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THE JAM Discografia

Paul Weller (chitarra e voce), Bruce Foxton (basso) e Rick Buckler (batteria) sono giovanissimi quando fondano a Londra The Jam, il gruppo che meglio incarna lo spirito new mod della fine degli anni '70 britannici.

Il primo album è ancora indeciso tra il revival ‘60s e la rivoluzione punk rock che infuria per le strade. In effetti i Jam sono uno dei gruppi più violenti che godono dei favori del grande dj e talent scout John Peel.
In The City (1977 - ***1/2) è album iper veloce ed urlato, che mette in mostra canzoni grintosissime come la title track, Art School e I've Changed My Address e cover di successi anni '60 rivisitate con l'imperante gusto punk rock (Slow Down, Batman Theme). La maschera viene però definitivamente gettata con Away From The Numbers che, fin dal titolo e dalle rullate di batteria in puro stile Keith Moon, dichiara tutta la sconfinata ammirazione della band per gli Who  

Scarpe a punta, giacche di sartoria italiana e capelli a caschetto: ecco a voi i nuovi "modernisti".

Il ferro va battuto finché è caldo e i Jam, forti del successo del disco d'esordio, seguono la regola con This Is The Modern World (1977 - ***), il quale si rivela purtroppo un mezzo fiasco artistico. La potenza di The Modern World viene rilanciata con minore convinzione per tutta la scaletta, dalla quale spiccano Tonight At Noon ed una divertente cover di In The Midnight Hour di Wilson Pickett.

Con All Mod Cons (1978 - ****1/2) i Jam non solo realizzano il loro album più convincente, ma uno dei dischi migliori di quella irripetibile stagione. La maturità compositiva del ragazzino Weller è già sbalorditiva in brani divenuti leggenda come In The Crowd o Down In The Tube Station At Midnight, ma è l'intera scaletta a non conoscere cedimenti di sorta. Al solito la bandiera mod viene srotolata con le cover: questa volta tocca a David Watts (The Kinks).

Setting Sons (1979 - ***) è album dalla trama molto ambiziosa. Si tratta del lavoro più vario fino a quel momento del trio britannico, ma non tutte le cose sono a posto, anzi diverse canzoni mostrano la corda troppo tesa. Si ricordano con piacere Smithers - Jones, Little Boy Soldiers e la cover di Heat Wave di Martha & The Vandellas.

Nei primi mesi del 1980 i Jam conoscono per la prima volta il grande successo di massa con l'imperdibile singolo Going Underground. Il seguente album Sound Affects (1980 - ****) è l'ennesimo centro di un gruppo ormai divenuto preciso punto di riferimento (insieme ai Police) del nuovo power pop britannico. Per la prima volta Paul Weller prende la parola in modo polemico e politico contro le politiche conservatrici della Signora Tatcher. Lo fa con That's Entertainment! che, nonostante la sua acustica semplicità, ancora oggi rimane una delle sue migliori ballate. La grandezza di questa canzone non riesce comunque ad oscurare del tutto pezzi storici come But I'm Different Now, Man In The Corner Shop o Music For The Last Couple.

La carriera del trio si chiude con The Gift (1982 - ***1/2), sicuramente il loro lavoro più vario, ballabile e pop. Tra i solchi di questo vinile si possono già rintracciare i germogli northern soul degli Style Council (la successiva band di Paul Weller), ma soprattutto si profetizza la beffarda forza dei Franz Ferdinand con più di venti anni di anticipo (Just Who Is The 5 O'Clock Hero?, Trans-Global Express). Il voto è buono grazie alla bella strumentale Circus ed all'avvincente A Town Called Malice (alzi la mano chi riesce a non ballarla).

Dig New Breed (1982 - **) è il primo album dal vivo della carriera ed un'occasione persa in stile Rank degli Smiths. Suonato in modo svogliato e registrato peggio. Meglio rivolgersi alla raccolta Live Jam (***) uscita negli anni '90, che mostra i Jam in azione durante il loro periodo migliore (il biennio 1979 - 1980), o al triplo The Jam At The BBC (***1/2), che però indugia particolarmente sul periodo meno pop e più punk rock della carriera. In definitiva nessun disco dal vivo riesce a ricreare appieno l'energia dei concerti del trio. Molto meglio la produzione in studio.

 Fire And Skill (2015 - ***1/2) è un cofanetto sestuplo che racconta l'ascesa dei Jam come grande live band. Vi si trova un concerto per ognuno dei sei anni di attività del gruppo, con pochissime ripetizioni tra un concerto e l'altro, poiché i Jam erano soliti concentrare le proprie scalette sul disco in quel momento più fresco nei negozi. Dai piccoli club degli inizi, fino al Wembley Imperial Stadium, passando per il mitico Hammersmith Odeon, Fire And Skill racconta in modo convincente e vero l'evoluzione musicale di un gruppo cardine per lo sviluppo del rock britannico.
Gli inizi sono vicini al punk rock, mentre la fine vede diverse strizzate d'occhio verso dub e northern soul, anticipando di fatto il progetto Style Council, che avrebbe fatto sciogliere il gruppo a Paul Weller. Un documento fondamentale per i veri fans dei Jam.
 Lorenzo Allori