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1408

di Mikael Hafström (USA, 2007)
con John Cusack, Samuel L. Jackson , Jasmine Jessica Anthony





Talvolta quando un film scadente e malfatto annoia e fa arrabbiare, è meglio attendere del tempo prima di scrivere la recensione, altre volte conviene adempiere al dovere di recensore nel minor tempo possibile in modo da rimuovere le immagini dalla propria mente prima di andare a dormire.

 "1408" entra di diritto a far parte della seconda categoria, infastidisce l'idea di dover ripensare a ciò che si è visto durante le due ore di proiezione.

La storia: lui, interpretato da John Cusack è ovviamente scettico e non crede nel paranormale, verrà messo a dura prova da una stanza maledetta dove di male fantascientifico ce n'è fin troppo.

Se la caverà e riconquisterà, per soprammercato, la donna amata; segue un lieto fine con strascico maligno che si trascina aprendo la strada a un probabile sequel.

 

Tutte le volte che esce un film che adatta un romanzo di Stephen King, i recensori professionisti, per buona parte al soldo delle grandi case di distribuzione, sottolineano il fatto che sia il miglior adattamento di un suo libro dopo "Shining" di Stanley Kubrick. Non stupisce che lo facciano, devono convincere il pubblico ad andare a vedere cose assurde, devono gettare fumo negli occhi a spettatori che devono essere diseducati e che devono scordare i film di Fellini.

John Cusack, attore che a giudicare dalla filmografia lavora per guadagnare, non riesce a togliere dal proprio volto l'aria da stralunato che lo accompagna da un film all'altro incurante del ruolo o della situazione che gli si prospetta davanti. Samuel L. Jackson, nei panni di un improbabile direttore di albergo, un po' diabolico e un po' consigliere è sopra le righe e fa rimpiangere alcuni ruoli di ben altro spessore e riuscita.

Tutto questo non sarebbe sufficiente a disgustare, quello che da la cifra dello squallore di "1408" è come il regista Mikael Hafström abbia calcato la mano, aiutato da un soggetto morboso su argomenti superiori alle sue capacità pur di colpire l'immaginario collettivo.

Qualcuno dovrebbe ricordare a questi signori che il cinema dovrebbe e potrebbe essere altro e che se non sono in grado di far paura a chi ha voglia di spaventarsi senza tirare in ballo argomenti come la perdita di un figlio, sarebbe bene che cambiassero mestiere.

L'inviato Morellik