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FOO FIGHTERS Discografia

 
Foo Fighters – DISCOGRAFIA

 

 

I Foo Fighters sono un raro esempio di “super gruppo” di successo. La formazione iniziale prevede la partecipazione di Dave Grohl (voce, chitarra e batteria) – ex batterista dei Nirvana, Pat Smear – ex chitarrista dei mitici Germs e dell’ultima formazione live proprio dei Nirvana ed i gregari William Goldsmith e Nat Mendel, rispettivamente batterista e bassista dei Sunny Day Real Estate (e più tardi dei Fire Theft). La loro musica è una versione più pop e giocosa del Seattle sound di inizio anni ’90 ed il successo commerciale è pressoché analogo a quello dei maestri del genere.

Nel 1995 esce il primo episodio, Foo Fighters (****1/2), album in realtà composto e suonato interamente da Dave Grohl (con una piccola partecipazione di Gregg Dulli, leader degli Afghan Whigs). Le influenze degli ultimi Nirvana sono palpabili, ma Foo Fighters piace soprattutto per la sua talvolta scanzonata leggerezza. Le cose vengono immediatamente messe in chiaro dall’iniziale This Is A Call, che fa incontrare il grunge con una melodia in stile Beach Boys. Anche nel seguito il disco fila che è un piacere, tra l’irosa dichiarazione di distacco dall’ingombrante figura di Kurt Cobain che risponde al nome di I’ll Stick Around ed il pop acustico di Big Me. For All The Cows incorpora elementi jazz, mentre Good Grief e Weenie Beenie sono hardcore punk al 100%. Il meglio però si ha quando Grohl incontra idealmente i Dinosaur Jr e gli ultimi Husker Du nelle psichedeliche Alone + Easy Target ed Exhausted (quest’ultima commovente peana rock n’roll che lascia effettivamente esausti). Un disco fresco ed a suo modo epocale che non vende moltissimo, ma fa drizzare le orecchie di chi non si rassegna al dato di fatto che la scena di Seattle sia già agonizzante dopo così pochi anni di musica ad alti livelli.

Il grande successo di pubblico arriva con il successivo The Colour And The Shape (1997 - ***), che mostra alcuni limiti del progetto. Wiliam Goldsmith e Pat Smear sono sempre più emarginati in un gruppo in cui Dave è tirannico. In particolare il più colpito è il batterista, relegato a suonare solo in tre brani del disco, poiché non adatto a replicare il drumming serrato che il leader ha in testa. La batteria la suona dunque ancora una volta Dave Grohl e si sente. La scaletta inizia con la ballata stonata Doll e forse non è un caso perché la qualità delle canzoni è molto diseguale. Piacciono la potente Monkey Wrench e le due (questa volta) commosse dediche a Kurt Cobain intitolate My Hero e February Stars. Tra i solchi dell’album si trovano poi la ballata più bella dell’intera carriera (Walking After You) ed un singolo strepitoso come Everlong, dove le parti di batteria sono da sogno. Per il resto, ad iniziare dal tremendo hard rock intitolato Hey, Johnny Park!, si tratta di canzoni perlomeno superflue. Alla fine delle registrazioni i due membri dissidenti lasciano il gruppo.

La cantautrice canadese Alanis Morrissette dona gentilmente ai Foos un batterista finalmente all’altezza delle aspettative (l’ottimo Taylor Hawkins), ma Grohl decide di puntare un po’ troppo sul lato ludico della propria musica.

I Foo Fighters di There’s Nothing Left To Lose (1999 - **) sono un trio power pop che si fa notare più per i suoi video esilaranti che per la qualità della musica. Nonostante ciò i singoli Learning To Fly, Breakdown e Generator li trascinano in testa alle classifiche di mezzo mondo.

Con l’ingaggio del chitarrista Chris Shiflett il gruppo torna ad essere un quartetto ed a produrre musica di ottima qualità.

 
 
 

L’album One By One (2002 - ***1/2) è feroce al punto giusto e risente evidentemente della collaborazione di Grohl con i Queens Of Stone Age di Josh Homme. Sta di fatto che All My Life, Times Like These, Disenchanted Lullaby e Tired Of You sono grandi canzoni e la cosa interessante è che il pubblico continua a seguirli anche su un terreno più ostico rispetto alle recenti prove.

