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BIUTIFUL Alejandro Gonzales Inarritu

 

Regia: Alejandro Gonzalez Inarritu

Anno: 2010

Nazione: Usa

Durata: 138 minuti

"Ci vuole un caos dentro sé per partorire una stella danzante" affermava Nietzche, è necessario toccare il fondo per poter risalire senza zavorre ai piedi..mai frase più azzeccata per un'opera degna di essere vista (il regista in questione Alejandro Gonzalez Inarritu,messicano, ha la stessa creatività grottesca di Paolo Sorrentino).

Il film, dai colori cupi (anche il classico blu ciano delle lenzuola qui assomiglia ad un blu petrolio) racconta la vita disordinata, disprezzata, odiata e combattuta di un uomo, Uxbal, marito infelice di una donna mentalmente compromessa (soffre di un grave disturbo della personalità), padre tanto amato dai suoi figli quanto disprezzato dalla moglie stessa "Almeno io rido,a me piace vedere i denti della gente", vittima di una società che non chiede mai perdono. La violenza alimenta la violenza, l'ignoranza viene disprezzata e mai combattuta; Uxbal non è un santo né tantomeno un carnefice, è piuttosto un peccatore consapevole perché cosciente suo malgrado che laddove non esistono forme di sussistenza accessibili a tutti, il modo più veloce è "indolore" è la criminalità organizzata. Lì l'attesa non esiste, i risultati sono immediati, i soldi sporchi diventano alla portata anche del più ignorante degli ignoranti. Uxbal è in primis un uomo (il pirata signore di cui parla Iglesias) in grado di sentire la voce dei defunti, in secondo luogo un criminale in cerca di una fortuna veloce e palpabile con mano. La vita, quanto mai nella periferia malfamata di una Barcellona stranamente deserta di colori, non può essere degna di essere vissuta, non quando hai un cancro che ti costringe a tener conto delle ore che ti separano dalla morte, non quando hai da fare i conti con un presente così pesante (emblematica è la scena in cui la bambina chiede al padre la corretta scrittura della parola BEAUTIFUL ricevendo in risposta la trascrizione scorretta BIUTIFUL)...questa è la vita, una risposta che non ti aspetti. La morte viene dipinta quasi come un quadro di Goya, è un abbandono e, come tale, ha i colori bui di una notte cupa e tempestosa..i giorni hanno lo stesso colore, le stesse luci, gli stessi suoni incessanti delle sirene della polizia, tutto come in una catena di montaggio si ripete in maniera banalmente scontata.

Magnifica interpretazione del bello che balla, Javier Bardem, splendide scenografie di una Barcellona insolita, triste, silenziosa di parole piacevoli ma assordante di rabbia..anche stavolta Inarritu ha colpito al centro

 Chiara Boriosi