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Easy Rider

Regia: Dennis Hopper

Cast: Dennis Hopper, Peter Fonda, Jack Nicholson.

Nazione: USA

Anno: 1969

Durata: 94'
 Get your motor runnin'
Head out on the highway
Lookin' for adventure
And whatever comes our way


Steppenwolf, Born To Be Wild.


A quasi un mese dalla scomparsa di uno degli attori più talentuosi e meno convenzionali sulla scena di Hollywood, Dennis Hopper, merita riportare alla mente, - anche se impossibile risulta mettere nel cassetto dei ricordi dimenticati una simile pietra miliare dell'arte cinematografica -, il film che ha consacrato l'attore tra le stelle incontrastate del cinema americano: Easy Rider.

Ispirato al film italiano Il sorpasso di Dino Risi che negli Stati Uniti uscì con il titolo Easy life, il film, diretto dallo stesso Hopper, impiegò ben due anni, dal 1967 al 1969, per giungere al suo compimento.
Ambientato nella seconda metà degli anni sessanta, il film racconta le vicende di due giovani, Wyatt (Peter Fonda) e Billy (Dennis Hopper) a cavallo delle loro chopper che attraversano l'America, direzione ovest - est, dopo aver acquistato in Messico una partita di cocaina e il cui ricavato nascondono nel serbatoio della benzina.
Durante il viaggio molte sono le esperienze che e le conoscenze accumulate: spicca fra tutti l'incontro con una comunità hippie formata da giovani ragazzi che hanno abbandonato la città e deciso di vivere con poco e in armonia con la natura, e poi l'amicizia che i due ragazzi instaurano con l'avvocato (interprato da uno straordinario, neppure a dirlo, Jack Nicholson) George Hanson. Con lui decidono di dirigersi verso New Orleans, in occasione del famosissimo carnevale, ma proprio la morte violenta dell'avvocato, sembra presagire il tragico destino a cui Wyatt e Billy sono inconsapevolmente destinati.

Considerato da molti critici il primo film della New Hollywood, ovvero quel periodo di grande rinnovamento del cinema americano che vide fra l'altro partorire pellicole come Il laureato, Gangster story, Taxi driver, Easy Rider rappresenta prima di tutto la ricerca della libertà da certe obsolete convenzioni sociali dell'epoca a cavallo tra i '60 e i '70, qui esemplificata con il tema della fuga "on the road"; tema che peraltro è presente anche nella letteratura degli stessi anni, si pensi per esempio a Sulla strada di Kerouac.Tanto per capire quanto lontano dalle convenzioni e dalle regole tradizionali del cinema sia il film di Hopper, sul set i tre attori principali fumarono realmente marijuana; inoltre molte delle scene furono improvvisate sul momento, con battute libere che si basavano su di un semplice canovaccio.

Anche l'uso delle LSD, forse la droga più ricercata dalla generazione di Woodstock , nel film, che con estrema spudoratezza e artistica audacia presenta i suoi effetti con cruda e per nulla edulcorato "realismo allucinato", sembra diventare la chiave per comprendere il finale di un'avventura, o meglio di un viaggio, il cui destino appare segnato sin dall'inizio. A cavallo dei loro chopper, i due protagonisti rincorrono e allo stesso tempo attraverso il mito americano: l'acquisto della coca, l'uso di stupefacenti, il libertinaggio sessuale non sono che gli archetipi su cui la fuga dal mondo borghese prende forma per inseguire se stessa.

Celeberrima, parte integrante e strutturale del film, è la colonna sonora: non si può non citare, tra le altre, If six was nine di Jimi Hendrix o ancora the Weight degli Smith e Ballad of easy rider di Roger McGuinn. E l'inizio del film non poteva non sposarsi con la canzone di Steppenwolf, che con la sua Born to be wild già sintetizza mirabilmente tutta l'anima del film: fai correre il motore a testa bassa sull'autostrada cercando l'avventura e tutto ciò che capita sulla tua strada.
Nati per essere selvaggi.
 Letizia Magnolfi