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DONALD FAGEN Discografia

Il tastierista, cantante e songwriter Donald Fagen è stato, insieme al chitarrista e bassista Walter Becker, il fulcro degli Steely Dan, i quali sono stati un riferimento fondamentale per la riscoperta del rhythm n’blues e del pop jazz nel corso degli anni ’70. Proprio mentre il duo si sta separando, alla vigilia di un ultimo album dai formalismi esasperati come Gaucho (1983), Fagen decide di spostarsi dal Hollywood a New York City per iniziare la sua carriera solista e ricercare ispirazione dai luoghi che hanno dato i natali al be-bop.
 The Nightfly (1982 - *****) è uno degli album icona del decennio. Tutto funziona alla perfezione a partire dal titolo e dall'impeccabile copertina. Tutto concorre per ricreare le atmosfere "hard-boiled" tipiche dei ‘50s negli States. Fagen non sposta di molto la barra della propria musica da quanto fatto con gli Steely Dan, ma qui c'è una maggiore attenzione al jazz e minor spazio per il motivetto pop.

Molto azzeccata la cover di Ruby Baby (clamoroso successo del primo rock n'roll), ma l'album si fa ricordare soprattutto per due classici destinati ad entrare nel cuore e nella mente di milioni di ascoltatori: I.G.Y. e New Frontier fanno infatti tornare il jazz di moda, come nella favolosa swing era. The Nightfly è perfino migliore dei classici album degli Steely Dan come Pretzel Logic (1973) o Aja (1979).

Il silenzio avvolge il grande vate del pop jazz per molti anni, proprio mentre diversi artisti si ispirano più o meno esplicitamente agli Steely Dan (Joe Jackson, Style Council, Prefab Sprout). Come una bomba arriva nel 1993 la notizia di un nuovo disco di Fagen. Kamakiriad (***1/2) è una mezza delusione solo per chi si aspettava la stessa qualità di The Nightfly. Ad aiutare Donald ecco la solita infinita pletora di grandi turnisti e professionisti di area jazz - fusion (tra cui i Brecker Brothers alla sezione fiati), ma l'album soffre di un'eccessiva ricercatezza e freddezza, che è un po' il vecchio limite sempre rinfacciato dalla critica agli Steely Dan. Tecnologicamente Kamakiriad è poi disco all'avanguardia perché, come poco prima Pat Metheny, anche Donald Fagen non si vergogna ad avvolgere in morbida (e discretissima) elettronica le proprie suggestioni pop jazz. Un capolavoro come Snowbound da demandare ai posteri ed un puntiglioso lavoro di limatura delle asperità, questo ci rimane di Kamakiriad.

Donald si riappacifica con Walter Becker e nel 1995 rimette insieme gli Steely Dan, che però si occupano più di fare applaudite tournée che nuovi lavori in studio. Nel 2006 esce un nuovo omaggio a New York City intitolato Morph The Cat (***). In questo caso, pur variando solo impercettibilmente le proprie consuete coordinate musicali, Fagen esagera con la magniloquenza e l'auto celebrazione. La title track, per esempio, vorrebbe essere solenne come gli inizi di certi classici del soul jazz come Search For A New Land di Lee Morgan o Blues And The Abstract Truth di Oliver Nelson. Ovviamente fallisce nell'obiettivo. E come potrebbe riuscirci con queste canzonette?

Sunken Condos (2012 - ***1/2) fa tornare un po' di grinta nella musica del nostro. Il blues ed il soul diventano un riferimento almeno alla pari del jazz in questo album, almeno considerando brani come Out Of The Ghetto (cover di Isaac Hayes) o Good Stuff. I soliti notevoli contributi strumentali vengono assicurati da musicisti del livello del chitarrista Kurt Rosenwinkel o del batterista Earl Cooke Jr. Bentornato dalla pensione caro Donald. Sarai anche antipatico, ma ci eri davvero mancato.

 
 Lorenzo Allori