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Dream Syndicate DISCOGRAFIA

 

Dream Syndicate DISCOGRAFIA

 

All’inizio degli anni ’80 la California del Sud viene invasa da diversi gruppi di giovanotti che hanno l’obiettivo di riproporre, rivitalizzandola, la musica psichedelica degli anni ’60. Si chiamano Long Ryders, Rain Parade, Green On Red, ma i più importanti di tutti sono di gran lunga i Dream Syndicate. Il movimento musicale viene definito dalla stampa “Paisley Underground” e sarà il germoglio dal quale nascerà gran parte della musica americana alternativa degli anni ’80 (R.E.M. in testa). La prima formazione dei Syndicate vede all’opera Steve Wynn (chitarra ritmica e voce), Karl Precoda (chitarra solista), Kendra Smith (basso e voce) e Dennis Duck (batteria). Wynn e Precoda sono le due menti guida del “Paisley Underground”, gli altri cadranno invece nel dimenticatoio di una storia del rock che non fa prigionieri.

 L’esordio The Dream Syndicate / Down There (1982 - ****) è un ep di soli quattro brani, ma già di grandissimo valore. Due di questi brani saranno riregistrati nell’lp d’esordio.  
Piacciono (molto) le feroci pennate elettriche di Sure Thing e Some Kinda Itch. Prima di questo ep il gruppo aveva comunque già incuriosito la stampa specializzata di Los Angeles con il singolo autoprodotto Last Chance For You (1981).
  Il primo vero album ha il titolo affascinante di The Days Of Wine And Roses (1982 - ****1/2) e mette in mostra una scaletta assolutamente bilanciata in cui non ci sono cedimenti di sorta. When You Smile doppia la linea melodica con le chitarre elettriche, come si faceva nei singoli di successo degli anni ’60.

Tell Me When It’s Over diventerà la loro canzone più conosciuta e presenta delle linee di basso che sono tipicamente new wave (ma tutto il pezzo è un chiaro omaggio all’arte dei Television). La title track è un’epopea elettrica in cui Precoda, per la prima volta, mette in mostra il proprio non ortodosso stile chitarristico. Se non bastasse però ci sono altre grandissime canzoni come Definitely Clean, Until Lately, la ballata Halloween e la devastante That’s What You Always Say.

Per anni “Sacro Graal” degli appassionati di rock underground, il successivo Medicine Show (1984 - ****) è stato ristampato in cd solo nel 2010. Per molti è il miglior disco dei Dream Syndicate e forse degli interi anni ’80, io ho una posizione leggermente diversa. Resta il fatto che con l’esordio è protagonista di una lotta avvincente e niente affatto scontata in nome della qualità. Medicine Show è l’album più “bluesy oriented” della band, quello in cui la personalità di Precoda emerge più nitida, fino ad oscurare lo stesso leader Steve Wynn. La storia è abbastanza nota: Karl Precoda porta alle sessions il vinile di East / West della Paul Butterfield Blues Band (1966) ed ispirandosi all’infinita title - track, il gruppo tira fuori la lunghissima John Coltrane Stereo Blues. Improvvisazione modale con strumentazione ed attitudine punk rock. Wow! Per il resto ci sono altre canzoni ben sopra la media: Burn (spettacolare), Armed With An Empty Gun, Bullet With My Name On It e Still Holding On To You. Se però dovessi scegliere una sola canzone da demandare ai posteri, ecco abile ed arruolata la power ballad Merrittville. Non convince invece del tutto l’incursione country rock di Medicine Show.

L’ep dal vivo This Is Not The New Dream Sindacate Album….Live! (1984 - ****) chiude la prima parte di carriera con belle e lunghe versioni di Medicine Show, Tell Me When It’s Over, Bullet With My Name On It e Armed With An Empty Gun.

Con una formazione completamente rinnovata e dotata di tastiere (solo Steve Wynn è rimasto di quella degli esordi), i Dream Syndicate scivolano sulla buccia di banana del terzo disco. Out Of The Grey (1986 - **1/2) è disco troppo smaccatamente anni ’80 per essere loro opera. Per fortuna dal grigiore generale (altro che “fuori dal grigio”) emerge la bellissima Boston, per ricordarci che Steve Wynn rimane una delle penne più acuminate della sua generazione.

Mentre i fans contestano il nuovo chitarrista Paul Cutler, il cui stile viene considerato troppo educato per i Dream Syndicate, il gruppo annuncia lo scioglimento.
 

Steve Wynn vuole iniziare un’interessante carriera solista che dura fino ad oggi e saluta la curva dei propri sostenitori con il più che buono Ghost Stories (1988 - ***1/2), un disco che cresce ad ogni ascolto, pur non avendo i momenti esaltanti dei primi due album. Whatever You Please, I Have Faith e la splendida Black, posta strategicamente in chiusura, sono i pezzi forti del menù.

 
 

The Complete Live At Raji’s (1989 - *****) è la versione in doppio cd di uno dei migliori dischi dal vivo della storia del rock. Gli ultimi e tanto criticati Dream Syndicate, si esaltano davanti al pubblico di un piccolo locale di Hollywood con versioni incendiarie di Halloween, Boston, Burn, Merrittville, When You Smile, Still Holding To You, That’s What You Always Say e molte altre. John Coltrane Stereo Blues supera di slancio gli 11 minuti, mentre è avvincente ed affatto scontata anche la cover di All Along The Watchtower di Bob Dylan. Perfino brani minori come Medicine Show o Forest For The Trees risplendono di nuova luce. L’unico neo di questo album è la misteriosa mancanza dei brani di Ghost Stories. Il finale è pura poesia rock n’roll: mentre nell’aria si stanno riverberando le ultime note di John Coltrane Stereo Blues e Steve Wynn sta salutando per l’ultima volta il proprio pubblico, inizia la serata danzante del Raji’s e parte a tutto volume Good Times, Bad Times dei Led Zeppelin. Quante band underground si riconosceranno in questa sequenza!

3 ½: The Lost Tapes 1985 – 1988 (1993 - **) non aggiunge nulla alla gloriosa storia dei Dream Syndicate.

Queste b – side raccontano il periodo più oscuro del gruppo e quindi non servono a consolarci per la fine della band.

Nel corso del 2014 è stato ristampato il mitizzato ed altrettanto introvabile The Day Before Wine And Roses (1982 - **1/2), album registrato a Santa Monica a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione del primo album della band. Si tratta di un documento storico fondamentale per meglio comprendere le radici del Paisley Underground (in scaletta cover di Donovan, Buffalo Springfield e Bob Dylan), ma frutto di una registrazione pessima, degna di un bootleg di serie B.
 

Le canzoni originali affogano in un'orgia di elettricità, perdendo così tutte le finezze wave e psichedeliche che, di lì a poco, caratterizzeranno proprio il primo disco della band californiana. In questo caso si fanno di certo preferire le cover. Album solo per grandi fans del sindacato del sogno.

  Lorenzo Allori