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Stevie Ray Vaughan Discografia

Stevie Ray Vaughan è il più giovane di una famiglia ferventemente dedita al culto della chitarra blues (suo fratello è l'ottimo Jimmie, chitarrista dei Fabulous Thunderbirds). Dopo una gavetta infinita, durata quasi dieci anni, Stevie Ray diviene il simbolo del Texas Blues insieme alla formazione dei Double Trouble (Tommy Shannon al basso e Chris Layton alla batteria). Di lui si erano già accorti David Bowie (che lo aveva fatto partecipare alle sessions del million seller Let's Dance) ed il pubblico del Montreux Jazz Festival.

Il primo album, Texas Flood (1983 - ****1/2), è un esempio di cruda potenza blues, nonché probabilmente il più bel disco del genere degli anni '80. Qui è presente la canzone più famosa del nostro (Pride And Joy), ma anche altri diversi "classici" come Love Struck Baby, Testify, Dirty Pool e lo slow blues da brividi che dà il titolo al disco.

Splendida anche la cover di Mary Had A Little Lamb di Buddy Guy. Si tratta in modo evidente di un repertorio perfezionato in anni ed anni di palestra live.

Il successivo Couldn't Stand The Weather (1984 - ****) vende ancora meglio del precessore, questo grazie alla coraggiosa rilettura della Voodoo Chile (Slight Return) di Jimi Hendrix ed alla divertente e rilassata Cold Shot. Si ricordano poi con reale entusiasmo i complicati stop & go della title track e la torrenziale cover di Tin Pan Alley (tratta dal repertorio di Jimmy Reed). Era dai tempi del Muddy Waters di metà anni '70 che un chitarrista blues non pubblicava due album consecutivi dotati di questo livello di qualità.

Quando Vaughan si allontana dalla strada maestra del blues e punta verso il suo altro grande amore (il rockabilly), i risultati non sono altrettanto lusinghieri. Soul To Soul (1985 - ***) è ben suonato, ma troppo levigato e commerciale. Say What!, Look A Little Sister e la notevole Gone Home sono i brani manifesto di un album comunque piuttosto deludente. I Double Trouble si trasformano in quartetto con l'aggiunta del tastierista Reese Wynans (che aiuta anche in concerto le corde vocali privatissime del leader).

Continui abusi di alcol e droghe costringono Stevie Ray ad abbandonare per qualche tempo le scene. Mentre il chitarrista è in cura, esce il suo primo album dal vivo. Live Alive (1986 ***) è purtroppo deludente poiché, ancora una volta, la produzione è troppo "pulita" e gli arrangiamenti eccessivamente eleganti. Il Texas Blues ha bisogno di essere alimentato da sangue e sudore, ma Stevie Ray sembra esserselo proprio dimenticato. Colpiscono nel segno Pride And Joy, Change It e la cover di Superstition di Stevie Wonder.

  

Dopo essersi "ripulito", Vaughan torna sulle scene con il discreto In Step (1989 - ***), rispetto a Soul To Soul ci sono dei miglioramenti, ma la qualità delle canzoni è molto diseguale. Le iniziali The House Is Rockin', Crossfire e Tightrope sono al livello del primo repertorio, non così purtroppo il resto.

La collaborazione con il fratello Jimmie Vaughan produce, a nome Vaughan Brothers, il controverso Family Style (1990 - ***). Si tratta sicuramente di un'occasione persa, nella quale troppo spazio viene dato alla ricerca del successo di classifica ed alla chitarra "minore" di Jimmie. Qui il brano da ricordare è la programmatica Brothers.

Stevie Ray Vaughan muore in un incidente in elicottero il 27 agosto del 1990. The Sky Is Crying (1991 - ***1/2) allinea diversi inediti in studio (per lo più cover di slow blues) di buon livello. Spiccano la title track (Elmore James) e la strepitosa rilettura strumentale della hendrixiana Little Wing. Sicuramente un buon modo per congedarsi da questo grande chitarrista, prima dell'incredibile messe di album dal vivo postumi che sarà pubblicata negli anni successivi.

Si inizia con A Legend In The Making: Live At El Mocambo (1991 - ***1/2), registrato in Canada e riferito al periodo immediatamente successivo alla pubblicazione di Texas Flood. Si tratta sicuramente del live più duro dell'intera discografia: un'ininterrotta colata lavica di blues e maximum rn'r. Qui troverete la sua migliore versione di Voodoo Chile (Slight Return), che ha davvero poco da invidiare all'originale.

In The Beginning (1992 - ***) riporta alla luce un vecchissimo show radiofonico dei Double Trouble, registrato in quel di Austin addirittura nel 1980. Il suono è molto fluido e grintoso, mentre Stevie Ray, che evidentemente non si fida ancora molto della propria voce, si lancia soprattutto in infuocate cavalcate strumentali.

Live At Carnegie Hall (1997 - ****) è semplicemente il miglior album dal vivo dei Double Trouble. Si tratta di una pregnante esibizione del 1984, caratterizzata da epiche versioni di Testify e Dirty Pool.

Grande eco ottiene nel mondo della musica la pubblicazione delle mitizzate sessions in studio che videro, nel 1983, la chitarra di Stevie Ray unirsi a quella altrettanto funambolica di Albert King. In Session (1999 - ****) è album frammentario e ovviamente pochissimo rifinito, ma ascoltarsi i nove minuti di Stormy Monday (proprio il classico del Texas Blues scritto da T-Bone Walker) o gli oltre quindici di Blues At Sunrise, è una goduria con pochi uguali.

Live At Montreux (2000 - ***1/2) unisce due famosissime esibizione della band, registrate sul palco del prestigioso festival svizzero nel 1982 e nel 1985 (all'alba del primo successo e nel pieno della maturità). Si tratta di due concerti grintosi e potenti, con il secondo che si lascia leggermente preferire (ma soltanto per la maggiore caratura del repertorio proposto).

La grande fame di materiale inedito porta all'uscita dell'inaspettato doppio album Archives (2014 - ****), che unisce alle registrazioni già pubblicate in occasione dell'uscita di The Sky Is Crying, diverse altre leccornie. Ovviamente (per il giusto piacere dei fans del chitarrista texano), viene preferito il repertorio blues, con moltissime cover d'autore ed il suggestivo medley tra i classici di Hendrix Little Wing / Thrid Stone From The Sun. Da segnalare anche grandiose versioni di Tin Pan Alley e di Give Me Back My Wig.

  
 Lorenzo Allori