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Marco Monzali

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Jane's Addiction DISCOGRAFIA

 

Si chiamano Perry Farrell (tastiere e voce), Dave Navarro (chitarra), Stephen Perkins (batteria) ed Eric Avery (basso), provengono da Los Angeles e sono destinati a cambiare il corso del crossover americano.

L’esordio è addirittura un album dal vivo (come nel caso dei concittadini Guns N’Roses). Jane’s Addiction (1987 - ***) li vede alle prese con un repertorio già rodato formato da cover di classici del rock (Simphaty For The Devil e Rock N’Roll dei cattivi maestri Rolling Stones e Velvet Underground) e dalle prime zampate autografe. Ecco che sfilano Pigs In Zen (che sarebbe stata bene all’interno di Physical Graffiti dei Led Zeppelin) e le suggestioni psichedeliche della ballata Jane Says (che deve moltissimo allo stile “rilassato con additivi” dei Grateful Dead). Ovviamente anche quando c’è da mostrare i muscoli del crossover la band dimostra di saperci fare. Whores e 1% evidenziano però un approccio alla materia ancora più originale dei vari Living Colour, Faith No More o Red Hot Chili Peppers.

  

Il primo vero disco della band è già il loro capolavoro assoluto. Nothing’s Shocking (1988 - ****1/2) vede i Jane’s Addiction al loro meglio. Grande energia ed arrangiamenti sempre sorprendenti, con canzoni che hanno fatto la storia della scena alternativa americana. Il disco logicamente non vende quasi niente, ma nel corso degli anni le torbide atmosfere da freak di Ocean Size e Mountain Song verranno rivalutate a dovere. Nella scaletta trovano posto le versioni in studio dei due inni Pigs In Zen e Jane Says.

Il successo arriva con il singolo Classic Girl e con l’album Ritual De Lo Habitual (1990 - ****), due oggetti che portano ai loro piedi tutta la nazione alternativa di quell’irripetibile stagione. Ritual De Lo Habitual se possibile è ancora più psichedelico del predecessore e se non fosse per l’iniziale Stop! (sorta di hardcore in salsa nortena) sarebbe davvero difficile considerarlo un disco della band guida del movimento crossover. Nella scaletta trovano anche posto la caotica Caught Been Stealing, la lunghissima Three Days ed il piccolo capolavoro Obvious.

Il gruppo di fatto si scioglie qui. Farrell e Perkins fonderanno gli ottimi Porno For Pyros (scioltisi a loro volta nel 1997), approfondendo il lato più autenticamente psichedelico dello stile dei Jane’s Addiction. Navarro per un breve periodo diventerà il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, per poi dedicarsi anima e corpo (soprattutto corpo) alla sua grande passione per la pornografia.

In particolare Perry Farrell diventerà l’uomo simbolo della “grunge generation”, fondando il festival itinerante Lollapalooza, stupendo continuamente con la sua attività di artista concettuale e dedicandosi anche ad una strana carriera solista piena zeppa di insospettabili sample elettronici.

In un momento di grande nostalgia per i bei tempi che furono, Farrell, Perkins e Navarro riformano i Jane’s Addiction dopo moltissimi anni, avvalendosi di una moltitudine di bassisti (talvolta anche famosissimi come Flea dei Red Hot Chili Peppers e Duff “Rose” McKagan dei Guns N’Roses). Il risultato di una grande opera di promozione discografia è piuttosto deludente e si intitola Strays (2003 - **1/2). L’album viene prodotto da Bob Ezrin, noto ai più per essere il produttore di The Wall dei Pink Floyd e degli album più visionari di Alice Cooper ed infatti la somiglianza con i classici degli anni ’70 di Mr. Furnier è evidente. Glam rock sulla scia del successo dei Darkness dunque, ma i lustrini non si addicono molto ai Jane’s Addiction, ai quali si chiede sempre musica per lo stordimento dei sensi. Nonostante tutte queste considerazioni Strays è il disco più venduto della loro carriera, anche grazie al successo del singolo Just Because.

 Dopo altri otto anni di silenzio (ma il gruppo ogni tanto è ricomparso in tour) esce The Great Escare Artist (2011 - ***1/2). Si tratta di un disco veramente sorprendente perché mostra i Jane’s Addiction (con il nuovo bassista Dave Sitek) alle prese con atmosfere dark e new wave che non li riconoscevamo.
 

Perry Farrell è il nuovo John Lydon e le canzoni della band questa volta sono avvolte da un oscuro pulsare all’unisono tra chitarra e basso. Il suono assomiglia a certe curatissime uscite di Bloc Party e Kasabian, ma soprattutto ci sono da segnalare almeno cinque grandi canzoni (Underground, End To The Lies, Irresistibile Force / Met The Immovable Object, Ultimate Reason e Splash A Little Water On It). Mezzo voto in meno invece per la bruttissima Twisted Tales.

  Mancava un vero grande album dal vivo nella discografia dei Jane's Addiction. Questo si materializza con l'ottimo doppio (cd + dvd) Live In New York City (2013 - ****), il cui unico limite è l'insistenza sui consueti classici provenienti dagli anni '80. Le caratteristiche dei Jane's Addiction sono ancora lì intatte come allora:
tanta energia (Whores), melodie appiccicose (Three Days, Jane Says), riff in stile Zappelin (Mountain Song) ed una spiccata attitudine psichedelica (Been Caught Stealing o la bellissima Ted Just Admit It). Qualunque cosa si pensi del crossover losangelino, i Jane's Addction sono uno dei gruppi fondamentali degli ultimi trenta anni di rock e Live In New York City lo dimostra ancora una volta.
 Lorenzo Allori