Ormai i Foo Fighters sono uno dei grandi nomi del rock americano e dunque si sentono maturi per realizzare un monumentale doppio cd di inediti intitolato In Your Honor (2005 - ***). L’ambizione è quella di rappresentare tutte le varie sfaccettature che contraddistinguono la musica del gruppo. In effetti il primo cd è elettrico e pieno di autentici inni da pogo, mentre il secondo indugia di più sulle ballate e su un sound elettro – acustico. Fosse per le prime sei canzoni del primo cd (In Your Honor, No Way Back, Best Of You, DOA, Hell e The Last Song) sarebbe il loro disco migliore; purtroppo però The Last Song non è davvero l’ultima canzone in scaletta e le altre non fanno che peggiorare il giudizio. Giganteggia il batterista Taylor Hawkins.

Criticatissimo dai giornali specializzati esce nel 2006 un album dal vivo acustico intitolato Skin And Bones (***), che invece ha il solo torto di sfidare i Nirvana sul loro terreno. Si tratta di un concerto ben suonato, con ospiti prestigiosi (il tastierista dei Wallflowers Rami Jafee, la violinista Petra Haden ed il redivivo Pat Smear), in cui Grohl ogni tanto incanta (Another Round, Skin And Bones o il nuovo arrangiamento di Everlong), ma sicuramente se le va a cercare ripescando Marigold, ovvero l’unica canzone del repertorio dei Nirvana da lui scritta (era una b – side del periodo In Utero).

Echoes, Silence, Patience And Grace (2007 - ***), pur nella bellezza dei due singoli The Pretender e Long Road To Ruin, mostra la stanchezza di una band che sembra capitata in studio quasi per dovere di firma. Sotto le ceneri sta però covando una vera e propria rinascita con il ritorno a tempo pieno di Pat Smear e la trasformazione in quintetto.

  

Wasting Light (2011- ***1/2) riazzera la storia dei Foo Fighters, ritornando alle atmosfere del primo album. I rinati Foo Fighters suonano praticamente dal vivo, senza sovraincisioni e soprattutto fanno tutto quello che passa loro per la testa, senza l’ossessione dell’hit da classifica a tutti i costi. Bel disco in cui spiccano in particolare Rope e These Days.

Speriamo che continuino su questi ultimi livelli. Partecipano Rami Jafee, Bob Mould e Krist Novoselic (e scusate se è poco!).
  Gli anni passano per tutti e dunque anche per i Foos. Sonic Highways (2014 - ****) è il risultato di un notevole ammorbidimento del sound complessivo. Certo non mancano momenti di pura adrenalina (Something From Nothing, The Feast And The Famine), ma anche queste canzoni tendono ad essere, a modo loro, classicamente rock.

L'album rinverdisce la gloriosa tradizione dei dischi prodotti durante un tour, come Running On Empty di Jackson Browne o Led Zeppelin II. Esattamente come nei casi citati, l'urgenza e la pressione donano alla qualità complessiva, consentendo l'eliminazione dei riempitivi. In questa scaletta ci sono soltanto otto brani (ognuno dedicato ad una città del tour americano del 2013), tutti con un particolare mood sicuramente da ricordare. Per esempio è autenticamente incandescente la Outside registrata nel deserto di Joshua Tree, quasi glam e quindi eccessivamente abbondante la What Did I Go? / God As My Witness registrata ad Austin, mentre la newyorkese I Am A River è la più bella conclusione di un disco dei Foo Fighters dai tempi dell'esordio (allora si finiva con Exhausted). Un'adeguata carrellata di grandi ospiti celebra quelli che ormai sono divenuti dei veri e propri punti di riferimento per il rock americano, superando anche gli stretti steccati dell'indipendenza ad ogni costo.

A coronamento di un anno ricco di consensi ed onori e dopo un'estenuante doppio tour mondiale, i Foo Fighters regalano ai fans la possibilità di scaricare gratuitamente l'ep Saint Cecilia (2015 - **1/2). I cinque brani contenuti in questo ep in studio sembrano rimandare alle atmosfere decisamente pop di There Is Nothing Left To Lose.
 

Qua e là appaiono le nuove vibrazioni classic rock (addirittura l'uso della chitarra slide) ed un po' dell'antico furore (Iron Rooster). Trattasi comunque di ep apprezzabile soprattutto per la bella melodia della title track e perché gratuito. Un po' poco direi....

  Lorenzo Allori