli altri Canadesi famosi (sapete voi chi), a reintepretare la grande tradizione a stelle e strisce. Certo Springsteen, ma anche le storie di bottiglia del primo Tom Waits, i confini multietnici di Willy DeVille e perché no, pure un pizzico di ironia à la Randy Newman.

 

Ci eravamo dimenticati di Bocephus King, dei suoi due primi album bellissimi e pure dei successivi più prescindibili, ma per fortuna oggi, il suo grande amico Andrea Parodi (uno dei migliori cantautori italiani delle nuove, ma non nuovissime leve, mica uno qualunque) ha curato una splendida raccolta a suo nome. Si intitola Amarcord e speriamo serva a rilanciare la carriera del King. E, ve lo dico subito, non è uno di quei prodotti indie rock da ascoltare in streaming e stop, ma si tratta di un cd da comprare, ascoltare più volte ed approfittare del bellissimo libretto, con traduzioni dei testi delle canzoni in italiano e vari aneddoti raccontati da Parodi e dallo stesso James Perry.

 

I tempi moderni corrono veloci, ma On The Hallelujah Side, Juanita, Blues For Buddy Bolden o Nowhere At All erano canzoni nate per restare ed in qualche modo lo hanno fatto. Dove te ne eri andato James Perry? E soprattutto dove ce ne stavamo andando noi?

 Lorenzo Allori